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Chiusura dello sport: danno da 8,5 miliardi. 1 milione di lavoratori a casa e praticanti senza attività fisica

Palestre, piscine e centri sportivi chiusi. Il lamento di dolore di un settore colpito al cuore

Mai così buio il momento per lo sport. Quello che si svolge nelle palestre, nelle piscine e nei centri sportivi è in ginocchio. Le ultime restrizioni indicate dal Dpcm del 24 ottobre ha serrato gli ingressi dei 100 mila centri in tutta Italia.

Dolore e disappunto dei lavoratori sportivi. Sport e Salute interviene in queste ore a sostegno

Un danno economico pari a 8,5 miliardi nell’indotto che coinvolge tutte le fasce di età e tutte le categorie sociali. La stima fa paura e adombra un orizzonte di medio termine. Secondo l’Associazione Nazionale Impianti Sport&Fitness, con palestre e campi sportivi, all’eventuale uscita dall’emergenza la prossima primavera le perdite economiche genererebbero un danno finanziario che va dal 50% al 60%, rispetto al 2019. Non solo strutture in crisi, ma anche i lavoratori. Quelle persone che offrono la propria competenza sportiva, terapica, manageriale, scientifica. Un milione di dipendenti a casa. E’ intervenuto il Governo per porre rimedio alla grave situazione degli attuali “senza lavoro”: 800 euro di indennità per questo mese di chiusura. Fino al 24 novembre. E se si andasse oltre, come gli scenari sanitari fanno presupporre? Probabilmente ci vorrebbero altri soldi sul piatto. Ma la categoria degli sportivi che lavorano all’interno del circuito gridano il loro dolore e il loro disappunto, per la decisione presa nonostante i protocolli avessero confortato i dati di contagiosità. Quasi nulla all’interno di strutture protette e continuamente sanificate. Tuttavia, come indicato anche dal ministro Spadafora, che sta lavorando in queste ore con Sport e Salute, per garantire le dovute coperture economiche a chi è rimasto senza lavoro, gestori e dipendenti, l’obiettivo del Decreto governativo è quello di limitare la socialità delle persone. Alla base dell’elevata crescita della curva dei contagi.

Proteste in tutta Italia da gestori e lavoratori sportivi: il tentativo di colmare le perdite

Proteste, iniziative via social e manifestazioni. La categoria sportiva alza voce e cuore per non morire, di fame e di lavoro. E’ una vicenda complicata, una situazione nera economicamente. La prima nella storia dello sport, a memoria di avvenimenti. In tutta Italia si stanno generando polemiche e opposizioni. Si è interrotta un’attività già ampiamente danneggiata per tre mesi. Chiusa per lo scorso lockdown del 2020. Se ne paventa un secondo. Poco fa l’Istituto Superiore di Sanità ha snocciolato i nuovi dati e sembrano non essere consolanti. Nel Lazio i dati del contagio tra persone hanno una incidenza che oscilla tra l’1,3 e l’1,4. I medici negli ospedali chiedono in gran parte di chiudere tutto. Altri cercano di calmare gli animi. Dal 25 maggio il settore sportivo del wellness aveva riaperto le attività cercando di colmare le perdite dei mesi precedenti. Molti clienti e soci di centri e piscine e palestre hanno rinunciato alla consueta frequentazione. E il Covid-19 è il colpevole principale.

Torna la pratica via web: Zoom e Skype per milioni di praticanti

Nonostante la chiusura forzata e il rispetto anche per questo ennesimo Dpcm, palestre e centri offrono servizi sportivi per non rinunciare in modo definitivo al proprio lavoro. La pratica viene fatta all’aperto, come indica anche lo stesso Decreto. Si adeguano allora, ancora una volta, i gestori, abbandonando comunque gran parte di aree di business che sarebbero potute crescere, frequentando ambienti interni ai centri e alle strutture. Molti centri sportivi dispongono di spazi all’aperto e qui si possono praticare discipline non di contatto come tennis o padel, ad esempio. In tensostrutture che non hanno coperture laterali a chiudere aria e ambiente. Ma anche  via social diventa possibile proseguire allenamenti e attività fisica. Numerose palestre mettono a disposizione frequentazioni mediante Zoom oppure Skype di utenti che da casa non terminano di praticare lo sport. E sono 20 milioni in Italia. Un popolo intero.

Duregon: “Grave il quadro che ne esce. Nel 2021 il 60% di danno economico”

«Per stimare il danno economico – spiega Giampaolo Duregon, presidente dell’Anif  come riporta IlSole24ore – dobbiamo ragionare su tutto il periodo della pandemia, sperando di esserne fuori entro la primavera del 2021. La situazione è che nei primi 2 mesi del 2020 (gennaio-febbraio) eravamo già in perdita per l’imminente arrivo del Covid in Italia. Nei tre mesi successivi (da marzo a maggio) la perdita è stata totale a causa del lockdown, mentre nei seguenti quattro mesi (da giugno a settembre) è stata al 50%. A ottobre la perdita è del 40% mentre a novembre sarà totale. Nel caso si riaprissero gli impianti da dicembre in avanticontinua il presidente Anifavrebbero comunque un flusso economico non superiore al 20/30% rispetto all’anno precedente. Per il 2020 prevediamo un calo sostanziale pari al 70%, considerando che il totale del flusso economico annuo dei 100mila centri sportivi è 12 miliardi, solo per il 2020 il danno economico è di otto miliardi e mezzo circa. Nel 2021conclude Duregonmolto dipenderà da quando supereremo l’emergenza Covid, ma prevediamo danni intorno al 50/60% rispetto al 2019».

Corsi on line e quote iscrizione senza rimborsi. Una chiusura non voluta

Per quanto riguarda le quote di iscrizione e di frequentazione dei  centri sportivi, questi ultimi non potranno rimborsare l’investimento fatto dalle persone. Non ci saranno voucher questa volta, come accaduto invece nella scorsa primavera. Come indica lo stesso Sole24ore: “Le palestre si stanno attrezzando a dar mesi in più alla scadenza dell’abbonamento, per un valore pari all’esercizio non fornito a seguito della chiusura del mese di novembre a causa del Covid-19 . Ci sono palestre, inoltre, che oltre a sospendere l’abbonamento forniscono ai propri abbonati corsi online (dietro però il pagamento di un’ulteriore fees) da svolgere a casa. La gestione dei singoli casi quindi rimane piuttosto soggettiva e dipende dal tipo di struttura e di abbonamento acquistato. Gli operatori sono disponibili a trovare una soluzione che sia un compromesso sostenibile per la struttura e che accontenti il cliente, fermo restando che nessuno ha chiuso il proprio centro sportivo intenzionalmente”.

I rimedi governativi: indennità ai dipendenti e fondo perduto per le strutture sportive

Il decreto legge n.137 del 28 ottobre 2020 (pubblicato sull’edizione straordinaria della «Gazzetta Ufficiale» n. 269 del 28 ottobre, in vigore dunque dal 29)prosegue a precisare Il Sole24ore, mediante una specifica inchiesta – per il milione di lavoratori del settore (collaboratori Coni e Comitato paralimpico, federazioni sportive, società e associazioni dilettantistiche) è prevista un’indennità di 800 euro (che sarà erogata tramite la società Sport e Salute nel limite di 124 milioni). Per chi ha già ricevuto l’indennità a marzo, aprile maggio e giugno non è necessario inoltrare domanda perché il rimborso avverrà in automatico anche per novembre, mentre per tutti gli altri operatori che hanno i requisiti sarà necessario inviare richiesta telematica entro il 30 novembre e saranno indennizzati in base di ordine cronologico di presentazione.

Per le società dilettantistiche è poi previsto un fondo di 50 milioni, mentre per l’impiantistica sportiva vanno infine 5 milioni”.

(Il Faro online)