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Balneari, il bersaglio sbagliato… di Robin Hood

Anni di disattenzioni e silenzi hanno provocato danni incalcolabili all'ambiente. E adesso chi paga?

Stando alla norma, i balneari dovranno uscire al 31 dicembre 2020 dagli stabilimenti. Portando con sé lettini, ombrelloni, sanitari, rubinetteria, bagni, banconi, bancali e chi più ne ha più ne metta. Ma la domanda sorge spontanea: dal 31/12/20 fino a marzo 2021, tempo necessario per aggiudicare il bando, come ci si comporta?

Oggi è 29 dicembre, il 31 dovrebbero lasciare il campo (col condizionale, perché la legge su questo punto non è chiara). C’è la messa in sicurezza della struttura: chi la fa? Il Comune? E con quali costi? E con quali soldi? E con quali tempi?

E chi subentrerà, quanto dovrà investire per ristabilire una situazione fruibile? E avrà il tempo necessario per essere pronto ad inizio stagione? Domande rese ancor più urgenti dai danni provocati dall’ultima mareggiata.

Il che innesca un’altra serie di domande: sui danni che sono stati fatti dalle mareggiate, che mettono a repentaglio la prossima stagione: chi agisce? Se non ci fossero i concessionari e coloro che da qualche anno a questa parte investono sul litorale, il Comune, la Regione, lo Stato sarebbero in grado di intervenire?

Si dirà: “ma hanno tanti di quei soldi, non si lamentassero…” In verità, si può anche legittimamente pensare che prima del 2016 ci sia stato un periodo – diciamo così  – di vacche grasse, ma sono almeno 5 anni, un lustro, che in tanti hanno preso stabilimenti a gestione familiare e alla fine sostanzialmente pareggiano con le spese garantendosi uno stipendio per sé.

Il punto è un altro: se siamo arrivati a questo, è anche perché dal 2012 si parla di scogliere di protezione e di ripascimenti mai fatti o fatti random. Se siamo arrivati a questo è perché la politica negli anni ha “dimenticato” di controllare cosa stava accadendo. Da mare a terra si è lasciato colpevolmente correre.

Oggi, al di là dei concessionari, il danno vero è fatto alla costa, all’ambiente. In quest’ottica non si guarda più al profitto del singolo, ma al bene collettivo, a ciò che la Natura ci ha donato e che sta scomparendo.

Il patrimonio della costa romana e laziale, chi lo tutela? Chi ha una visione d’insieme e a lungo termine per tutelare prima e valorizzare poi un valore naturalistico in primis, e a seguire asset economico importante ?

Non si tratta, come spesso viene “narrato”, di tutelare una categoria di ricconi. Per due motivi: il primo è che i “ricconi” negli ultimi anni sono diventati merce rara; esistono, per carità, ma accanto a quei pochi ci sono anche tanti giovani imprenditori che hanno scommesso sul mare e sulle spiagge, senza avere paracadute politici né profitti stratosferici (per ragionare correttamente va fatta la tara tra entrate e uscite, solo calcolando entrambi si capisce il guadagno); e ci sono anche tante famiglie che sul lavoro stagionale fondano la propria piccola economia familiare. Distrutti gli stabilimenti, la conseguenza è una crisi sociale, che forse non colpisce i presunti ricchi ma si accanisce sui sicuramente poveri.

Dicevo della narrazione alla Robin Hood, dove togliere ai ricchi balneari servirebbe a ristorare i poveri residenti: ma c’è qualcuno che spiega alla gente che da anni il mare si sta mangiando metri e metri di costa, di spiaggia (che è patrimonio di tutti), senza che nessuno sia riuscito a interessarsi davvero del problema, se non con interventi tampone? E’ chiaro il concetto che il punto di non ritorno non è rappresentato dallo stabilimento in sé o dal bando sulla gestione, ma dalla presenza o meno della spiaggia stessa?

Spesso i cittadini si fermano al racconto più diffuso, cioè – come detto – lo scontro tra i grandi balneari e i piccoli cittadini. Ma se il mare spazza via l’economia, insieme a stabilimenti e spiagge, saranno quest’ultimi i più danneggiati.

Quanto al rispetto delle regole, va da sé che è sacrosanto. Ma se ci sono concessionari che non le rispettano, è bene che la politica intervenga, evitando le colpevoli distrazioni del passato e al contempo di fare di tutt’erba un fascio. Colpire duro chi non rispetta le regole, ma tutelando un bene nazionale come l’ambiente, e l’economia ad esso collegata. Il tempo è scaduto. Bisogna intervenire hic et nunc, ora e subito. Qualunque sia il colore politico di chi sieda sul ponte di comando.