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Covid-19 a Fiumicino, i tamponi sono negativi ma non può tornare a scuola: “Il certificato non è della Asl”

Il padre del piccolo: "Più di ottanta chiamate ma non ho mai avuto risposta"

Fiumicino –  E’ negativo al Covid-19 ma non può tornare al nido comunale perché il referto del tampone negativo non basta. I genitori del bambino, di appena 9 mesi, aspettano da ormai più di 6 giorni, che il loro figlioletto possa tornare all’asilo di Torrimpietra. Ma ciò non accade perché la certificazione non è quella della Asl. Il piccolo, risultato positivo il 23 settembre, nonostante sia ufficialmente guarito, con ben due test a testimoniarlo, effettuati uno il 7 ottobre e uno il 10, non sarà infatti ammesso con gli altri finché la Asl Roma 3 non rilascerà un certificato.

“Il problema è che la Asl non ci risponde: abbiamo chiamato l’Urp e il Servizio di Sanità e Prevenzione e nessuno ci ha mai ricontatto. In famiglia abbiamo contratto tutti il Covid-19: io, mia moglie e nostro figlio. Ora stiamo bene e vorremmo riprendere la nostra quotidianità ma l’asilo non riammette il piccolo”  ha detto il padre del bimbo a ilfaroonline.it.

Noi abbiamo fatto i test anti-Covid – ha spiegato -, presso i drive-in di Fiumicino e presso quello di Casal Bernocchi, che fanno capo alla Asl di Roma 3, e siamo risultati guariti ma questa certificazione sembra non dare la garanzia di avere poi un certificato medico dalla stessa Asl. L’abbiamo chiamata più di ottanta volte per sollecitare una certificazione del Sisp, i numeri sono quelli che si trovano sul sito di Roma Capitale. Sono affidabili, abbiamo pensato, ma comunque non abbiamo avuto riscontri“. Non solo: “Secondo quanto ci era stato spiegato all’inizio, dalla Asl ci avrebbero dovuto contattare periodicamente per verificare le condizioni di salute della mia famiglia ma nessuno ci ha mai telefonato”.

La pediatra di mio figlio non può rilasciare il certificato, ci ha aiutato segnalando il caso più volte ma nessuno è ancora intervenuto – ha insistito -. Non è accaduto solo per il caso di mio figlio ma anche per il mio”.

“Anche il medico di base, che mi segue, ha voluto segnalare più volte la mia situazione, prima e dopo il tampone, ma non è servito a nulla. I medici non possono redigere nessun tipo ti certificazione, possono solo sollecitare le istituzioni ma nulla di più. Siamo bloccati”.

“Abbiamo cercato di capire al meglio come gestire la questione, ci siamo mossi da soli. Nessuno dalla Asl mi ha chiamato per il contact-tracing, sono stato io a doverlo fare, comunicando a tutti i miei amici e vicini che ero risultato positivo al Covid-19. Io e mia moglie siamo stati ligi al dovere, abbiamo rispettato le regole ma vogliamo rispetto dalle Istituzioni”.

“Mio figlio soprattutto ci rimette e io non so più cosa fare. I bambini sono stati la categoria più penalizzata dal lockdown e dalla pandemia, e continuano ad esserlo – ha aggiunto -. Poi è difficile anche per noi, che abbiamo problemi a ridisegnare i turni di lavoro per non lasciarlo mai solo. Intanto continuiamo a pagare la retta mensile del nido”.

E’ difficile, stiamo cercando il benestare di un’Istituzione che non si è fatta mai viva. La cosa è grave perché non solo non rispondono ai cittadini ma neanche ai medici. Io credevo che tra i medici di base e l’Asl Roma 3 ci fosse un filo diretto ma non è così. Ci sentiamo presi in giro e poco rispettati dal sistema“, ha concluso il padre del bambino. La Asl Roma 3, sollecitata sul tema, sta già predisponendo tutte le verifiche del caso per risolvere la situazione.
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