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Le Rubriche di Il Faro Online - Infanzia & Adolescenza

Covid-19 ed infanzia: come la pandemia ha fatto luce sui diritti negati

Per gli esperti, l’emergenza socio-sanitaria che stiamo ancora attraversando, proprio perché ha fatto emergere problematiche esistenti da tempo, potrebbe rappresentare un punto di partenza

A cura di: CLARISSA MONTAGNA

Infanzia e Adolescenza – Un’emergenza sanitaria, che si è inevitabilmente trasformata anche in una crisi economica e sociale. Questo è quello che la pandemia globale da Covid-19 si sta portando dietro. Una crisi che sta coinvolgendo tutti, ma di cui a patirne le conseguenze, sono soprattutto i bambini e gli adolescenti.

In particolare il periodo del lockdown, in cui le famiglie italiane si sono ritrovate a sperimentare di persona una sorta di “isolamento forzato”, è stato il momento in cui sono venute alla luce tante problematiche già esistenti.

“Sono stati compromessi i diritti allo studio, al gioco, alla socialità – ha commentato Arianna Saulini, portavoce del Gruppo CRC (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza), ospite della puntata Edizione Speciale trasmessa da ilfaroonline.it -. La cosa che più sconvolge è che questi temi sono stati esclusi dall’agenda politica, quando avrebbero meritato una maggiore attenzione. Proprio la politica, infatti, avrebbe dovuto assumere un ruolo primario nel cercare di limitare le situazioni di disagio con cui i ragazzi hanno dovuto fare i conti, ma si sta ancora mostrando come la grande assente rimanendo indifferente”.

Tra le criticità emerse nel lockdown, una di quelle più importanti è la difficoltà di recepire segnali di allarme su quello che accadeva all’interno delle mura domestiche, a causa dell’isolamento sociale, che potevano celare, invece, anche episodi di violenza. “Non dimentichiamoci che in ogni episodio di violenza – sottolinea Vincenzo Taurino nel corso del suo intervento, che ha partecipato alla puntata anche in qualità di sociologo (esperto dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) e presidente dell’Associazione “Io, Noi – dietro la mano del carnefice c’è sempre un mostro: l’indifferenza”.

Per gli esperti, l’emergenza socio-sanitaria che stiamo ancora attraversando, proprio perché ha fatto emergere problematiche esistenti da tempo, potrebbe rappresentare, però, un punto di partenza: “Può essere anche un’ occasione per ripensare alle carenze del nostro sistema – spiega Saulini -. Abbiamo la possibilità di usufruire dei fondi e questo ci impone di non sprecarli, ma di usarli per tornare al passo con il resto d’Europa”.

Per quanto riguarda la perdita di socialità, uno dei sacrifici più grande per i bambini italiani, è stato il non poter più andare a scuole e relazionarsi con i propri compagni, il che ha portato diversi disagi mentali e disturbi: “I nostri ragazzi hanno perso la sensorialità – afferma Gabriella Falcicchio, pedagogista e Ricercatrice presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bari, ospite della puntata – . Le costrizioni imposte dal Covid-19 non devono tramutarsi in un annullamento dei sensi e della corporalità. Basterebbe che il sistema educativo in prims, proponesse metodi di insegnamento alternativi, lontani dal vecchio sistema impositivo”.

“Ci sono proposte interessanti, – prosegue la Falcicchio – come riallacciare l’educazione con l’ambiente naturale, ma sembrano essere accolta solo da una stretta cerchia di appassionati e non dalla Politica”.

Tanti disagi per gli studenti sono emersi anche con l’impiego della didattica a distanza, che ha fatto luce su disparità a livello di competenze digitali, difficoltà per chi non ha la possibilità di comprare un apparecchio tecnologico e l’inclinazione dei rapporti con gli insegnati, tramutatesi in “figure dietro uno schermo”. Un impatto notevole c’è stato soprattutto per gli studenti stranieri, già afflitti da disparità e violazione di diritti.

“Il Covid19 ha avuto un impatto devastante sulle famiglie straniere – ha detto Luca Di Sciullo, Filosofo e Direttore del Centro Studi Idos, ospite della puntata – che non hanno i mezzi per seguire la didattica a distanza. Tra gli studenti stranieri è registrata, infatti, una elevata percentuale di dispersione scolastica, di ragazzi che decidono di abbandonare gli studi, si pensi che solo il 5% frequenta l’Università. Per non parlare dei minori stranieri non accompagnati, che arrivano in Italia con lo scopo di trovarsi un lavoro per riuscire a mandare dei risparmi a casa”.

“Il guaio è – conclude di Sciullo – che le organizzazioni criminali si nutrono di queste situazioni problematiche ed offrono a questi ragazzi lavori illegali. La pandemia ha solo aggravato questa situazione già critica e sono sempre meno i giovani stranieri che riescono a concludere gli studi, vedendosi negato un futuro ed un’integrazione”.
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