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La violenza sulle donne, i dati del fenomeno ai tempi del Covid-19

L’andamento dei reati di violenza di genere nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2020, confrontato con l'analogo periodo dell’anno precedente

Con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito, per il 25 novembre di ogni anno, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le Ong ad organizzare, in quella data, attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.
La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita partendo dall’assunto che la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani. Tale violazione è una conseguenza della discriminazione contro le donne, dal punto di vista legale e pratico, e delle persistenti disuguaglianze tra uomo e donna.

Un fenomeno sommerso

La violenza contro le donne, così come quella contro i minori, fenomeni fortemente interconnessi tra loro, sono di difficile misurazione perché in larga parte gli episodi di violenza non vengono denunciati. Molto spesso si tratta di violenze intrafamiliari, che avvengono, cioè, all’interno delle mura domestiche, molto difficili da parte delle vittime da dichiarare e denunciare.
Data la complessità dei contesti familiare e sociale in cui si sviluppano le violenze, il sommerso relativo a questa tipologia di reati è molto elevato, per questo, al fine di avere una fotografia reale del fenomeno, non è possibile limitarsi a considerare solo le fonti di natura giudiziaria, fatta eccezione per il dato sugli omicidi delle donne.

La violenza di genere ai tempi del Covid-19

L’emergenza generata dall’epidemia di coronavirus ha accresciuto il rischio di violenza sulle donne e, di conseguenza sui loro figli, come dimostrato dai dati sulla violenza assistita, poiché molto spesso la violenza avviene dentro la famiglia.
Le disposizioni normative introdotte durante il lockdown, al fine di contenere il contagio si sono rivelate, esse stesse, purtroppo, un elemento che ha favorito l’aumento degli episodi di violenza, in considerazione anche del fatto che le disposizioni inerenti il distanziamento sociale hanno ostacolato la rilevazione degli episodi stessi e l’accoglienza delle vittime nei centri specializzati.

Le chiamate al numero verde 1522. I dati nel periodo di lockdown

La lotta alla violenza tuttavia non si è fermata in questo periodo. Il numero 1522 anti violenza e stalking, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità; i centri antiviolenza e le case rifugio sono sempre rimasti attivi, nel rispetto delle prescrizioni igienico-sanitarie previste.

Durante il lockdown sono state 5.031 le telefonate valide al 1522, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%). Tale incremento non è attribuibile necessariamente a maggiore violenza ma alle campagne di sensibilizzazione che hanno fatto sentire le donne meno sole.

Le denunce per maltrattamenti in famiglia sono diminuite del 43,6%, quelle per omicidi di donne del 33,5%, tra le quali risultano in calo dell’83,3% le denunce per omicidi femminili da parte del partner. Per poter dare una lettura adeguata del fenomeno sarà necessario un periodo di riferimento più lungo.

Per il Lazio, il tasso di incidenza passa dal 6,8 del 2019 al 12,4 dello stesso periodo del 2020, per la Toscana, dal 4,8 all’8,5 per 100 mila abitanti. Le vittime chiamano di più rispetto allo stesso periodo del 2019 anche dalla Sardegna e dall’Umbria.
Le chiamate motivate da una richiesta di aiuto per violenza subita ammontano a 1.543, ma si chiama anche per avere informazioni sul servizio 1522 (28,3%), o per manifestare altre situazioni di disagio diverse dalla violenza (17,1%).
Il 45,3% delle vittime ha paura per la propria incolumità o di morire; il 72,8% non denuncia il reato subito. Nel 93,4% dei casi la violenza si consuma tra le mura domestiche, nel 64,1% si riportano anche casi di violenza assistita.

L’andamento dei reati riconducibili alla violenza di genere nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2020, confrontato con analogo periodo dell’anno precedente

Nel particolare, sono stati analizzati i reati afferenti alla violenza di genere, con specifico riguardo a quelli consumati in ambito domestico. In particolare, si rileva che i reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi e atti persecutori, diminuiti durante i mesi del confinamento, tornano ad aumentare nel mese di maggio e a presentare una leggera inflessione nel mese di giugno, pur mantenendosi sempre inferiori a quelli dello stesso periodo dell’anno precedente.

Le violenze sessuali aumentano a maggio e ancora di più a giugno, ma restano sempre al di sotto dei valori di gennaio e febbraio 2020.

I reati di minaccia, lesione personale e percosse, con particolare riferimento all’ambito familiare, registrano un’importante flessione durante il primo periodo di lockdown.

Gli omicidi si confermano in calo rispetto all’analogo periodo del 2019, ma le vittime di sesso femminile aumentano, seppur di poco; l’incidenza delle persone offese donne aumenta nel 2020, anche per gli omicidi in ambito familiare; si registra un lieve incremento anche degli omicidi commessi da partner o ex partner.

Nei mesi di gennaio e febbraio, antecedenti il lockdown, si nota un andamento pressoché costante dei suddetti reati, seppur in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei mesi di marzo e aprile, durante il confinamento, si evidenzia al contrario una decisa flessione, sia rispetto al medesimo periodo del 2019, che in raffronto ai mesi di gennaio e febbraio 2020. Nei mesi di maggio e giugno, si assiste ad un incremento degli stessi, che evidenziano valori simili a quelli di inizio anno.
Fonte: Ministero Interni – Servizio Analisi criminale. Clicca qui per accedere al Rapporto: “Violenza di genere e omicidi volontari con vittime donne Gennaio – Giugno 2020”
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