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Malattie ambientali: i rischi di una società iperconnessa

Secondo gli esperti, sono in aumento le persone costrette ad un completo isolamento sociale perché sensibili alle loro sostanze tossiche diffuse nell'ambiente

Di: CLARISSA MONTAGNA

Le innovazioni tecnologiche sono ormai diventate parte integrante della nostra vita quotidiana e la nostra società sta diventando sempre più iperconnessa: abbiamo a disposizione molteplici dispositivi che ci permettono di rimanere in contatto con chiunque, in tempo reale, senza la necessità della presenza fisica; lo spazio ed il tempo delle nostre relazioni sociali  sono stati radicalmente trasformati e si dissolvono facendoci sentire meno distanti, ma non per questo, meno isolati.

Queste innovazioni, infatti, a causa delle sostanze tossiche che sprigionano nell’ambiente in cui viviamo, stanno facendo aumentare le persone costrette ad un completo isolamento sociale perché sensibili a queste sostanze nocive:

“I soggetti affetti da Sensibilità Chimica Multipla (MCS) e da Elettrosensibilità (ES) –  ha spiegato Maurizio Martucci, giornalista e scrittore ospite della puntata Edizione Speciale trasmessa da ilfaroonline.it  – soffrono di malattie immunoneurotossiche, dannose per il nostro organismo. Il fatto che ci siano campi elettromagnetici ovunque, non permette a chi soffre di queste patologie di condurre una vita normale. Chi vive in un’abitazione collocata vicino ad un’antenna telefonica è costretto a cambiare casa, ma ci sono bambini e ragazzi che non riescono nemmeno a frequentare la scuola, fino ad arrivare ad una vera e propria ‘fuga dalle tossine’, con conseguente isolamento sociale”.

Problematiche che portano, quindi, danni fisici e disagi sociali, alla pari delle disabilità fisiche e psicologiche di cui in genere si parla, mentre non si sente quasi mai parlare di queste disabilità causate da fattori ambientali. “E’ come se tutti noi fossimo esposti ad un esperimento a cielo aperto – commenta Martucci -. Stiamo andando verso un punto di non ritorno, dove non c’è nessuna certificazione della nocività sia per le persone, che per l’ambiente, causata dalle nuove tecnologie come il 5G”. Ma,  perché non se ne parla abbastanza?

La scarsa attenzione per le malattie ambientali è in gran parte dovuta alla carenza di investimenti nella ricerca biochimica da parte dello Stato: “Non vengono classificate come malattie a tutti gli effetti – sottolinea Massimo Fioranelli, medico chirurgo, specialista in cardiologia e medicina interna nel corso del suo intervento durante la puntata -, nonostante il magnetismo terreste abbia un forte impatto sul nostro Dna. I dati che documentano tutto questo ci sono, purtroppo, in ambito clinico mancano gli agganci ai sintomi dei pazienti che soffrono di queste patologie”.

“Siamo consapevoli che in medicina – prosegue Fioranelli – non esiste una scienza libera da condizionamenti economici. Bensì, persiste un mainstream che accentua l’attenzione su alcune discipline piuttosto che altre”.

Proprio la politica, che dovrebbe avere un ruolo primario nella gestione dei fondi dedicati alla medicina ed alla ricerca, non tiene molto in considerazione i rischi ambientali che contribuiscono al diffondersi di diverse malattie e disabilità. “Sarebbe utile che la scienza tornasse ad essere democratica – ha affermato Davide Barillari, Consigliere Regione Lazio, ospite della puntata – e che la politica inizi a muoversi per prevedere in anticipo azioni per limitare anche la diffusione delle malattie ambientali, non agendo solo quando si è regime di emergenza sanitaria. Il bilancio, ad esempio, è uno dei più grandi ostacoli della Regione Lazio, che blocca qualsiasi altro intervento che non sia emergenziale”.

E’ l’informazione, il dialogo sulle malattie provocate dall’esposizione ambientale all’energia elettromagnetica, che potrebbe, infatti, portare ad una maggiore prevenzione di questo tipo di patologie: “L’Oms ha riconosciuto l’Elettrosensibilità – ha detto Annalisa Buccieri Referente per la regione Lazio dell’Alleanza Italiana Stop5G, ospite della puntata -, evidenziando le difficoltà di chi ne soffre. Eppure, in Italia non c’è nessun riconoscimento, né un’assistenza minima. Come comitato, noi lavoriamo da anni per spingere le amministrazioni ad informarsi meglio, perché le informazioni in possesso di chi ci governa non sono sufficientemente giuste”.

“Ne sono un esempio, le informazioni relative alle modalità di connessione ad  internet – sottolinea Buccieri –. Il Wifi non è indispensabile, ma è presente in tutte le scuole, nonostante i rischi a cui anche i nostri bambini sono esposti. Medici e scienziati possono farci capire dell’entità dei danni delle tecnologie, ma occorre ampliare  e diffondere il discorso, fornendo una corretta informazione al riguardo”.

“Dagli esperti arriva un allarme, non sottovalutare i rischi di un’esposizione continua e massiva agli elementi ambientali inquinanti, ad informarsi su quali siano e su come potere adottare dei comportamenti che riducano i rischi di esposizione e di ammalarsi – ribadisce nelle sue conclusioni Vincenzo Taurino, sociologo e direttore editoriale de ilfaroonline -. Le conseguenze – continua – possono essere drammatiche dal punto di vista medico, con la manifestazione di patologie che possono avere dei risvolti invalidanti. Inoltre, non è da sottovalutare, come sottolineato dai nostri ospiti, l’impatto di questi elementi inquinanti sul materiale genetico con danni immediati e, inevitabilmente alle generazioni future. E’ vero, purtroppo, quanto affermato dal consigliere Barillari, che la politica – così come  è più orientata al ‘qui ed ora’, agisce nell’immediato, sceglie sempre la via dell’ospedalizzazione e non quella della prevenzione. E’ un’emergenza questa, come tante altre, che abbiamo ancora la possibilità di evitare – conclude Taurino – investendo sulla ricerca, sulla conoscenza e, quindi, sulla prevenzione, per limitare la diffusione di malattie e disabilità ambientali”.
Il Faro online – Clicca qui per vedere la puntata andata in onda il 2 dicembre alle ore 18:00