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Roma, gestori delle palestre in protesta al Pantheon contro il nuovo Dpcm

Stamattina la protesta: "Se lavorare non è un diritto pagare le tasse non è un dovere"

Roma – Non si placano gli animi. Non trovano pace i commercianti, siano essi baristi, piuttosto che titolari di centri estetici o di palestre che, con le limitazioni imposte dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, si trovano a fare i conti con un’economia estremamente ridotta.

Proseguono, perciò, le manifestazioni di protesta per chiedere di essere ascoltati o, meglio, di poter lavorare. Stamattina una manifestazione pacifica e nel pieno rispetto della normativa anti-covid, tutti avevano il viso ben coperto da mascherina, si è svolta in piazza del Pantheon a Roma.

Un nutrito gruppo di esercenti e, probabilmente anche solo simpatizzanti e familiari, si sono dati appuntamento per esprimere disappunto nei confronti delle limitazioni imposte dal nuovo Dpcm.

Se lavorare non è un diritto, pagare le tasse non è un dovere”. Quest’ultimo è solo uno degli striscioni esibiti dai manifestanti che, preoccupati per il futuro, proprio, delle proprie famiglie e dei propri dipendenti, hanno scelto di scendere in piazza nella speranza di dare voce a una sofferenza, ormai, diffusa.

Non solo la richiesta di poter esercitare le proprie attività lavorative liberamente, ma anche il desiderio di sentirsi liberi. Liberi di praticare attività sportive. “Noi viviamo di sport” si legge in uno dei tanti striscioni tenuti saldamente in mano da giovani presenti. E alcune ragazze stringevano in mano un manifesto per chiedere: “Salviamo la danza”.

Tanta insofferenza. Troppa. Un dolore sordo che si sta esprimendo, in questi giorni, con forme di protesta apparentemente silenti, di fatto estremamente rumorose. Perché è evidente che i limiti imposti vanno a colpire il cuore di varie categorie lavorative, gente comune che non sa come affrontare il proprio futuro, avendo un’unica consapevolezza: a scandire il ritmo delle proprie attività non è la sorte, né la professionalità né tantomeno la bravura, ma… un provvedimento governativo.

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