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Frana a Terracina, tra la tragedia sfiorata e la rabbia dei residenti: esplode la polemica

Subiaco: "Nonostante la situazione delle piccole frane sia noto, qui il Comune non ha ancora installato nessuna segnaletica di pericolo"

Terracina – Paura a Terracina: stavolta, nel mirino c’è finita la zona di Levante, dove, all’ingresso di via delle Cave è avvenuta un’imponente frana. Attimi di paura perché, anche se in quel momento non c’era nessuno, quella è una strada frequentatissima e il rischio che qualcuno si facesse male davvero era consistente, al punto da far pensare alla tragedia sfiorata, anche perché, proprio poco prima, una residente si era trovata a passare per quella strada, per tornare a casa.

Ma dopo lo sbandamento dei primi minuti, arriva la rabbia. Perché, soltanto due anni fa, la Regione Lazio aveva completato i lavori di consolidamento del fronte franoso, per un totale di ben 4 milioni. E anche perché i residenti della zona avevano più volte segnalato piccoli crolli sotto il Pisco Montano. E, invece, se la donna che è passata con la sua auto per via delle Cave non è stata travolta, lo deve ad un colpo di fortuna.

“Quella di Levante – commentano dal circolo locale di Legambiente – non è certo una situazione nuova, ma adesso è diverso, parliamo di una frana imponente, che rimette in discussione i poderosi lavori fatti dalla Regione, per un totale di 4 milioni, per il consolidamento del fronte franoso. Una somma non indifferente, ma che si è comunque dimostrata non sufficiente.

Terracina città “fragile” dal punto di vista climatico

Dopo la spaventosa tromba d’aria del 2018 e i danni più recenti, con il maltempo che ha fatto crollato il tempio Sikh, Terracina ha dimostrato di essere una città “fragile” dal punto di vista climatico e per questo, per Legambiente non c’è tempo da perdere, bisogna intervenire subito: “Vanno stanziate altre somme dal Comune o dalla Regione. Bisogna effettuare una verifica di quanto collaudato a suo tempo e procedere con la riapertura del cantiere di consolidamento, in modo da mettere in sicurezza anche il Pisco.”

E ancora, al tema dei lavori da riprendere in mano, per gli ambientalisti c’è anche una viabilità da ripensare in un arco di tempo breve: “Ora Via delle Cave è stata interdetta al traffico e ai pedoni, ma è necessario predisporre velocemente una viabilità di accesso alternativa più sicura… altrimenti i residenti come faranno?”

Subiaco: “Zona senza segnaletica di pericolo nonostante la situazione sia nota…”

Sul caso, intanto, è intervenuto anche l’ex candidato sindaco di Terracina e coportavoce di Europa verde, Gabriele Subiaco, che ha evidenziato: “Un pericolo doppio. La zona, specialmente d’estate, è frequentatissima, soprattutto da turisti che cercano parcheggio per poi scendere in spiaggia. Ma, nonostante la situazione delle piccole frane sia noto (si vedevano dei piccoli sassi caduti che testimoniavano di un processo di cedimento in atto), qui il Comune non ha ancora installato nessuna segnaletica di pericolo.

Ricordiamo, inoltre, che sono stati spesi quasi 4 milioni di euro (finanziati  dalla Regione Lazio sulla piattaforma Rendis per i fondi destinati al dissesto idrogeologico), con enormi disagi per i residenti, che hanno dovuto convivere con i lavori per quasi un anno e per tutti i cittadini che hanno subito la chiusura del tratto di Appia antistante per due mesi, e, quindi, ci si aspettava che i lavori consentissero un maggior livello di sicurezza, sebbene sappiamo che questi lavori, per una zona con livello di rischio alto da PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) regionale come quella, possono mitigare il rischio e ridurre le conseguenze ma non possono annullarlo del tutto“.

Ma cosa fare, allora, per evitare che questa preoccupante situazione si ripeta in futuro? Per Subiaco, oltre al problema della viabilità alternativa, bisognerà rivalutare la situazione statica del costone e del Pisco Montano. “Parliamo di un processo franoso in atto e, quindi, in continua evoluzione. A valle della valutazione bisognerà definire gli ulteriori interventi, e le relative risorse economiche, da mettere in campo per ridurre ulteriormente il rischio, ma è chiaro che la zona resta una zona ad elevato pericolo e vanno prese tutte le contromisure del caso sia a livello tecnico che a livello di gestione dell’area da parte degli Enti preposti per garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone.

D’altra parte – conclude Subiaco – è noto che il dissesto idrogeologico colpisce oltre il 30% del territorio della nostra città e mette a rischio migliaia di persone (dati ISPRA SNPA). Quand’è che cominceremo a considerarlo una emergenza da affrontare con urgenza in questa città?

Foto di: Legambiente Terracina

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