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Da prof a maitresse, trasforma villette tra Sabaudia e Terracina in case chiuse: arrestata

Nei guai anche un tassista di Fondi che fungeva da palo

Alle prime ore dell’alba di oggi 19 settembre gli agenti del Commissariato di Terracina hanno dato esecuzione alle Misure cautelari personali e reali, emesse dal Tribunale di Latina, ufficio del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Molfese, su richiesta del Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Latina Carlo Lasperanza a carico di una 58enne e del marito un 60enne, entrambi di Frosinone.

I due coniugi, insospettabili ed incensurati, lei insegnante presso un noto Istituto Superiore di Frosinone, lui imprenditore nel settore agricolo sempre sul territorio del frusinate, devono rispondere delle gravi imputazioni in concorso nel favoreggiamento della prostituzione, in quanto mettevano a disposizione di giovani ragazze straniere, gli appartamenti in cui esercitare la prostituzione, dietro il pagamento di canoni di 50/100 euro al giorno per ognuna di esse.

La presente attività d’indagine veniva esperita sia con metodi tradizionali che con indagini tecniche delegate dall’autorità giudiziaria che hanno consentito di delineare l’esistenza di un sistema ingegnoso finalizzato al favoreggiamento della prostituzione onde assicurare il massimo profitto con il minimo rischio.

Gli investigatori mettevano in luce un sistema organizzato in modo da riprodurre un meccanismo economico commerciale attualmente molto in uso, ovvero quello che si fonda sulle cosiddette strutture ricettive “diffuse”, che si presentano con tanti mini – appartamenti.

In questo caso, anziché fittarle a turisti, i coniugi le utilizzavano per l’esercizio di una prostituzione “itinerante” in quanto diverse ragazze, si fermavano per pochi giorni in città, alternandosi, in modo da attrarre i clienti in ragione della novità della proposta sessuale.

La principale indagata, la docente di Economia presso un Istituto superiore statale di Frosinone, nel tempo era riuscita ad accreditarsi con centinaia di giovani prostitute quale punto di riferimento per potersi collocare ed esercitare la prostituzione in insospettabili abitazioni ubicate tra Terracina e Sabaudia.

Le indagini hanno consentito il rinvenimento della contabilità del lucroso business, quando, nel corso di perquisizioni all’interno dell’abitazione di residenza dei coniugi indagati, veniva trovata un’agenda. Altrettanto convergenti sulle ipotesi investigative sono risultati i dati rilevati dagli apparati telefonici in uso alla maggiore indagata e ad alcune prostitute. Il favoreggiamento della prostituzione non è stato occasionale ma abituale e reiterato.

La “Maitresse” aveva maturato una certa affidabilità potendo garantire alle ragazze appartamenti che in virtù della sua esperienza, presentassero le caratteristiche ottimali per ricevere il maggior numero di clienti in ambienti riservati, attrezzati come residence di livello.

La stessa offriva un servizio completo di ricezione delle prostitute, mettendole in contatto con tassisti irregolari alle sue dipendenze e factotum per ogni esigenza, il tutto affinché fossero nascoste in casa a prostituirsi evitando di uscire anche solo per fare la spesa, la qual cosa avrebbe potuto destare sospetti ed essere oggetto di eventuale segnalazione alle Forze dell’Ordine.

Al riguardo veniva individuato ed iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento dei reati in argomento un 65enne originario di Fondi il quale, oltre a fungere da taxista, faceva da palo per allertare le prostitute in caso di irruzioni della Polizia.

Tra gli immobili utilizzati risultano attualmente due ville, ubicate a Terracina e Sabaudia, di proprietà degli stessi coniugi indagati per i quali è stato disposto ed eseguito in data odierna il sequestro, tuttavia la maggior parte degli introiti proveniva dall’utilizzo di ulteriori villette prese in locazione dagli stessi coniugi ed allestite accuratamente per brevi periodi, proprio per essere destinate al commercio sessuale.

Le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno evidenziato la disinvoltura e la spregiudicatezza dei due coniugi che, sebbene incensurati, anche dopo avere appreso di essere oggetto d’indagine, hanno continuato nella attività illecita, mostrando pervicacia nel non voler rinunciare agli indebiti guadagni illegali ed una spiccata professionalità nel proseguire i propri affari nella convinzione di poter riuscire a farla franca.

Ad esito delle operazioni la donna è stata ristretta presso la casa Circondariale di Rebibbia mentre il coniuge è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

(Il Faro online)