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Amatrice quattro anni dopo il terremoto: ricostruzione incompiuta

Mons. Pompili: "Insostenibile la lentezza della ricostruzione", il premier Conte: "Quando si perde una figlia e una nipote, si ha sempre ragione"

Amatrice – Erano le 3.36 del 24 agosto 2016 quando il Centro Italia viene scosso da uno sciame sismico che distrugge alcuni tra i borghi più belli e conosciuti della penisola: oltre trecento furono in tutto le vittime di quel terremoto le cui ferite sono ancora ben impresse non solo sui quei pochi edifici rimasti in piedi, ma anche nell’animo degli abitanti.

Il tempo passa e la ricostruzione sembra un miraggio: nonostante la voglia di ripartire e di ricominciare (un esempio ne è il ritorno della celebre sagra riportata in auge dopo due anni dal sisma leggi qui), i residenti si sentono soli e abbandonati dalle Istituzioni dello Stato, oggi presenti ad Amatrice per la cerimonia di ricordo di quella tragica notte.

239 colpi di gong per ricordare le vittime

Duecentotrentanove colpi di gong a scandire, ognuno, i nomi delle vittime, in un silenzio assordante fino ad arrivare a quelle fatidiche 3.36, l’ora del sisma del 24 agosto 2016. E poi dei versi, “Amatrice non molla, vuole ancora volare”.

È cominciata così, come si legge sul Sir, nel campo di calcio di Amatrice, nella serata di ieri, la veglia di preghiera in ricordo delle vittime del terremoto e terminata con la deposizione di lumini al memoriale nel parco don Minozzi. “Continuare a condividere i pesi gli uni degli altri” è stata la preghiera del vescovo Pompili che ha esortato a non perdere la speranza anche quando “sembrerebbe che la cosa migliore sarebbe quella di andare altrove”.

Un invito a scommettere sul futuro ma con l’atteggiamento di chi “vuole fare qualcosa prima per gli altri e poi per se stessi”. Che è l’atteggiamento testimoniato in questi anni da tanti parenti delle vittime, “che sono orfani di una presenza che li ha impoveriti in modo irreversibile”, e tuttavia “sono capaci di andare avanti nella vita di ogni giorno dando addirittura la precedenza ad altri”.

“Questa grandezza d’animo – ha sottolineato mons Pompili le cui parole sono riportate dal sito diocesano andareoltre.org – è il segno di una speranza che non muore”, e aiuta a capire le parole di Gesù quando annuncia la beatitudine di chi piange e di chi ha fame e sete, mentre mette in guardia i ricchi e i sazi. “Non si tratta di un augurio per alcuni o di una maledizione per altri. Ma dell’assicurazione che anche la condizione ad oggi più compromessa può essere aperta al futuro. Mentre quella più garantita può essere esposta al fallimento. Soltanto condividendo quello che si è e si ha sarà possibile capovolgere la realtà”.

Mattarella: “Priorità ai concittadini più sfortunati”

“Nella triste ricorrenza del quarto anno dal gravissimo terremoto che provocò nell’Italia Centrale più di trecento vittime e oltre quarantamila sfollati, desidero ancora una volta esprimere ai cittadini di Amatrice, Accumuli, Arquata, Pescara del Tronto e delle altre zone colpite, vicinanza e solidarietà”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione.

“Il pensiero che si rinnova va, anzitutto, alle vittime e ai loro familiari. E ai tanti – prosegue Mattarella – che hanno perduto casa o lavoro – e spesso entrambi – in quella notte drammatica. Nonostante tanti sforzi impegnativi, l’opera di ricostruzione dei paesi distrutti – da quel sisma e da quelli che vi hanno fatto seguito in breve tempo – è incompiuta e procede con fatica, tra molte difficoltà anche di natura burocratica”.

“Nello spirito di solidarietà, fondamento della nostra Costituzione, la Repubblica – in tutte le sue istituzioni, territoriali e di settore – deve considerare prioritaria la sorte dei concittadini più sfortunati colpiti da calamità naturali, recuperando, a tutti i livelli, determinazione ed efficienza”, conclude il presidente della Repubblica.

La visita del premier Conte

“Stiamo creando le premesse per procedere molto più speditamente rispetto al passato”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte ad Amatrice a margine della cerimonia di commemorazione a quattro anni dal sisma. “Il problema di queste aree è anche il rischio dello spopolamento. Quindi è anche una corsa contro il tempo. Dobbiamo fare presto contro il rischio spopolamento di queste aree”, riconosce Conte.

“Abbiamo capito che andava modificata la disciplina vigente. Adesso si può ricostruire anche qui nel centro storico nella logica di una ristrutturazione edilizia e non di nuove costruzioni altrimenti era impossibile procedere. Per quanto riguarda la ricostruzione privata -prosegue- abbiamo fatto diversi interventi, valorizzando anche l’apporto dei professionisti. Abbiamo compreso che per accelerare le procedure bisognava valorizzare le autocertificazioni e mi dicono anche che c’è stata un’ultima ordinanza che ha consentito anche a 8000 domande pendenti di essere trattate con la nuova disciplina accelerata”.

Secondo il premier, “con il nuovo commissario Legnini c’è un quadro per accelerare sicuramente la ricostruzione. Con la normativa vigente era pressoché impossibile ricostruire”. I cittadini e i familiari delle vittime “hanno completamente ragione. Noi siamo qui per ascoltare e per fare sempre meglio. Le istituzioni devono agire nel migliore tutela delle comunità locali”.

“Quando si perde una figlia e una nipote, si ha sempre ragione”, dice Conte che si è rivolto ad una anziana signora che ha perso i propri cari nel terremoto di Amatrice. La signora ha chiesto al premier che si riaprano i tribunali e il presidente del Consiglio ha assicurato che questo avverrà nel più breve tempo possibile e ha ricordato l’impegno del governo per velocizzare i tempi dei processi.

Una residente al premier: “Basta promesse”

“Oggi dovevamo stare soli. Oggi era il nostro momento di raccoglimento e dovevano rispettare il nostro dolore. Siamo stanchi delle promesse, ho lasciato la mia terra e voglio tornarci. Voglio risposte dal Presidente, voglio parlarci a tu per tu. Anche seduti a un tavolo di casa mia, sulle ruote”. Così una residente di Amatrice, come riporta l’Adnkronos, al premier Giuseppe Conte pochi minuti prima che iniziasse la cerimonia. “Siamo amareggiati – dice mentre un altro le fa eco chiedendo poteri speciali come a Genova – Mio marito si è impiccato, non ha retto quanto abbiamo passato, mia figlia è lontana. Io voglio stare qui, tra la mia gente”.

Mons. Pompili: “Insostenibile la lentezza della ricostruzione”

“Da Amatrice può venire qualcosa di buono?”: ha usato le parole di Natanaele – “Da Nazareth può venire qualcosa di buono?” – mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, per denunciare le gravi condizioni in cui versano le popolazioni terremotate a quattro anni dal sisma che devastò il Centro Italia e che spazzò via interi centri abitati come Accumoli e Amatrice. E proprio da Amatrice, alla presenza tra gli altri del Premier Giuseppe Conte e del Commissario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini, durante la messa, in diretta su Rai Uno, il vescovo di Rieti ha ricordato “la lentezza non più sostenibile della ricostruzione”.

“Da Amatrice può venire qualcosa di buono?”: “niente di buono – ha detto mons. Pompili, come si legge sul Sir, l’agenzia di stampa dei vescovi italiani – visto che molti sono altrove e non torneranno. Niente di buono, visto che tutto l’Appennino non ha ‘smosso’ quanto da solo ha mobilitato il ponte di Genova (sic!). Eppure – esattamente come il Covid–19 ha creato una netta cesura tra quello che è stato e ciò che sarà dopo – anche il post-terremoto può segnare uno spartiacque per il nostro Paese. Un passaggio, appunto, tra una vecchia idea di ricostruzione e una nuova idea di rigenerazione”.

Perché, ha spiegato mons. Pompili, “la ricostruzione non basta se non si cura la qualità dei legami interpersonali, piuttosto che inseguire ciascuno gli interessi propri. Di sicuro, per tutto il Centro Italia l’investimento edilizio potrebbe rivelarsi una leva potente, ma a essere privilegiata dovrà essere la relazione e non la speculazione, la fiducia e non il sospetto, se si vuole davvero rinascere”.

“La ricostruzione non basta – ha aggiunto – se non si stabilisce un rapporto nuovo con l’ambiente naturale e storico che parla, interroga, ispira. Solo ritrovando l’incanto di questa terra si avrà lucidità sufficiente per immaginare soluzioni che reggano l’urto di una terra pur sempre ballerina, insieme capaci di produrre opportunità di lavoro e farsi laboratorio di ‘sostenibilità integrale’ per tutto il Paese”.

“La ricostruzione non basta – ha avvertito il presule – senza la necessaria contemplazione e cioè uno sguardo differente che modifica il nostro modo di vivere, trasformandolo dall’interno. E apre a uno slancio e a una fiducia che lasciano dietro di sé le tristezze della vita e il senso di impotenza o rassegnazione”.

“Dalle terre mutate dal terremoto, dunque, può venire qualcosa di buono. A condizione che non si abbassi lo sguardo. È tempo di rialzare gli occhi, senza sudditanza e senza arroganza. Non vogliamo morire di aiuti. – ha detto con forza mons. Pompili -. Vogliamo semmai vivere di risorse. Le nostre, in particolare: l’acqua, quella che disseta Roma; l’aria ancor più rarefatta e pura ai tempi del virus; la terra, una sterminata possibilità di vita”. Quella vera come disse Leopardi: “La vita debb’essere viva, cioè vera vita; o la morte la supera incomparabilmente di pregio”.

La solidarietà di Papa Francesco

“Oggi si compiono quattro anni dal terremoto che ha colpito l’Italia Centrale. Rinnovo la preghiera per le famiglie e le comunità che hanno subito maggiori danni, perché possano andare avanti con solidarietà e speranza”. Lo scrive oggi Papa Francesco, in un tweet. Ieri, al termine dell’Angelus domenicale, aveva pregato per le famiglie colpite dal sisma auspicando una più veloce ricostruzione dei borghi devastati dalla furia della natura (leggi qui).

“Ieri mattina, il Papa mi ha chiamato al cellulare e mi ha detto: ‘Domani alla Messa ad Amatrice e ad Accumoli porta i miei saluti alla gente. Di loro che sono vicino. E che invio la mia benedizione’. Poi all’Angelus – lo abbiamo sentito tutti – ha invitato ad accelerare la ricostruzione per far sì che si possa tornare a vivere serenamente in queste bellissime terre dell’Appenino”. All’inizio della messa celebrata oggi ad Amatrice per i 4 anni dal sisma del 24 agosto 2016, mons. Domenico Pompili ha portato alla popolazione terremotata i saluti e la benedizione di Papa Francesco.

“In realtà – ha detto il vescovo di Rieti – quella di ieri è l’ennesima volta in cui Papa Francesco si è informato della situazione dopo il terremoto. Da quando alle 7 del 24 agosto chiamò per informarsi della tragedia non ha mai smesso di interessarsi e non così per dire, ma fattivamente, come quando qualche mese fa fece fare la spesa in una delle nostre realtà dell’agroalimentare dovendo andare a far visita ad una comunità di giovani. Il Papa, insomma, è tra quelli che non aspettano l’anniversario per ricordarsi del terremoto.

Ma lo fa discretamente e con continuità. Quel che evita ad un anniversario di scadere nella retorica è questa continuità nel tempo. Chiediamo perdono se siamo per caso tra quelli che si svegliano a questo dramma solo in coincidenza del 24 agosto. Allora saremmo semplicemente ‘retorici’ sia che si tratti di gente comune, sia che si tratti di istituzioni, sia che si tratti di media”.

I geologi denunciano: grandi ritardi nella ricostruzione pubblica e privata

“A quattro anni dal primo dei terremoti che tra agosto 2016 e gennaio 2017 hanno sconvolto il Centro Italia, sia la ricostruzione pubblica che quella privata sono in forte ritardo e tale lentezza è dimostrata dal Rapporto sulla ricostruzione post sisma 2016 presentato sabato dal Commissario alla ricostruzione, Giovanni Legnini”. È il commento di Domenico Angelone, Tesoriere del Consiglio Nazionale dei Geologi, in occasione del quarto anniversario dal violento sisma di magnitudo 6.0 che, il 24 agosto 2016, distrusse Amatrice e Accumoli, nel Lazio, e Arquata del Tronto, nelle Marche, provocando 299 vittime.

“Questi dati dimostrano che il bilancio dei lavori è tutt’altro che positivo – aggiunge Angelone – a partire dalla ricostruzione privata: dei 5.325 progetti approvati in questi quattro anni, 2.544 quelli già realizzati e 2.758 i cantieri in corso. Quattro anni di burocrazia e lungaggini che hanno portato a un ritardo ancora più evidente nella ricostruzione pubblica: basti pensare che dei 2,1 miliardi di euro già stanziati, le risorse effettivamente erogate ammontano a circa 200 milioni di euro, appena il 10% del totale” denuncia il geologo.

Il Lazio fu una delle regioni più colpite, a fare un resoconto a quattro anni dal sisma è Roberto Troncarelli, Presidente Ordine dei Geologi Lazio. “I numeri citati sono uno specchio fedele delle attività di ricostruzione: siamo in un ritardo grave e moralmente inaccettabile, accentuato dall’appesantimento amministrativo che colpisce, in generale, ogni iter autorizzativo in Italia” dichiara Troncarelli.

“C’è una tendenza a creare complicazioni e lungaggini anche quando potrebbero essere assunte decisioni di snellimento, basate sul buon senso – prosegue -. E non appare condivisibile l’osservazione che, alla base di tutto il rallentamento, vi sia la necessità di garantire trasparenza nelle procedure di affidamento, nella rotazione degli incarichi professionali, nel rispetto delle norme vigenti”. Un terremoto talmente violento da modificare la connotazione geografica del nostro Paese.

“A fronte di un evento sismico del genere, che ha avuto ripercussioni profonde sugli aspetti economici e sociali di un’intera Regione – spiega il geologo -, si sarebbe dovuta costruire da subito una corsia preferenziale per tornare ad una parvenza di normalità nel più breve tempo possibile, per gestire poi sul lungo periodo le attività di completamento in un quadro normativo ordinario. Invece i numeri, soprattutto quelli della ricostruzione privata, sono ancora imbarazzanti per un paese civile. Senza poi voler entrare nel merito delle ricadute sui professionisti e sulle imprese che, ad oggi, non riescono ad incassare i loro crediti, sempre per questioni legate alla ridondanza dei controlli, delle verifiche e degli accertamenti. È auspicabile che, tenuto conto dell’accuratezza e della meticolosità dei controlli, questo rappresenti almeno l’occasione per porre la prevenzione alla base di ogni scelta pianificatoria ed edificatoria ed evitare che in futuro si registrino altri eventi che segnino così profondamente popolazioni e territori” è il monito di Troncarelli.

Il sisma del 2016 non fece tremare solo il Lazio, ma anche Abruzzo, Umbria e Marche. Arquata del Tronto, il piccolo comune in provincia di Ascoli Piceno, è stato tra i più colpiti dalla scossa del 24 agosto 2016. Daniele Mercuri, Presidente Ordine dei Geologi delle Marche: “Sono trascorsi quattro anni da quel 24 agosto e voglio, innanzitutto, ricordare e rendere omaggio alle persone che in quei tragici giorni hanno perso la vita, rivolgere un pensiero alle loro famiglie ed alle migliaia di persone la cui esistenza è stata sconvolta in maniera drammatica. Gli edifici privati danneggiati dal terremoto del 2016 sono stati oltre 80 mila, di cui più di 45 mila nelle Marche; fino al mese di giugno 2020 nella nostra regione sono state presentate circa 8.400 richieste di contributo, avviati quasi 3.600 cantieri e circa 1.690 edifici risultano riparati.

Tali dati evidenziano una ricostruzione piuttosto lenta che la pandemia dovuta al Covid-19 ha ulteriormente complicato. Al fine di velocizzare e semplificare il processo di ricostruzione, è stata emanata l’Ordinanza 100 che introduce l’autocertificazione da parte dei progettisti e stabilisce un tempo massimo di concessione del contributo pari a 110 giorni. Nell’ambito della prevenzione e pianificazione sono stati avviati studi e approfondimenti volti a garantire una migliore conoscenza delle caratteristiche geologiche, sismiche e fisiografiche del territorio per consentire una ricostruzione più sicura. Solo attraverso un’adeguata azione preventiva e pianificatoria si può arrivare ad una efficace ricostruzione che possa valorizzare la rinascita dei nostri meravigliosi territori, borghi e città” continua il geologo marchigiano.

“Una tragedia come questa ci deve far capire che è necessario puntare sulla prevenzione e su una ricostruzione efficiente per tutelare il nostro patrimonio edilizio, culturale, storico, ma soprattutto per mettere in sicurezza la vita dei nostri genitori e dei nostri figli” spiega Domenico Angelone, Tesoriere del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Sappiamo ormai bene che il nostro Paese è fragile dal punto di vista sismico, per questo motivo la priorità deve essere quella di investire sulla sicurezza. Da un decennio il Consiglio Nazionale dei Geologi si batte affinché diventi obbligatorio il fascicolo del fabbricato, strumento fondamentale per la valutazione della vulnerabilità degli edifici, per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano e per la redazione dei piani comunali di Protezione civile” conclude Angelone.