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#Tuttexuna: a Fiumicino tante scarpe rosse per gridare al mondo “no” alla violenza sulle donne foto

L’iniziativa ha lo scopo di portare avanti il progetto "Zapatos rojos" ideato dall'artista messicana Elina Chauvet in memoria delle vittime di violenza

Fiumicino – Scarpe e rose rosse in memoria di tutte le donne assenti, perché cancellate dalla violenza. Un corteo di donne a cui è stato tolto il diritto alla vita e di cui rimangono solo le scarpe, che non potranno mai più essere indossate. Scarpe che parlano, anzi gridano, e tirano fuori tutta la violenza che chi le possedeva ha subito. Oggi, 25 novembre 2020, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Associazione “Tuttexuna” ha deciso di commemorare così le donne vittime di violenza, esponendo proprio queste scarpe sulla scalinata del palazzo del Comune di Fiumicino.

L’iniziativa, durante la quale chiunque ha avuto la possibilità di contribuire lasciando un paio di scarpe ed accessori di colore rosso, ha lo scopo di portare avanti il progetto “Zapatos rojos” ideato dall’artista messicana Elina Chauvet, per tenere acceso un barlume di speranza e cercare di indirizzare verso la giusta strada da percorrere per porre fine a tutto questo.

“Tuttexuna” è un’Associazione che si occupa di prevenire la violenza, sostenere, accogliere ed orientare le donne vittime di maltrattamenti sia fisici, che e psicologici e di qualsiasi altra forma di abuso. “L’idea di fondare l’Associazione nasce in primis da una mia esigenza personale, – dichiara Antonella Mazzarese, presidente di ‘Tutte x Una’ – in quanto sono stata vittima di violenza. Ho cercato di trasformare la parte negativa del mio vissuto in qualcosa di positivo, coinvolgendo anche altre donne, che hanno dei valori, che hanno a loro volta subito e che insieme a me condividono un obiettivo comune”.

“Noi tutte abbiamo deciso di portare avanti il progetto dell’artista messicana, – spiega Antonella – che come ci ha insegnato, ricorda un corteo silenzioso di donne che non ci sono più, ma se osserviamo queste scarpe per terra, per noi è come se ci fossero. Le commemoriamo oggi, come ha fatto lei allora e vogliamo fare in modo che questo progetto non sia solamente una cosa fine a sé stessa. Auspichiamo che diventi una tradizione del territorio. Noi qui iniziamo con circa 26 scarpe, Elina a suo tempo aveva iniziato con 33 e ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di un progetto che, insieme a lei, porteremo avanti in rete e non solo su Fiumicino, ma in Italia e nel mondo”.

L’iniziativa ha lasciato un messaggio forte, come forte è il colore rosso che la rappresenta, e ci ricorda che questa è una battaglia che va portata avanti tutti i giorni, non solo oggi. Purtroppo, sono molte le donne che non ce l’hanno fatta o che non riescono a denunciare abusi e violenze subite, nonostante negli ultimi anni si siano moltiplicati i centri, gli sportelli e le associazione di assistenza: “Le donne che vivono queste situazioni dovrebbero comprendere che è più facile fare un passo indietro quando si è ancora in tempo – commenta Federica Gisoni, segretaria dell’Associazione -. Quando ci sono screzi tra una coppia, le cose si possono sistemare, ma nei casi in cui c’è violenza no. La violenza non finisce mai, si presenta solo in un’altra forma e non ti permette più di compiere quel famoso passo che poteva renderti la vita migliore”.

“Le scarpe che sono qui oggi, se si osservano bene, gridano, – sottolinea Simona Vita, segretaria di ‘Tuttexuna’ – perché ogni singola scarpa rappresenta quel passo che non si è riuscito a fare, per tirare fuori il coraggio necessario a poter denunciare. Mi  auguro con tutto il cuore che le donne che ce l’hanno fatta, siano un esempio per tutte quelle che non riescono a tirar fuori la voce. I nostri obiettivi sono questi e continueranno ad essere questi: dar voce a chi non riesce, ma allo stesso tempo dare supporto anche a chi ci è riuscita”.

I tipi di violenza che molte donne hanno subito e che continuano a subire, a volte anche in silenzio, sono tanti, ma tutti hanno le stesse dannose conseguenze: “Non sono stata vittima di violenza fisica, ma ho avuto un’esperienza di violenza psicologica – spiega Mara Compagnone, vicepresidente dell’Associazione – e posso assicurare che non è da sottovalutare. La nostra causa vuole fare in modo che prima o poi si possa dire ‘basta’ definitivamente alla violenza sulle donne. So che è difficile, noi siamo solo una piccola gocciolina nell’oceano, ma più gocce, unite insieme, possono fare tanto. Noi ci siamo e ci saremo sempre. Siamo qua per ascoltare, accogliere e supportare”.

Solidarietà ed un invito a non restare in silenzio per uscire finalmente dall’incubo, questo è quello che ha voluto diffondere l’iniziativa: “Alle donne che stanno subendo violenza e che non ce la fanno a dire basta, io dico di guardarsi dentro – conclude Alessia Pinna, tesoriera di ‘Tuttexuna’ –  perché ogni donna ha la forza di vincere qualunque battaglia, soprattutto quella per la propria felicità e la propria libertà. La nostra Associazione è qui anche per questo, ci siamo e vogliamo aiutare più donne possibili, ma la cosa fondamentale è che una donna ami prima sé stessa, per poi permettere ad un uomo di amarla come merita”.
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