Seguici su

Cerca nel sito

Napoli, il Covid-19 e l’omaggio a Maradona: il fallimento della ragione (e della politica)

Il Paese, da Nord a Sud, è lacerato sotto ogni punto di vista: economico, sociale, affettivo. Ma se la tua squadra vince un trofeo o perde "un eroe" si è "autorizzati" a tornare alla normalità

Napoli – Bandiere, lacrime, candele, fumogeni. “Oh mama mama mama, sai perché mi batte il corazon, ho visto Maradona” si canta davanti al San Paolo, che a breve sarà ribattezzato proprio col nome di uno dei più grandi calciatori che abbiano mai calcato i campi di gioco. Eppure le immagini che arrivano da Napoli, incredibilmente belle e scenografiche, destinate sicuramente ad entrare nella storia, non possono non aprire una riflessione sul delicato momento che tutto il pianeta sta vivendo.

Napoli, in piena zona rossa, scende in piazza per omaggiare la “Mano de Dios”, in barba a tutte le norme e i decreti vigenti (dura lex sed lex). Sugli schermi televisivi i telegiornali mostrano il “dolore” di una città rimasta orfana di uno dei suoi simboli più identificativi e subito dopo appare il cartello dove si chiede a medici specializzati (anche in pensione) di formare una task force di oltre 400 sanitari da inviare in Campania, una regione – va ricordato – che nelle ultime 24 ore conta altri 3.008 nuovi contagi da Covid-19, con ulteriori 49 morti (per un totale di 1.483 dall’inizio dell’epidemia). Una vera contraddizione.

Sui social qualcuno ha scritto: “Se sei un’estetista devi stare chiuso, se sei un tifoso puoi fare come vuoi”. E come dargli torto? Il Paese, da Nord a Sud, è lacerato sotto ogni punto di vista: economico, sociale, affettivo. Ma se la tua squadra vince un trofeo o perde “un eroe” si è “autorizzati” a tornare alla normalità. Invece per i tanti eroi che da marzo sono caduti nella lotta al coronavirus nessuna celebrazione, nessun “assembramento di piazza”. Papa Francesco era da solo, sotto la pioggia, quando il suono delle campane della basilica di San Pietro si mischiava a quello delle ambulanze; il presidente Mattarella era da solo quando salì le scalinate dell’Altare della Patria per omaggiare un altro eroe che diede la vita per questa nazione.

Ma ora si preferisce celebrare un altro uomo (che sicuramente merita di essere ricordato dal punto di vista sportivo) senza ricordarsi che centinaia di persone, soprattutto anziani, perdono la vita ogni giorno. Questo maledetto virus sta spazzando via le nostre radici, la nostra memoria, ma piuttosto che proteggere le nostre famiglie si preferisce cantare e abbracciarsi (più di qualcuno anche senza mascherina) come se nulla fosse accaduto. Come se nulla stia accadendo.

Il tutto nel silenzio complice della politica. In appena due giorni il sindaco di Napoli ha annunciato l’intitolazione dello Stadio San Paolo a Maradona che potrebbe arrivare entro due settimane perché a breve sarà presentata la  proposta formale della Commissione Toponomastica del Consiglio comunale (commissione che si svolgerà in videoconferenza perché c’è il Covid-19).

Eppure, non una parola “di rimprovero” è stata spesa per quei tifosi che da oramai 48 ore scorrazzano per una metropoli della zona rossa. Tace anche De Luca, che fino a poco fa tuonava contro i manifestanti che protestavano contro il coprifuoco, contro chi organizzava feste di laurea, contro chi andava in vacanza o usciva anche solo per una passeggiata sul lungomare… dov’è il lanciafiamme? La politica locale tace mentre Ministri e Premier continuamente ci dicono che a Natale e Capodanno non potremmo festeggiare con la famiglia al completo. Con che coraggio si possono vietare le settimane bianche, chiudendo anche gli impianti sciistici di tutta Europa, mentre non viene preso in considerazione alcun provvedimento per questo tipo di manifestazioni?

Un politico vero dovrebbe prendere decisioni per il bene di tutti i suoi elettori. Anche a costo di fare scelte impopolari. Ma ancora una volta la ragione si piega al sentimento, alla passione, alla logica del “per una volta non succede niente”. Peccato che non è “solo una volta”.

E così, mentre c’è gente che anche in zona gialla o in zona arancione si chiude in casa perché è la legge (e il buon senso?) a imporlo, il San Paolo si illumina con centinaia di fumogeni rossi. Ma chi oggi non avrebbe voglia di tornare allo stadio a tifare la propria fede calcistica, urlando al cielo con tutto il fiato che si ha in gola la gioia del gol, abbracciando quello sconosciuto che si ha di fianco che per un millesimo di secondo diventa tuo fratello? Chi non avrebbe voglia di tornare a viaggiare, di rivedere i propri genitori distanti centinaia di chilometri che oramai siamo abituati a vedere solo attraverso uno schermo? Chi non avrebbe voglia di uscire senza quella dannata mascherina che è sì scomoda e fastidiosa, ma allo stesso tempo tanto preziosa? A marzo sui balconi gli striscioni recitavano “andrà tutto bene”. Per il momento tutto sta andando da un’altra parte…
(foto: Daniel Diaz Vizzi, Cnn)