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20 anni di karate, Diego Del Proposto: “Sin dal primo giorno, l’amore della mia vita”

Festeggia uno speciale anniversario il campione mondiale di karate. L’atleta del Mushin e del X Municipio racconta la sua carriera e le emozioni più belle vissute sul tatami

Ostia – Quando Diego ci manda le risposte via email, nel suo messaggio scrive: “..come un flusso di coscienza”. Sono espresse in questo modo le parole dal suo cuore e messe per iscritto sul foglio elettronico. Un flusso che racconta. E si resta in tema. Le arti marziali lo creano, come un “flow” che scorre senza limiti. Senza ostacoli. Respiro e movimento. Respiro e concentrazione. Respiro e attacco. Ma contro chi? Non certo contro l’avversario, anche se c’è nel kumite. Non certo contro l’avversario fisico, che non esiste nel kata. Ma comunque e sempre, contro se stessi. Una presenza che non manca mai, sul tatami e nella vita. Contro quella parte fragile che è necessario migliorare. Lo fa il karate, come tutte le arti marziali insegnano e indicano.

“A piedi sul tatami”; cuore, emozione e sport

La sua vita è stata spesa su un tatami. Lo ha fatto “a piedi nudi”, come lui stesso dichiara. Diego Del Proposto aveva solo 12 anni e una broncopolmonite che tornava inesorabile. Il medico che vieta di praticare sport all’aria aperta. Un trauma per un bambino di quella età e allora cosa fare? Non esistono solo gli sport all’esterno, ma anche quelli all’interno di sale a palestre e sopra un tatami su cui crescere e sotto le luci di un tempio ideale dove studiarsi e vincere contro se stessi. Ecco il karate che ha fatto ingresso nella vita adolescenziale del futuro campione mondiale. Diego vince tante medaglie in carriera e lo fa a livello nazionale per la Federazione Italiana Arti Marziali e nel mondo per la World Karate Confederation. Fino ad arrivare oggi, tra emozioni, ricordi, allenamenti, gare.

In questo strano 2020, quel “venti” della seconda  decade del millennio riesce comunque ad emozionare qualcuno, oltre la tragedia del Covid-19. E allora il karateka Del Proposto celebra 20 anni di karate. Quasi un quarto di secolo sul tatami e con un karategi indosso dal 15 settembre del 2000. E sempre a piedi nudi. Si tolgono le scarpe per entrare al Mushin in segno di rispetto. La sua società sportiva e il suo dojo, forse meglio, di appartenenza. E per praticare il karate si sale sul tappeto, senza nulla ai piedi. Il contatto con il tessuto del tatami è capace già di provare una persona. L’emozione, la tensione della gara si  sente, come si percepisce la sfida di quel tappeto. Sai farlo? Sai tirare? Sai crescere ed essere una persona migliore? La competizione più ardua. E allora tutti i giorni a sudare. Ed ecco l’impegno per un allenamento.

Un consistente palmares di medaglie. Oro mondiale e agli Europei

le medaglie con il Mushin

Una vita nel karate e un numero consistente di 34 medaglie da ammirare in bacheca (6 titoli italiani, un oro mondiale e un titolo europeo a squadre nel kata con 2 argenti ai Mondiali e agli Europei e 3 bronzi europei nel kumite e kata) oppure a casa, oppure proprio in palestra, unite insieme alle altre vinte dai compagni di dojo tra i quali anche il fratello Lorenzo. Condivise con essi e fatte brillare di amicizia. Una seconda famiglia per lui. Lo dichiara nella sua intervista rilasciata a Il Faro online. Il Mushin lo è, da tanti anni. Al Centro Sportivo Eschilo 2 di Casal Palocco, una stanza gigante adibita alla palestra, ma lì dentro tutto un mondo da vivere. Un microcosmo di esperienze e di sogni. Di ricordi soprattutto. Passano subito 20 anni, ma come un flusso che riempie i polmoni, vincendo anche la broncopolmonite, da energia quella passione, che non si può lasciare. Respira allora Diego. Perché il karate per lui è proprio quel respiro.

Atleta e coach nell’Edukarateam del Mushin. Da atleta ad atleta per crescere

Un flusso che parte dalla coscienza e arriva agli altri. Per mostrare, per insegnare ai più piccoli mediante l’Edukarateam del Mushin, per crescere se stessi. Disciplina. Come valore e  come pratica. Il senso del dovere. Rispettare le regole sul tatami per aiutare i compagni di squadra. Rispettare le regole nella società, per proteggere gli altri. Argomenti oggi molto attuali e allora lo sport insegna e segna un cammino, verso la rinascita. La speranza che non si spegne è quella. Lo ha imparato l’atleta del X Municipio. E’ importante per il Mushin. La formazione degli atleti come persone del domani. E quel passaggio di cintura, il primo per il piccolo Diego adolescente, ha fatto tantissimo nella sua vita. Un primo passo verso l’essere l’uomo che è oggi. Non si sa dove Diego conservi quella cintura, ma si può scommettere che è il suo cimelio più prezioso. Accanto all’oro a squadre nel kata vinto all’Europeo, che dona a Diego particolare emozione. Ma la dona anche quella cintura che cinge la vita. Fisicamente e idealmente. Si appoggia su di essa e la protegge, la stringe come un abbraccio, per dire ad essa che d’ora in avanti ci sarà il karate a indicare il cammino. Quel Bushido dei valori che per i Samurai era la stella polare.

Il rapporto di amicizia con il Maestro Gabbarini e il diventare adulto

Con la squadra del Mushin (clicca per ingrandire)

20 anni di vita sul tatami, a bordo tatami. Dal lunedì al venerdì, passando anche per il week end. Gare, stanchezza, pazienza, tecniche, esperienze anche in Nazionale. Diego è uno degli atleti simbolo dell’Italia Fiam del karate. Il suo sogno sarebbe quello che diventarne allenatore un giorno, come lo è quello di prendere l’eredità del suo Maestro Paolo Gabbarini al Mushin. Il più tardi possibile, ovviamente, come ci tiene a precisare. Un padre per lui Gabbarini. Un fratello e un amico fraterno. La famiglia Mushin da ringraziare per questo speciale anniversario, come farlo nei confronti della sua famiglia naturale, come per l’amata fidanzata. Si fa squadra anche in casa, per “vincere domani”. Il Karate Kid del 2000 è diventato oggi un uomo adulto e impegnato anche nel mondo del lavoro, grazie al karate stesso. Respirando profondamente e accompagnando i movimenti del corpo con l’amore per il karate. Il flow ideale per un campione. Auguri Diego.

Nella Nazionale Fiam (clicca per ingrandire)

Sono passati 20 anni. Una vita sul tatami. Quali sono le tue considerazioni?

Le considerazioni sono positive. Forse positive è anche riduttivo. Una vita sul tatami, a piedi nudi per e con il Karate. Sembra sicuramente una cosa difficile ma è stato così naturale e facile per me. Mi hanno chiesto spesso: “Sei disposto a rinunciare al Karate per il lavoro dei tuoi sogni?”. Io ho sempre risposto: “Tu saresti capace di rinunciare a respirare”? Ecco cosa è il Karate per me”.

Puoi descrivere il tuo incontro con il karate? Come è avvenuto?

Era il settembre del 2000. A causa della terza broncopolmonite (da bambino ero un po’ cagionevole), il medico mi impose di non fare un sport all’aria aperta. Dopo un tentativo con il nuoto, come tutti i bambini cresciuti con i film di Bruce Lee (non c’entra nulla ma all’epoca non ero così istruito marzialmente parlando) e Karate Kid, mi iscrissi in questa palestra che si chiamava Mushin. Non avrei mai pensato che quel giorno di 20 anni fa, sarebbe iniziata la più storia d’amore della mia Vita”.

Che cosa ti ha dato il karate, rispetto a tutto il resto, nella vita? Quali sono i valori del karate che ti hanno permesso di migliorare e di crescere?

Il Karate mi ha dato tanto: mi ha aiutato a crescere fisicamente e psicologicamente. Mi ha dato una seconda famiglia, un secondo padre come il Maestro Paolo e tanti amici di tatami con i quali ho costruito un legame indistruttibile. La disciplina, il senso del dovere e il rispetto sono i valori principali, che ho preso da questa Arte marziale e li ho trasportati nella mia Vita professionale e privata. Sono valori che purtroppo oggi si sono persi, ma che cerchiamo di insegnare e trasmettere nel nostro Dojo”.

il giovane Diego ai primi del Mushin e già con medaglia

Il tuo dojo è il Mushin. Quali sentimenti ti suscita? E quali immagini e ricordi?

Il Dojo Mushin è la mia Casa. È la mia isola felice. È il luogo dove tutto il resto sta fuori e mi protegge dai problemi quotidiani di questa avventura chiamata Vita. Le immagini e i ricordi sono tanti. Difficile sceglierne uno ma sicuramente uno a cui sono più legato è il primo passaggio di cintura: studio come un  matto per l’esame, la preparazione tecnica e poi il momento della consegna della prima cintura. Il bambino più felice del mondo”.

Qual è stata l’emozione più grande che hai provato nella tua carriera da sportivo?

Anche qui avrei tanti momenti da ricordare, ma ne scelgo 2: la prima medaglia alla prima gara e la medaglia d’oro al mio primo Europeo WKC (prima convocazione in Nazionale) nella specialità Kata a Squadre. Due emozioni a distanza d’anni con la stessa intensità e carica positiva”.

Chi devi ringraziare per il tuo percorso agonistico? A chi dedichi questo ventennale?

Il mio percorso agonistico è lungo e tortuoso. Come scritto in un post su Facebook, devo sicuramente ringraziare alcune persone che ci sono all’inizio del mio percorso con il Karate: i Maestri Walter Pulci, Roberto Marino, Massimo “Doc” Dottori e Massimiliano “Lupetto” Angelini e gli istruttori Valerio Petecchia e Erika Tomassetti. Il Grazie più grande va di diritto al Maestro Paolo Gabbarini: mio Sensei da 20 anni. Secondo Padre, Fratello Maggiore e Amico Sincero. Sempre vicino a me anche quando non lo meritavo. Pronto a raccogliere ogni mia lacrima di gioia e tristezza. Paziente quando anche io avevo perso la speranza. Tutto quello che ho fatto è merito suo. Di Maestri ce ne sono tanti, ma di Sensei come lui pochi, pochissimi. Questi 20 anni hanno molti attori coprotagonisti: i miei genitori Sandro e Annarita, senza i quali questi 20 anni non sarebbero stati possibili; a mio fratello Lorenzo, mio sangue e mia anima con il quale abbiamo condiviso tante battaglie di tatami e con il quale ho un legame speciale e indissolubile; alla mia ragazza Domitilla, da 3 anni mi ha aiutato spesso guardare il bicchiere mezzo pieno e ormai rassegnata al mio amore per il Karate. Detto ciò, la dedica speciale va a me: questi 20 anni sono il frutto della mia storia d’amore che ho deciso di tatuare anche sulla pelle”.

Come si sta svolgendo la ripartenza post lockdown?

Il momento storico che stiamo vivendo è molto difficile. Nessuno avrebbe mai immaginato di ritrovarsi nel pieno di una pandemia globale. Grazie a un’ottima organizzazione fatta dal Maestro in sinergia con il Centro Sportivo Eschilo 2, abbiamo organizzato i turni (dai bambini agli adulti) in modo da limitare al massimo il contatto e rispettare tutte le norme contro il Covid. L’ottimo lavoro sta dando i suoi frutti con tante conferme di vecchi allievi e l’arrivo di molti nuovi piccoli e grandi futuri Karateki”.

Sogni futuri? Cosa vuoi fare da “grande”?

L’orologio biologico mi ha imposto di iniziare a pensare e a riflettere su cosa fare da grande. Sicuramente il Covid non aiuta, ma la mia carriera agonistica è ormai alla fine ed è giusto che lasci spazio a più giovani sia a livello Nazionale che Internazionale. Sicuramente continuare ad allenarmi e crescere come atleta e artista marziale, magari approfondendo alcuni temi che in questi anni di “folle” agonismo non sono riuscito a curare. Ho due sogni: continuare il percorso tracciato dal mio Maestro, prendendo un giorno in eredità il dojo Mushin (naturalmente spero il più tardi possibile) e diventare un giorno Allenatore della Nazionale FIAM, mettendo la mia esperienza a servizio della Federazione Italiana Arti Marziali e dei più giovani”.

Grazie a Il Faro online per avermi dato la possibilità di raccontare la mia bellissima storia d’amore! Ci vediamo sul Tatami!”.

(Il Faro online)