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Mafia, confermata la confisca di 3 milioni di beni del “capo della ‘Ndrina” di Fondi

L'attività illecita del boss ha condizionato il rilascio di autorizzazioni, concessioni, appalti e servizi pubblici

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Fondi – Il provvedimento di confisca per un patrimonio che ammonta a poco meno tre milioni di euro attribuito a Carmelo Giovanni Tripodo era arrivato il 3 gennaio del 2019, ora è arrivato il decreto giudiziale che conferma il provvedimento.

Assai conosciuto nel sud pontino per essere stato il capo promotore di un’associazione di stampo mafioso, boss dell’omonima ‘ndrina, che ha gestito illecitamente attività economiche e commerciali, Tripodo, di origine calabresi, ha dimorato per oltre 30 anni a Fondi. La sua attività illecita ha condizionato il rilascio di autorizzazioni, concessioni, appalti e servizi pubblici. Un raggio di azione accertato dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’ambito delle operazioni di Polizia “Damasco” e “Damasco2”, concluse con il suo arresto nel 2019.

Si tratta di fatti per i quali nel 2013 il boss è stato condannato per il delitto associativo oltre che reati in materia di traffico di stupefacenti e intestazione fittizia di beni oltre che per abuso di ufficio in concorso con un amministratore pubblico del Comune di Fondi.

Ma le attività di indagini non sono terminate qui. Gli ulteriori accertamenti sulla situazione patrimoniale svolte dai finanzieri del Gico del nucleo di Polizia economico finanziaria hanno consentito di documentare la palese sperequazione tra i redditi esigui dichiarati da Tripodo e dai componenti del suo nucleo familiare e il suo effettivo patrimonio, costituito da società, immobili, in parte intestati a prestanome, frutto del reimpiego dei profitti derivanti da attività illecite.

Nonostante la morte del 61enne di origini calabresi, il 29 settembre del 2019 a Fondi, gli inquirenti hanno proseguito il loro lavoro e così le attività giudiziali. E’ infatti di questi giorni l’intervento dei militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma che hanno dato seguito al decreto con il quale la Corte d’Appello capitolina ha confermato il provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Latina su richiesta della Dda di Roma.

Quest’ultimo provvedimento emesso nei confronti degli eredi del Tripodo ha a oggetto 3 società e il relativo compendio aziendale, operanti nel settore delle pulizie e del trasporto merci per conto terzi; un basto patrimonio immobiliare composto da 15 unità abitative e commerciali, nonché nove terreni situati a Fondi oltre a 13 automezzi.

L’attività testimonia il costante impegno della Procura della Repubblica / Dda, della Corte di Appello e della Guardia di Finanza di Roma nell’aggressione ai patrimoni accumulati dalla criminalità organizzata per sottrarre definitivamente i beni al circuito economico illecito di origine e restituirli alla collettività.

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