Microplastiche, al via il monitoraggio nei fiumi Arrone, Zambra e Mignone

L'iniziativa è promossa da Contratto di fiume Arrone, Enea, Campus biomedico ed Università di Roma La Sapienza, con un contributo della Fondazione A.M. Catalano

Fiumicino – I fiumi raccolgono, trasportano e distribuiscono enormi quantità di plastiche in mare: è questa l’emergenza dei nostri tempi, tematica con la quale tutte le comunità si stanno confrontando, lasciando emergere le grandi contraddizioni nell’uso del prezioso materiale presente in ogni nostro gesto quotidiano.  “Non è la plastica il vero problema ma l’utilizzo superficiale, errato, distratto, che noi facciamo di essa e, soprattutto, la cattiva gestione dei rifiuti solidi urbani. Un materiale così prezioso da cambiare le nostre vite merita un’attenzione diversa e un riciclo multiplo, non è possibile concepire un fine vita così irresponsabile, non è possibile concepire l’idea di usa e getta, che in natura non trova nessuna affinità con alcun ciclo vitale. E’ necessario inoltre rivedere oltre le normative di riferimento, i processi di trattamento delle acque reflue, che non sono stati sviluppati per trattare questo tipo di inquinante emergente” dice Loris Pietrelli, docente di Sostenibilità dei materiali polimerici presso l’Università di Roma La Sapienza e responsabile scientifico del progetto Contratto di fiume, costa e paesaggio Arrone finanziato dalla Regione Lazio con un contributo della Fondazione A.M. Catalano.

La Fondazione Anna Maria Catalano rende noto che, al fine di valutare il contributo in microplastiche che, in modo consistente deriva dai lavaggi delle lavatrici, i tecnici di Enea, Campus Biomedico, Università La Sapienza e Contratto di fiume Arrone, stanno conducendo un monitoraggio dei corsi d’acqua Arrone, Zambra e Mignone sui quali 7 depuratori sversano i propri reflui trattati. Infatti, per ogni lavaggio secondo un recente studio scientifico vengono rilasciate  fino a 700 mila microfibre derivanti dai nostri capi di abbigliamento ormai quasi esclusivamente costituiti di fibre sintetiche.

“Stiamo realizzando alcune ricerche che confluiranno in una tesi di laurea, svolta insieme al Campus Biomedico, per valutare il rapporto che esiste tra la quantità di microfibre che arriva ai depuratori e quella che viene diffusa nell’ambiente per migliorare il processo di depurazione da microplastiche che, silenziosamente stanno invadendo corpi idrici, fasce riparie, fondali, habitat di estrema importanza sia nelle aste fluviale che in mare” dice Patrizia Menegoni di Enea.

“Le microplastiche e microfibre – spiega la Fondazione A.M. Catalano – si distribuiscono nelle colonne d’acqua dolce o marina, nei sedimenti ed entrano in contatto con l’intera catena alimentare, invertebrati, pesci, uccelli, mammiferi.

Si frammentano e finiscono per essere talmente piccole (nanoplastiche) da attraversare le pareti cellulari per fissarsi nei tessuti. Le microplastiche sono in pratica piccoli vascelli che trasportano molti composti inquinanti quali, pesticidi, metalli pesanti, etc che si attaccano alle catene polimeriche creando seri problemi alla vita dell’organismo o di quanti si nutriranno di esso, compreso l’uomo”.

Con il progetto Life Blue Lakes Enea sta monitorando le acque del Lago di Bracciano, fonte di acqua potabile per la città di Roma, dal quale nasce il fiume Arrone. “Il lago di Bracciano è il nostro laboratorio in cui stiamo testando un protocollo di campionamento e analisi delle microplastiche utile per le attività di monitoraggio delle acque dolci delle Arpa italiane, l’Arrone in quanto emissario di questo lago ci consente di valutare in modo più ampio la diffusione delle particelle nei corpi idrici” dichiara Maria Sighicelli di Enea.
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