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Civitavecchia, cocaina nella cucina della pizzeria: arrestato il titolare-pusher

Nel laboratorio di cucina, i poliziotti hanno trovato una scatola con all'interno 3 involucri di cellophane contenente la cocaina suddivisa in dosi

Civitavecchia – Gli agenti del commissariato di Civitavecchia, diretto da Paolo Guiso, nel fine settimana hanno effettuato mirati servizi di controllo del territorio volti a garantire il regolare svolgimento della “movida” e, prevenire il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, soprattutto nelle zone maggiormente frequentate dai giovani nel fine settimana.

Nell’ambito di questi servizi, è stato arrestato il titolare di una pizzeria, trovato in possesso di 2,54 grammi di cocaina. L’uomo, come si legge in una nota diffusa dalla Questura di Roma, è stato arrestato al termine di un servizio di appostamento che ha permesso agli agenti della squadra di polizia giudiziaria di notare lo strano movimento di clienti che entravano ed uscivano velocemente dal locale senza effettuare acquisti.

Gli investigatori hanno fermato una giovane “cliente” all’uscita dalla pizzeria, trovandola in possesso di 0,54 grammi di cocaina. A seguito del controllo, gli agenti hanno effettuato una perquisizione all’interno del locale, rinvenendo, abilmente confusa tra gli alimenti, nel laboratorio di cucina, una scatola con all’interno 3 involucri di cellophane contenente la cocaina suddivisa in dosi.

L’uomo, con precedenti per reati inerenti gli stupefacenti, è stato arrestato e sottoposto alla misura degli arresti domiciliari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, mentre la giovane è stata segnalata all’autorità amministrativa per la detenzione di stupefacente per uso personale.

Sono state controllate oltre 150 persone e 100 veicoli, oltre a 3 esercizi commerciali, dalle pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine Lazio. Durante i controlli agli esercizi commerciali in ambito delle disposizioni anti Covid-19, è stato sanzionato il proprietario di un minimarket, per non aver rispettato l’ordinanza anti vetro; la stessa sanzione è stata comminata anche a due avventori a cui l’uomo aveva venduto le bevande d’asporto.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.