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Giudice contiguo alla mafia, Tirrito: “Biasimo assoluto per chi vestito di legalità tradisce lo Stato”

"Il monitoraggio delle infiltrazioni criminali va fatto costantemente e a ogni livello"

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“La condanna a 8 anni e 6 mesi per l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto (nella foto), nel frattempo radiata dalla magistratura, per aver gestito in modo clientelare, in cambio di denaro e favori, le nomine degli amministratori giudiziari dei patrimoni confiscati alla mafia, è un episodio fortemente impattante nell’economia della lotta alla mafia”. Lo afferma Maricetta Tirrito, portavoce del Cogi (Comitato collaboratori di Giustizia).

“Quando si combatte la mafia – afferma Tirrito – si pensa che il nemico sia quello, non certo pezzi delle Istituzioni che diventano conniventi. Un fenomeno che non solo da condannare, ma da deplorare.

Questi personaggi sono vestiti di legalità mentre commettono le peggiori illegalità, ed è dunque più difficile individuarli e stanarli dal loro bunker di potere. Biasimo totale verso la Saguto, per il ruolo che le era stato conferito e che ha svolto in maniera così vergognosa per interessi personali; di contro plauso assoluto alla magistratura e alle forze di polizia, capaci di muoversi su un terreno minato com’è quello delle investigazioni sotto traccia.

Chi si macchia di reati come questo – prosegue -, è da paragonare al peggiore dei criminali, perché il tradimento dei valori costituzionali e sociali, il calpestare la fiducia che il cittadino ripone nella Giustizia, rappresenta un danno incommensurabile provocato all’intera collettività.

L’augurio – ma dovrebbe essere la norma – è che a ricoprire queste cariche ci vadano persone coerenti con i principi che dicono di aver sposato. Confidiamo nel controllo, sempre e comunque, anche degli intoccabili. D’altronde – conclude Maricetta Tirrito -, questa è la prova che il monitoraggio delle infiltrazioni criminali va fatto costantemente e a ogni livello, ma anche del fatto che, per fortuna (e per merito investigativo), nessuno è al di sopra della Giustizia”.

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