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Roma, rubavano defibrillatori dalle stazioni della Metro A: 2 arresti

I colpi venivano messi nella tratta tra la stazione di Arco di Travertino e Giulio Agricola

Roma – Sono scattate le manette per un uomo e una donna di 30 e 27 anni, che si erano resi protagonisti di otto furti di defibrillatori presso le stazioni metropolitane della Linea A Atac nel tratto Arco di Travertino/Giulio Agricola.

A denunciare la situazione sono stati i responsabili di Atac, che più volte avevano visto sottrarsi i defibrillatori con questi mezzi di soccorso che hanno il valore di 2 mila euro l’uno.

Gli investigatori della Polizia sono riusciti a individuare i ladri grazie l’accesso alle telecamere di videosorveglianza delle singole stazioni toccate dai furti. Qui sono stati ripresi i due soggetti, impegnati a rimuovere la teca in plastica dov’era posizionato lo strumento di rianimazione e poi sottrarlo dopo averlo messo in uno zaino.

Dopo le indagini del caso e una serie di pedinamenti, gli agenti hanno trovato i due ladri presso una vecchia falegnameria in disuso. In questo locale hanno trovato un defibrillatore rubato il 12 ottobre presso la stazione ferroviaria di Porta Furba, gli abiti con il quale compivano i reati, lo zaino dove occultavano i mezzi sottratti, un telefonino e una carta prepagata che utilizzavano per i contatti con gli acquirenti dei defibrillatori venduti tramite un sito online.

Al momento è stato individuato un compratore dei defibrillatori, denunciato per ricettazione. Le indagini sono scattate su tutto il territorio nazionale, così da individuare gli altri mezzi di rianimazione sottratti.

I due ladri sono stati denunciati per furto aggravato:  l’Autorità Giudiziaria ha poi convalidato la misura precautelare disponendo, a carico dei due, l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria e il divieto di dimora nel comune di Roma.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.
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