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Alessia Manfredelli e Antonella Garone: “Si può rinascere dopo il cancro. Le Pink Ambassador vincono”

Parlano le due allenatrici delle Pink Roma. Spiegano l’ampio progetto nazionale di Fondazione Veronesi con Fidal. Le opportunità di rinascita e i benefici della corsa

Roma – Un passo dopo l’altro. Questo è il segreto. E’ la ricetta per guardare un po’ più in là. Per mettersi alle spalle il periodo buio e lanciare il cuore incontro al futuro. Possono essere stanchi, pesanti, intimoriti i passi di una donna, ma poi alla fine, conditi dal sole e dalla forza, che la creatura più bella dell’Universo ci mette, quei passi diventano ricchi di vita e di luce. Ma dipende tutto da lei. Operata o no. Trattata con cure preventive oppure no. Ma pur sempre una donna. Una donna che a un certo punto della vita ha incontrato un drago. Cattivo, rumoroso, perverso. Infuocato. Ma che con il suo coraggio ha domato, riprendendosi  la vita stessa. Quelle cicatrici di quelle alitate di fuoco rimangono però e allora bisogna porre su di esse un medicinale utile a lenire il dolore, a togliere l’infiammazione, sulla pelle e sul cuore, e a dare quello slancio alla donna, per accompagnarla verso il domani.

Dalla Fondazione Veronesi il progetto delle Pink Ambassador, ne parlano le allenatrici 

La sua gara sportiva nella vita comincia lì, quando arriva la diagnosi di tumore. La paura, il buio, la lotta senza quartiere contro il male. E’ lì che si testa la sua ‘tempra della campionessa’. Ed è lì che lei vince, con la sua forza, con la sua grazia, con quell’unica determinazione che le appartiene. E mettere un passo dopo l’altro, aiuta e porta lontano. Ecco perché è importante un giorno alzarsi dalla poltroncina della terapia e lasciare tutto lì, alle spalle. Verso un nuovo traguardo. E lo sport è un compagno di rinascita formidabile. Lo abbracciano tutte le donne che aderiscono al progetto “Pink is good Running Team. Ideato dalla Fondazione Umberto Veronesi di Milano, nell’ambito della più ampia iniziativa volta alla lotta contro i tumori femminili Pink is Good, e realizzato dalla Federazione Italiana Atletica Leggera, come partner, per aiutare le migliaia di donne italiane ad uscire dal tunnel del cancro, con la pratica della corsa (leggi qui). Esso ha come obiettivo quello di finanziare la ricerca e promuovere la prevenzione anche attraverso il canale di Rete del Dono. Tramite le cure, i controlli e attraverso lo sport. In questo modo sono nate le Pink Ambassador. Le ambasciatrici del progetto di rinascita e testimoni di vittoria personale. Lo raccontano a Il Faro online Alessia Manfredelli e Antonella Garone. Da anni allenatrici di atletica delle Pink Roma e compagne di strada di tante donne uscite dalla malattia.

Antonella Garone: “Correre è una grande opportunità. Attua un miglioramento psico – fisico”

(clicca per ingrandire)

Non è facile venirne fuori. Spavento, malessere psico – fisico e stanchezza, di tutti i tipi. La bellezza, l’allegria, il benessere, l’energia della pratica sportiva arriva a donare ancora a queste donne meravigliose la voglia di riprendere in mano la propria esistenza. ‘La gioia di vivere’. E punta tutto su di loro il progetto italiano, che coinvolge 14 città, tra cui Roma. E nella Capitale d’Italia, Alessia e Antonella svolgono questo ruolo sportivo e sociale, delicato e fondamentale, osservando miglioramenti e nuove esistenze che si fanno strada nelle mezze maratone: “Per una donna operata di tumore al senodice la Manfredelliè una grande opportunità partecipare a questo tipo di iniziativa dal momento che l’attività fisica di per sé contribuisce a migliorare la percezione della qualità della vita”. Proprio così. Una donna che ha subìto operazioni chirurgiche, che ha dovuto affrontare terapie debilitanti può rinascere. Può correre 21 chilometri. Su autorizzazione del medico oncologo, come Antonella dichiara, le donne che da sei mesi hanno terminato le cure e sono preposte a farlo, possono intraprendere questa nuova avventura sportiva. E rinascere ‘come non avrebbero mai immaginato di fare’ spiega ancora l’allenatrice.

Alessia Manfredelli: “Al di là del risultato cronometrico, l’obiettivo è correre insieme”

Divisa rosa indosso, tanta tenacia, voglia di vivere e un paio di scarpe ai piedi. Tutto può accadere quando una donna toccata dal drago vuole riprendersi la vita. Sono tanti 21 chilometri di una mezza maratona ma ogni passo verso il traguardo segna un metro in più distante dal buio vissuto. Alle spalle sempre più, oltre il dolore e verso la luce, insieme agli importanti benefici che porta il running. E’ un progetto diffuso in Italia e proseguirà in questi anni e oltre il Covid-19: “La partecipazione alla corsa  – dice Alessiaè intesa come il sentirsi parte del progetto al di là del risultato cronometrico”. Nelle prossime settimane allora, come prosegue a dichiarare la Manfredelli, si svolgerà la ‘Staffetta Pink’ in tutte le regioni italiane, fino all’ultima tappa di 5 chilometri della ‘Pittarosso Pink Parade’. Una unione simbolica di tutte le Pink del Paese. Insieme, unite, contro il tumore al seno, all’ovaio e all’utero. Numerosi ogni anno, ancora. Ma lo sport promuove anche salute e correre apporta dei benefici, non solo all’umore, ma anche al fisico. Scarica, alleggerisce, elimina le tossine. Trasforma il dolore in gioia. E trasmette messaggi. A chi sta lottando, a chi sta affrontando il drago e le cure oncologiche.

Alessia e Antonella descrivono un mondo di gioia che si apre per le donne – atlete del progetto. Ritrovano motivazione, ottimismo, fiducia. E tante amiche con cui condividere: “Sul campo si intrecciano i fili di amicizie speciali che spesso dureranno una vita”. Dichiara la Garone. Anche così si butta fuori il dolore e non solo correndo. E trovano il coraggio di raccontare, di parlarne del ‘drago’ e usare quella parola che spaventa sempre. Il cancro può essere sconfitto oggi, oggi più che in passato. La ricerca è andata avanti e grazie a questi progetti lo farà ancora. Ma è importante batterlo anche sul traguardo e cacciare via per sempre il fantasma. Ed è quello più duro a morire. Ma morirà lui. Lui sì. Ne parlano allora le due coaches.

“Niente ferma le donne”. Lo slogan delle Pink Ambassador. Verso il traguardo di una nuova vita

Sottolineano la forza, la bellezza e il coraggio delle campionesse delle mezze maratone e della vita. Perché a un certo punto sotto una pioggia battente, appaiono tutte insieme dall’angolo di un palazzo e raggiungono il traguardo prendendosi per mano. Mettendo un passo dopo l’altro. Verso la guarigione completa: “NIENTE FERMA IL ROSA, NIENTE FERMA LE DONNE!”. Nella loro nuova vita.

Cara Alessia e Cara Antonella, la vostra attività con Pink Ambassador è sia sportiva che sociale. Per questo ultimo aspetto, potete descrivere l’importanza del progetto per le donne operate di tumore e guarite?

Alessia: “L’aspetto sociale del progetto è il motore che sensibilizza le persone e permette di far conoscere questa realtà anche attraverso la pratica sportiva. Per una donna operata di tumore al seno, è una grande opportunità partecipare a questo tipo di iniziativa dal momento che l’attività fisica di per sé contribuisce a migliorare la percezione della qualità della vita, riduce il rischio di recidiva, migliora la socializzazione, il divertimento, l’autostima oltre ad influire positivamente sull’umore! Tutti questi aspetti si sposano bene con la parola guarigione e dunque rappresenta la capacità di rimettersi in gioco anche cimentandosi in sfide mai affrontate prima!”.

 Antonella:La bellezza e la valenza positiva di questo progetto risiede proprio nell’intreccio di queste due tematiche fondamentali, non solo perché hanno a che fare con il ben-Essere della persona, ma perché porta alla scoperta di tutta una serie di aspetti mentali, emozionali e psicologici che mettono in collegamento ogni singola seduta di allenamento alla vita di tutti i giorni. La maglietta rosa che le ‘Pink Ambassador’ indossano durante gli allenamenti e le gare a cui prendono parte, diventa Il simbolo del progetto stesso, ma soprattutto diviene Il simbolo della Resilienza di queste donne: è testimonianza di esperienze di rinascita, di libertà, di fiducia e coraggio,  di amore che arriva diretto all’anima di tante altre donne che stanno vivendo la malattia o che l’hanno vissuta e che riescono a percepire che “niente può fermarle”. Questo percorso sportivo per le Pink rappresenta sicuramente un modo di riscoprirsi e di reinventarsi, mettendosi in gioco anche con cose che diversamente, magari, non avrebbero mai immaginato di fare”.

Puoi descrivere Alessia il progetto delle Pink Ambassador? Coinvolge tutte le regioni italiane?

Il progetto Pink is good Running Team fa parte del grande progetto di Fondazione Veronesi dedicato alla lotta ai tumori femminili “Pink is good” che ogni anno finanzia medici e ricercatori che hanno deciso di dedicare la propria vita allo studio e alla cura del tumore al seno, utero e ovaio. Ogni anno in Italia oltre 53.000 donne si ammalano di tumore al seno, oltre 10.000 all’utero e oltre 5.000 alle ovaie. Pink is good, inoltre, si occupa anche di diffondere l’importanza della prevenzione. Dalla sua nascita la Fondazione ha sostenuto numerosi ricercatori sotto il progetto Pink is good e allo stesso tempo finanzia progetti di ricerca di altissimo profilo, come ad esempio lo Studio P.I.N.K.: il progetto di ricerca nazionale dedicato alla diagnostica oncologica e alla medicina personalizzata per avvicinare sempre più al 100% la quota di donne che superano il tumore al seno. Ad oggi sono 14 i gruppi del Pink is good Running Team di Fondazione, e nello specifico nelle città di: Milano, Monza Brianza, Varese, Torino, Verona, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Napoli, Bari, Catania, Palermo e Cagliari”.

Come mai Antonella hai deciso di aderire a questa iniziativa, come allenatrice?

 Ho deciso di abbracciare questa iniziativa per diversi aspetti: per gli obiettivi lodevoli che si prefigge e per l’originalità della sua organizzazione; per la curiosità e il desiderio di mettere in gioco le conoscenze apprese negli anni di università e le competenze di tecnico di Atletica Leggera in un ambito completamente differente da quello con cui mi rapporto quotidianamente; per il confronto e i rapporti che sicuramente sarebbero scaturiti da questo viaggio  portato avanti insieme a donne forti e determinate, fonte di crescita, sia umana sia sportiva/professionale, per entrambe le parti”.

Potete descrivere entrambe, il vostro ruolo nell’atletica leggera italiana ?

Alessia :La passione per lo sport mi ha spinta a spostarmi da Trecchina, il mio paese di nascita in Basilicata per laurearmi a Roma in Scienze Motorie e fare dello sport il mio mestiere. Sono un Allenatore Fidal e attualmente ricopro il ruolo di Direttore Tecnico presso la ‘Scuola di Atletica Paolo Rosi’ nel contesto giovanile delle scuole di Atletica organizzate dal Comitato Regionale Lazio. Insieme alla mia collega Antonella Garone sono coach del Pink Team di Roma e coordinatore tecnico dei gruppi Pink in Italia. Da qualche anno sempre in collaborazione con Antonella, faccio parte del progetto ‘Corri con Noi’ di ‘Donna Moderna’ e ne coordino il gruppo di allenamento su Roma e da qualche mese gestiamo gli allenamenti di un gruppo di allenamento di corsa su strada sotto un progetto da noi realizzato che si chiama ‘ATF’ (Athletics Training and Friends)”.

 Antonella:Da diversi anni lavoro principalmente come tecnico di Atletica nel settore giovanile, curando l’educazione e la formazione di alcuni gruppi, di diverse fasce d’età, nelle scuole di atletica di Roma. Sento fortemente l’importanza e la responsabilità del ruolo che ricopro perché percepisco quanto sia necessario per i ragazzi avere una guida, un punto di riferimento e un esempio che li accompagni con professionalità, dedizione e fiducia nel loro cammino da atleti-studenti”.

Chi sono, Antonella, le donne che corrono con le Pink Ambassador ?  Quale tipo di percorso clinico hanno affrontato ? Quanto può essere importante socialmente, il ruolo dello sport, per la rinascita di una donna ?

Credo che uno dei tratti distintivi delle ‘Pink Ambassador’ sia la loro energica tenacia, ne hanno da vendere! A suo modo, ognuna di loro racconta e si fa portavoce della propria storia personale e condivide quello che é stato il suo modo di vivere e di reagire alla malattia e alle cure successive. Per alcune è stato un trascorso molto travagliato, per altre invece il decorso è stato diverso perché si è riusciti ad intervenire precocemente. Per intraprendere questo progetto è necessario che ognuna abbia terminato le cure da almeno sei mesi e che ci sia il benestare dell’oncologo. L’attività fisica e lo sport, che nel nostro caso specifico è rappresentato dalla corsa di lunga distanza, può diventare un mezzo di cambiamento o una chiave di svolta nella propria vita. Solitamente ad un periodo di crisi segue sempre la necessità di una evoluzione, ed è un processo molto personale. Con lo sport sicuramente si impara a dedicare dei momenti a se stesse e soprattutto per apprezzarne i risultati duraturi, si impara a farlo con continuità e costanza. Durante i primi incontri in pista, è davvero emozionante per noi coaches vederle “in azione”, è come se ogni passo fosse una nuova scoperta verso orizzonti infiniti: si inizia a prendere pian piano confidenza con le proprie possibilità e i movimenti del proprio corpo, si incomincia ad ascoltare il ritmo dei propri passi e ad apprezzare il vento che ti accarezza il viso, assaporare la leggerezza e l’elettricità della corsa, ci si sente bene e la condivisione di fatica e sudore ti fa sentire parte di una grande famiglia, la famiglia in rosa delle Pink di tutta Italia”.

Cosa chiedono le donne, Alessia, principalmente, una volta che hanno aderito a questo progetto? Quali sono le loro necessità?

Una delle richieste più frequenti da parte delle ‘Pink Ambassador’ è quella di poter continuare a seguire le lezioni in campo anche con altri gruppi persino a conclusione del progetto. Una delle conseguenze positive della corsa è la dipendenza che essa produce e spesso l’attività fisica spinge le persone (in questo caso le Pink) ad adottare uno stile di vita salutare modificando di conseguenza i propri comportamenti quotidiani proprio per sfruttare al meglio tempi ed energie dal momento che la sensazione di benessere e soddisfazione durante e dopo gli allenamenti diventa davvero preziosa!”.

In squadra si stringono amicizie e si diventa una famiglia. Puoi descrivere Antonella questo aspetto ? Quali sono i benefici mentali e fisici che si possono avere ?

Un concetto fondamentale è quello della condivisione, quella vera e autentica, di certo non quella dettata da tecnologie super avanzate. Lo sport è portatore di innumerevoli valori sani ed ha una forte spinta aggregante; tramite la condivisione di una stessa passione, dei momenti di allenamento, di storie di vita simili, si instaurano affinità e legami che vanno oltre il correre insieme una singola ripetuta. Sul campo si intrecciano i fili di amicizie speciali che spesso dureranno una vita. Sebbene l’atletica sia uno sport individuale, si avverte che in qualche modo la componente gruppo ti da’ una marcia in più: sapere di condividere con le altre Pink e, in senso lato, con gli altri corridori e atleti presenti in pista, lo stesso gesto e lo stesso impegno, rende tutto più motivante, sfidante, più leggero, ti fa apprezzare la fatica di quello sforzo che si sta portando avanti. È un circolo virtuoso che si autoalimenta: più sensazioni e strategie positive sottendono il movimento, più si ha voglia di cimentarsi in nuove sfide e di provarci lasciandosi andare, senza dare troppo peso ai pensieri. E questo è vero non solo per se stesse ma anche per le proprie compagne, ci si sprona e ci si sostiene a vicenda, una “tira” l’altra anche nella vita di tutti i giorni; si entra a far parte così della sua storia personale. Non c’è energia più bella e autentica dell’entusiasmo e praticare uno sport perché ti diverte, ti piace, ti da’ spensieratezza, perché sai che puoi contare sulle compagne di allenamento ti alleggerisce la mente, ti allevia l’animo e ti rinvigorisce il cuore”.

Quali sono Alessia, i risultati più belli raggiunti con queste atlete rosa? Puoi raccontare, episodi e storie di rinascita? Come mai correre una mezza maratona di 21 chilometri?

Queste donne condividono la loro esperienza di vita con il mondo mettendo a nudo le proprie emozioni raccontando il proprio percorso e anche i propri momenti peggiori con una semplicità disarmante. Attraverso la corsa, le ‘Pink Ambassador’ si confrontano con sé stesse ma correre 21 chilometri non è l’unico obiettivo perché la partecipazione alla corsa è intesa come il sentirsi parte del progetto al di là del risultato cronometrico dal momento che correre, camminare o fare il tifo assume lo stesso significato in quanto“esserci è la vera vittoria”. Uno dei momenti più belli è stato durante l’arrivo della mezza maratona Via Pacis 2019. Pioveva e la fatica iniziava a farsi sentire ma dall’ultima curva prima del rettilineo finale, sbucarono delle maglie rosa, unite, forti, belle come il loro coraggio. Le ‘Pink Ambassador’ concludevano la loro corsa rappresentando una squadra, una famiglia, la condivisione della vittoria e il trionfo della vita”.

..e quali sono i prossimi progetti in programma con le Pink Ambassador?

Quest’anno le ‘Pink Ambassador 2020’ saranno impegnate nella “Staffetta Pink”suddivisa in 14 tappe che unirà simbolicamente tutta Italia. I 14 Pink team correranno sul proprio territorio a partire dal 3 ottobre passandosi un testimone virtuale di città in città per concludere il 18 ottobre con l’ultima tappa che coinciderà con i 5 chilometri della ‘Pittarosso Pink Paradeche’, le Pink Ambassador correranno tutte insieme, ciascun team nel proprio territorio. La Staffetta Pink verrà documentata da Donna Moderna attraverso i canali dedicati e verrà inoltre raccontata da Radio 105 e Radio Monte Carlo. Il messaggio trasmesso da tutte le Pink d’Italia è forte e chiaro: “NIENTE FERMA IL ROSA, NIENTE FERMA LE DONNE”!”.

(Il Faro online)