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Giornata della Disabilità: nello sport, la fragilità che trionfa sul destino

Le testimonianze dei campioni azzurri. Una condizione fisica e mentale che unisce il mondo civile. Lo sport che insegna a risorgere

Roma - Una fragilità che si è fatta forza. Quelle medaglie al collo di decenni di Paralimpiadi, condite  di successi mondiali ed europei, hanno davvero cambiato la storia.

Dal coraggio del Dott. Antonio Maglio, che fece uscire dal tunnel della sofferenza, ragazze e ragazzi degli anni ’40, in un dopoguerra di crisi e di buio, causati da condizioni fisiche disabilitanti e poi campionesse e campioni di Roma 1960, si è protratto nel tempo e si è fatto corazza ed entusiasmo. Il Comitato Italiano Paralimpico ha costruito rapporti e promosso iniziative per sensibilizzare il mondo civile alla “disabilità”. Una condizione fisica e mentale che vince. Lo fa negli anni 2000, come  fece anche nel tempo precedente l’inizio del millennio, attraverso il valore umano e sportivo degli atleti  azzurri.

Ed è stata celebrata questa fragilità, lo  scorso 3 dicembre. In occasione  della Giornata della  Disabilità, quei successi sportivi hanno segnato il tempo, per cambiare ancora in bene, il futuro di molte persone fermate e spaventate dalla vita. Lo sport può rialzare, può donare dignità e può far indossare la corazza del coraggio a molte persone. Non solo a quelle che lo praticano, ma anche a quelle che lo guardano. Un atleta paralimpico vince. Trionfa sul destino. E lo fa anche per chi, nella vita  di tutti i giorni, accetta e  convive con la sua stessa condizione fisica e mentale. Tende una mano il cuore dell’atleta paralimpico alla società e apre nuovi orizzonti,  per migliorare la politica di aiuti ai molti cittadini che subiscono amputazioni o mancanze fisiche o mentali. Se così sono. Perché quelle mancanze, in pedana, in  pista, in vasca sono medaglie  che  si vincono, sull’ingiustizia della vita.

E allora durante la Giornata Internazionale della  Disabilità del 2020, anche gli atleti  azzurri hanno voluto testimoniare  la loro esperienza. Da  Simone Barlaam, a Martina Caironi. Da  Assunta Legnante a Giusy Versace. Pochi giorni fa, la campionessa azzurra e oggi senatrice di successo in Parlamento, ha ottenuto una medaglia collettiva per tutti i suoi colleghi di Nazionale. La neo riforma dello sport indica il possibile arruolamento degli atleti paralimpici nei Gruppi  Sportivi Militari e Corpi dello  Stato (leggi qui). Un lavoro sportivo prima e poi un’attività di ufficio, dopo: “Abbiamo conquistato la dignità”. In questo modo la Versace ha dichiarato su Corriere.it. E parlando della ricorrenza della Giornata della  Disabilità ha aggiunto: “Abbiamo da festeggiare. Così si costruisce un futuro a misura di tutti”. Il pluricampione campione mondiale di nuoto paralimpico Simone Barlaam ha voluto esprimere il suo pensiero sulla sua pagina personale Instagram: “Chi dice che la diversità deve essere qualcosa  di brutto? Un campo di trifogli.. un quadrifoglio non è altro che un trifoglio con una disabilità..e porta anche fortuna”. Non solo a se stessi, anche agli altri se quel fiore aiuta a rinascere. Lo hanno  fatto i tanti, tantissimi campioni italiani. Lo ha fatto anche Martina Caironi. Dopo l’incidente avuto e l’amputazione  di una gamba subìta, l’atleta delle  Fiamme Gialle ha vinto e  stravinto. E’  diventata il simbolo dell’atletica leggera mondiale. Paralimpiadi, mondiali ed europei. 100 metri e  salto in lungo. Due  discipline in cui Martina domina le  scene nell’intero globo: “E' una lotta continua per i nostri diritti, per poter essere sempre più parte della società civile, accettati, inclusi, considerati, supportati”. Ha scritto l’azzurra sulla pagina ufficiale  Facebook. Con lei anche  Assunta Legnante è una gigante dell’atletica. In recupero da un infortunio, l’atleta vincente  a  Rio 2016 nel getto del peso ha scritto su Instagram: “L’inclusione si costruisce giorno dopo giorno. Con ogni nostra azione”.

Loro, simboli dello sport paralimpico, come tanti altri gioielli azzurri che portano l’Italia in cima al mondo. Con orgoglio. Perché la loro disabilità è vincente. E’ orgogliosa. Vince sul destino. E unisce il mondo intero.

 

 

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Ieri, 3 dicembre, era la giornata internazionale della disabilità. Sono stata impegnata in varie dirette sui tg...

Pubblicato da Martina Caironi su Venerdì 4 dicembre 2020

(Il Faro online)