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Federbalneari Italia: “Ecco i 3 punti che fanno chiarezza sulla scadenza delle concessioni”

Maurelli: “Va sgomberato il campo da illegittime “proroghe Tecniche” in contrasto con il dl rilancio”

Roma – “In questi giorni stiamo assistendo ad un dibattito assurdo e schizofrenico che impone alle istituzioni di fare chiarezza, senza introdurre ulteriori elementi di contraddizione che minano ancor più la certezza del diritto”. Lo afferma Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Italia.

“Siamo di fronte ad una norma vigente che stabilisce in modo chiaro- spiega –  quale sia l’oggetto della volontà dello Stato in merito alle concessioni demaniali con scadenza al 31 dicembre 2020, nel pieno esercizio del proprio potere di individuare l’interesse pubblico prevalente e nell’identificazione di quest’ultimo nel superamento della crisi economica quale priorità riconosciuta nell’attuale situazione di pandemia.

L’art. 182, 2° comma della legge 77/2020 – afferma Maurelli – è peraltro particolarmente chiaro:

1. la norma dispone il mutamento del termine finale della concessione tranne che per i casi in cui il rapporto si sia interrotto per revoca o decadenza e lascia all’amministrazione comunale solo il compito di provvedere a verificare presupposti e requisiti assumendo un atto meramente ricognitorio la cui assenza fa venir meno la certificazione dell’avvenuta proroga ma non l’effetto determinato dalla norma stessa;
2. se ciò non bastasse si prevede esplicitamente che il concessionario prosegua la sua attività a fronte del pagamento del canone
3. se ciò ancora non fosse sufficiente a chiarire il quadro giuridico si dispone il divieto di procedure ad evidenza pubblica per l’assegnazione dei relativi titoli, con ciò identificando l’interesse pubblico previsto quale criterio di assegnazione nell’art. 37 del Codice della Navigazione nella priorità della prosecuzione del rapporto tra il bene demaniale e l’attuale titolare della concessione.

Fin qui le spiegazioni di Maurelli. Proviamo a riassumere: il termine finale della concessione (31/12/20) deve essere cambiato – salvo i casi di revoca o decadenza -, il concessionario può proseguire la sua attività a patto che paghi il canone, vale infine il principio della priorità della prosecuzione del rapporto e il divieto di procedure ad evidenza pubblica per l’assegnazione.

Va anche ricordato che il comparto balneare è stato fortemente penalizzato non solo dal Covid, ma dalle recenti mareggiate che hanno sferzato gran parte delle coste italiane, producendo centinaia di migliaia di euro di danni alle strutture (foto di copertina), a pochi giorni dalla scadenza 2021.

marco maurelli

Marco Maurelli

“Ci pare onestamente – dichiara ancora Marco Maurelli – che non ci sia molto spazio per gli equivoci ma a quanto pare ne circola qualcuno. Non si può infatti accettare che davanti a queste garanzie ci sia chi riesce a trasformare un termine stabilito (e prorogato con la legge 159/2020) solo in relazione alla validità di permessi e titoli edilizi che niente ha a che fare con la durata delle concessioni stabilita senza possibilità di dubbi dall’art. 182, 2° comma della Legge 77/2020.

In questo quadro – continua Maurelli – l’unica cosa che può essere oggetto di nuova previsione legislativa non è certamente una “proroga tecnica”, che del resto risulterebbe totalmente avulsa dai tradizionali istituti giuridici del settore, ma eventualmente l’obbligo per l’amministrazione comunale e regionale di quantificare il canone previsto per ciascuna concessione, determinando la condizione per la prosecuzione del rapporto concessorio, come previsto dalla norma statale ed anche in assenza della certificazione del Comune.

Non possono infatti ritenersi ammissibili – prosegue Maurelli – le estemporanee interpretazioni di chi non ha il coraggio e la responsabilità di applicare una legge dello Stato e si arroga il diritto di dettare indirizzi individuando mediazioni che non rispettano il tenore della legge e creano confusione in una situazione già abbastanza dibattuta”.

Tutto questo affannarsi senza un reale approfondimento giuridico rischia di compromettere un lavoro serio che ora vede davanti a sé il bivio di una riforma del sistema – conclude Marco Maurelli – altrettanto chiara e caratterizzata dal coraggio di scendere sul terreno della competitività, ma senza abdicare alla sovranità nazionale e con essa al diritto di determinare i principi che governano il comparto del turismo balneare italiano ed in particolare di individuare un punto di caduta nel rispetto delle libertà economiche di matrice europea ma fuori della Direttiva Servizi”.