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Finanze vaticane, il 18 gennaio l’udienza per l’estradizione di Marogna

La manager cagliaritana è accusata di appropriazione indebita e peculato, nell’ambito dell’indagine sul cardinale Angelo Becciu e sulla distrazione di alcuni fondi vaticani

Città del Vaticano – Si terrà il 18 gennaio prossimo l’udienza per l’estradizione di Cecilia Marogna, la manager cagliaritana accusata di appropriazione indebita e peculato, nell’ambito dell’indagine sul cardinale Angelo Becciu e sulla distrazione di alcuni fondi vaticani (leggi qui). Negli atti era emerso che le erano stati affidati 500 mila euro per il suo lavoro di esperta di relazioni internazionali, usati, secondo le accuse, per acquistare regali per mogli di diplomatici.

La 39enne, dopo essere stata fermata il 13 ottobre a Milano a casa di un compagno (leggi qui), è stata scarcerata e rimessa in libertà con il solo obbligo di firma dopo la decisione della quinta sezione penale della Corte d’appello (leggi qui). Ora Marogna si dovrà ripresentare davanti allo stesso collegio, assistita dagli avvocati Fabio Federico e Maria Cristina Zanni, dello studio Dinoia, per iniziare la discussione nel merito della procedura di estradizione.

Entro quella data le autorità vaticane dovranno trasmettere gli atti in possesso per dimostrare le accuse. La difesa aveva, già in passato, fatto sapere che però non sussisterebbero i termini per farla eventualmente processare dai giudici della Santa Sede, visto che nei Patti Lateranensi, all’articolo 22, è prevista solo l’estradizione da Vaticano a Italia, ma non è normato il contrario.

In effetti, anche i giudici milanesi (presidente Matacchioni e membri del collegio Arnaldi e Siccardi), nell’ordinanza di scarcerazione, avevano sollevato un dubbio sul punto, scrivendo: “La difesa ha introdotto una complessa tematica in ordine alla possibilità di concedere l’estradizione, relativamente alla quale si intravedono profili di apprezzabile sostenibilità”.

E ancora: “Marogna è cittadina italiana e vanta un indubbio radicamento sul territorio nazionale, essendo anche madre di una figlia minorenne“. Dal canto suo la giustizia vaticana aveva fatto appello al fatto che i due Paesi facessero parte di una convenzione Onu sui reati correttivi che implica lo ’scambiò di persone indagate in modo bilaterale. (fonte Agi)

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