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Emergenza cocciniglia del pino a Roma, l’appello dei Verdi a Raggi e Zingaretti

I Verdi: "50.000 pini di Roma sono a rischio, con potenziali pericoli anche per l'incolumità delle persone, se gli alberi dovessero morire"

Roma Città Metropolitana – “Il Presidente Zingaretti e la Sindaca Raggi, con i rispettivi assessori Onorati e Fiorini, continuano a risultare clamorosamente assenti sulla questione della cocciniglia del pino (Toumeyella parvicornis), che ha ormai attaccato i pini di Roma è di buona parte del Lazio, e che nelle zone d’origine (Caraibi) è stata in grado di distruggere circa il 95% delle specie di pino locali”. Così i coportavoce dei Verdi-Ev di Roma, Guglielmo Calcerano e Silvana Meli. 

“Ridicolo che, mentre la Regione Campania, anch’essa duramente colpita, ha predisposto da tempo un Piano d’azione di contrasto – proseguono Calcerano e Meli -, sulla pagina web del Servizio Fitosanitario Regionale del Lazio, in merito alla vicenda, appaia solo un post in cui si ‘informa’ che nel Lazio è stata segnalata la presenza della cocciniglia: con le dovute differenze, è come se il Ministero della Salute si fosse limitato ad avvisare i cittadini che circola il Coronavirus“.

“Vogliamo ringraziare l’Associazione Amici dei Pini di Roma – aggiungono – che ieri ha organizzato un incontro sul tema presso la basilica di Sant’Agnese, a cui hanno partecipato chimici, biologi e altre associazioni attive sul territorio. La lotta alla cocciniglia è possibile: vi sono antiparassitari naturali come l’abamectina, si possono fare lavaggi con acqua ad alta pressione per eliminare la fumaggine, e si possono rilasciare insetti antagonisti come alcune specie di coccinelle”.

“E, in assenza di un piano specifico, si potrebbero almeno annaffiare le piante per rinforzarle: 50.000 pini di Roma sono a rischio, con potenziali pericoli anche per l’incolumità delle persone, se gli alberi dovessero morire, ma Regione e Comune sembrano preferire spendere soldi per abbatterli piuttosto che per curarli. E se il problema è la carenza di fondi, ci sono le risorse del progetto regionale Ossigeno, sbandierato come il metodo per mettere a dimora 6 milioni di alberi entro il 2022; ma meglio di piantare un albero e aspettare che cresca, è salvare quelli che esistono già”.
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