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Contro la violenza sulle donne, gli azzurri del canottaggio: “Mai più sofferenza”

Esprimono il loro parere gli atleti della Nazionale Italiana. Abbagnale ambasciatore di Telefono Rosa: “Violenza è abominevole”

Roma – Lo scorso 25 novembre è stata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una ricorrenza, voluta dall’assemblea dell’Onu nel 1999, che assume un significato ancora più importante per le ultime due notizie di donne uccise. Le cronache e le denunce riportano giornalmente, infatti, che la pandemia da Covid-19 ha fatto aumentare, a causa della quarantena, i maltrattamenti in famiglia con il conseguente aumento delle violenze commesse sulle donne. I dati dicono che nei primi 10 mesi del 2020 i femminicidi sono stati quasi cento, senza contare le richieste di aiuto alle associazioni, che sono cresciute del 7,3% (dato Istat).

Tra queste Associazioni c’è anche il Telefono Rosa al quale sarebbe stata finalizzata la raccolta fondi in occasione della regata “Via le mani…dalle donne” che ogni anno veniva organizza a Roma dalla Federazione Italiana Canottaggio in collaborazione con l’Associazione Hands off Women. Sarebbe stata l’ottava edizione, ma anche se non sarà disputata a causa delle misure di contrasto alla pandemia, il canottaggio comunque vuole essere vicino a tutte le donne oltreché alle sue donne che remano e si impegnano giornalmente per la ottenere la parità di genere anche nello sport, e nel canottaggio in particolare. La violenza sulle donne, come fenomeno sociale, è da combattere giornalmente con ogni tipo di azione e di testimonianza.

Abbiamo raccolto, tra le atlete e gli atleti della nazionale, alcune testimonianze che riportiamo, come pure quelle del presidente Giuseppe Abbagnale, ambasciatore del Telefono Rosa, che dice: “La violenza sulle donne, e su tutte le persone fragili, fisica, psicologica e verbale, è abominevole e lo è sempre, in ogni momento e nessuno deve mai giustificarla. Essa va combattuta con la cultura e l’amore poiché nessun uomo deve sentirsi in diritto di sopraffare le donne e tutte le persone che hanno bisogno di aiuto e sostegno“. Al Presidente fanno eco anche gli Azzurri che hanno voluto far sentire la propria voce in questa importante ricorrenza:

Bruno Rosetti – “La violenza non è forza, ma un atto di debolezza, di codardia! Aiutiamo tutti insieme a fermare tutto questo, #iodiconoallaviolenza“.

Valentina Rodini – “Mio papà mi ha educato pronunciando questa frase: ‘Mi ricorderò sempre il giorno delle mie nozze quando chiesi a mio zio di darmi un consiglio e lui mi disse: Non alzare mai le mani su tua moglie“.

Clara Guerra – “La violenza non è forza, ma debolezza… per sentirsi più forti alcuni uomini cercano di sottomettere le donne non rendendosi conto che così facendo si rendono più deboli“.

Vincenzo Abbagnale – “Ogni giorno la violenza minaccia il futuro di milioni di bambine, ragazze e donne. Per loro, vincere una gara non basta. E non ci sono cerotti o punti di sutura per le loro ferite”.

Alessandra Patelli – “La violenza sulle donne è una realtà ancora estremamente presente purtroppo anche nel mondo occidentale, violenza non solo fisica, ma anche verbale e psicologica. Questo lo reputo inammissibile e penso sia necessario educare al rispetto e all’amore sin dall’infanzia. È inoltre essenziale parlarne non solo oggi che è la giornata dedicata al tema, ma il più spesso possibile e soprattutto coinvolgendo anche la parte maschile: è fondamentale che anche gli uomini siano partecipi e coscienti di quello che subiscono molte donne, altrimenti credo che sarà difficile un vero e proprio cambiamento“.

Greta Elizabeth Muti – “Il femminicidio comincia dalla semplice mancanza di rispetto nei confronti di una donna, che lacera mano a mano la sua autostima“.

Marco Di Costanzo – “Le donne non dovrebbero essere toccate nemmeno con un dito, quante volte abbiamo sentito dire questa frase, eppure spesso nella realtà non è così. Ancora ai giorni nostri la violenza sia verbale che fisica, continua ad essere perpetrata nei confronti delle donne. È importante, quindi, sensibilizzare quanto più possibile sull’argomento: personalmente provo odio profondo di chi compie violenze sulle donne e sulle persone fragili“.

Federica Cesarini – “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci“.

Cristina Scazzosi – “Ho subito uno stalking per qualche anno da un dipendente di un albergo che mi chiamava e mi seguiva ad ogni mio passo. Da non vedente ero ancora più spaventata poiché fino a quel momento ero stata una persona libera di andare in giro, di andare ballare quando volevo e tornare a casa anche alle cinque del mattino, e non ho mai avuto grandi paure prima di allora. Questo stalker mi ha fatto conoscere la paura ed è stata un’esperienza bruttissima, poiché non ti senti più sicura e non sei più libera. Non dobbiamo permettere a questi aggressori di portarci ad avere paura, poiché è brutto vivere nella paura. Dovremmo poterci sentire sicure e libere. Dobbiamo sempre segnalare e denunciare anche se le minacce inizialmente non sono aggressive. Dobbiamo credere nella giustizia, ma quando è colpevole questa gente deve pagare seriamente perché impediscono la libertà, quella libertà che, con tanti sacrifici e lotte, siamo riuscite a conquistare“.

Luca Chiumento – “La violenza sulle donne è ormai un problema che purtroppo conosciamo bene, uniti possiamo sconfiggerla“.

Carmela Pappalardo – “Recentemente c’è stato un flashmob dove ho visto presenti moltissime donne che intonavano una canzone contro la violenza sulla donne e una frase molto bella secondo me è questa: la colpa non è mia, né di dov’ero, né di come ero vestita. Lo stupratore eri tu, lo stupratore sei tu”.

Valentina Iseppi – “Dico alle donne di non aver paura di denunciare o parlare di chi le sta maltrattando e di non avere paura delle conseguenze. Anche se non si è creduti bisogna continuare a farlo“.

Giovanni Abagnale – “Madri, figlie, compagne di vita, le donne sono il nostro valore aggiunto per affrontare la vita e fare grandi cose. Saremmo navi alla deriva senza la loro guida, rispettiamole! #noallaviolenzasulledonne”.

Simone Martini – “La triste realtà è che il fenomeno della violenza sulle donne è tanto diffuso e sommerso! Nascosto e tollerato, è una realtà tristissima e distruttiva di cui dobbiamo parlare… non solo oggi ma sempre. Educare al rispetto ed al dialogo costruttivo… partendo dai più piccoli”.

Kiri Tontodonati – “Siamo unite contro chi usa la violenza per compensare i propri limiti morali e culturali. Dimostriamoci più forti delle loro debolezze. NO alla violenza sulle donne!”.

Stefania Gobbi –  “Una donna perché più sensibile, magari più fragile, non può e non deve mai diventare oggetto di maltrattamenti. Una gonna corta non può essere una scusa. Oggi lo ricordiamo, ma ogni giorno dovrebbe essere #noviolenceagainstewomen”.

Ludovica Serafini – “In questa giornata mi viene da dire che dobbiamo continuare a lottare per i nostri diritti: al rispetto, all’uguaglianza e al riconoscimento del valore di ciò che facciamo. Oggi non dobbiamo dimenticare nessuna mano alzata contro, ma ricordare”.

Chiara Ondoli – “È assurdo pensare che ancora oggi la violenza sulle donne rappresenta una delle violazioni più diffuse dei diritti umani, che non conosce confini geografici o culturali. E’ giunto il momento per tutti noi, donne, uomini, ragazze e ragazzi, di porre fine ad ogni forma di violenza verbale, fisica o psicologica contro le donne. Abbiamo coraggio, rompiamo il silenzio e fermiamo la violenza!!”

E non poteva mancare, in questo giorno e per questa ricorrenza, il pensiero del direttore tecnico Francesco Cattaneo il quale afferma: “In questo momento così complesso, è ancora più importante avere ben chiaro che le donne non vanno toccate ‘nemmeno con un fiore’. Ricordo che durante il primo lockdown, ma anche in questa seconda quarantena, molti esperti avevano espresso preoccupazione per il rischio che affrontavano molte donne costrette a stare chiuse per lunghi periodi dentro casa a stretto contatto con i propri ‘aguzzini’, vivendo situazioni di grande disagio che mettevano addirittura a rischio la loro incolumità e il loro benessere, con l’ipotesi di subire ancora maggiori violenze, una condizione che al solo pensiero mi fa rabbrividire. Nella nostra squadra ho chiesto fin da subito di fare i raduni con le componenti femminili e maschili insieme e nello stesso luogo, vivendo gli stessi ambienti, ma esigendo senza tollerare nulla il massimo rispetto tra i generi. La cultura della NON VIOLENZA va esercitata in ogni luogo possibile. Il canottaggio vuole contribuire a fare cultura di non violenza e massimo rispetto”.