Quantcast

Seguici su

Cerca nel sito

Rifiuti radioattivi, la politica locale dice “no” al deposito nazionale nel viterbese

I partiti e i movimenti della provincia di Viterbo contrari alla scelta dei siti scelti dalla Carta nazionale

La possibilità di realizzare il deposito nazionale di scorie radioattive nella provincia di Viterbo (leggi qui) ha scatenato la reazione della politica locale, unita in un unico grande coro per dire “no” alla realizzazione della struttura.

Valeriani: “Il Lazio è indisponibile”

“La Carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee alla localizzazione del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi include anche 22 siti nella provincia di Viterbo, che sarebbero potenzialmente validi per custodire le scorie nucleari italiane. Apprezzo l’impegno del Governo per porre fine ai ritardi nella ricerca di un deposito unico per lo smaltimento degli scarti radioattivi, ma il territorio del Lazio presenta già un quadro fortemente impattante legato all’inquinamento nucleare di origine industriale e medica. Questa regione ospita le due ex centrali nucleari di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e di Borgo Sabotino, in provincia di Latina, oltre al Centro Ricerche dell’Enea Casaccia, nel Comune di Roma, dove si svolgono anche attività di studio e ricerca sulla medicina nucleare.

È importante chiudere la stagione del nucleare in piena sicurezza con l’individuazione di un deposito nazionale, ma resta fondamentale la partecipazione e il confronto con le amministrazioni locali per condividere una scelta che avrà una notevole ricaduta sul territorio. Il Lazio non può sostenere un ulteriore aggravio delle condizioni ambientali legate al sito unico dei rifiuti radioattivi“. È quanto dichiara in una nota Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio.

Forza Italia Montalto di Castro: “Una scelta scellerato”

“E’ arrivata come un fulmine a ciel sereno ad inizio anno la notizia della pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), che dovrebbero ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi, in cui, tra i 67 siti ritenuti più idonei per lo stoccaggio, c’è Montalto di Castro”. E’ quanto si legge in una nota stampa del segretario di Forza Italia Montalto, Giovanni Corona.

“Il nostro paese – prosegue Corona -, così come la zona del viterbese più in generale sono nuovamente ed evidentemente considerate di basso livello dal Governo Conte. La Sogin ha svolto un consiglio straordinario lo scorso 31 dicembre e i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente con il loro nulla osta hanno dato il via alla pubblicazione della mappa, tenuta ben nascosta dalla Sogin, che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali”.

Montalto e Pescia hanno già dato troppo in termini di ambiente: dalla centrale Enel agli immensi impianti fotovoltaici. Un territorio a vocazione turistica e agricola come il nostro non può essere più sfruttato dalle lobby dei profitti, con in testa, purtroppo, lo Stato”.

“Per questo, a nome del coordinamento cittadino di Forza Italia – aggiunge Corona – esterno il forte no a questa scellerata ipotesi, che vedrebbe ancora una volta la nostra terra utilizzata erroneamente come ancora di salvataggio in negativo, piuttosto che come risorsa e patrimonio nazionale, viste le sue bellezze naturali e archeologiche”.

Se qualcuno pensa che il nostro comune sia in vendita si sbaglia di grosso: Forza Italia ancora una volta e come sempre è pronta alla battaglia in difesa di Montalto di Castro”.

Panunzi: “La Tuscia non può ospitare il deposito nazionale”

Non sono favorevole all’ipotesi che la Tuscia possa ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Ho parlato con il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut e con l’assessore regionale alle Politiche abitative, Urbanistica, Ciclo dei Rifiuti e impianti di trattamento, smaltimento e recupero Massimiliano Valeriani, che mi ha espresso la contrarietà della Regione Lazio. Il presidente della Provincia di Viterbo Pietro Nocchi ha convocato l’11 gennaio, alle ore 11.30, una video conferenza con i sindaci, il sottosegretario Morassut e l’assessore Valeriani, per affrontare un tema molto importante per il territorio”, afferma Enrico Panunzi, consigliere regionale del Partito Democratico

“L’individuazione della aree idonee a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani da parte della Sogin (Società incaricata della gestione del nucleare) era attesa da 5 anni e l’Italia risultava inadempiente. Nei prossimi 4 mesi andranno presentate le osservazioni e le controdeduzioni per dimostrare che, nella Tuscia, non ci sono le condizioni per ospitare un sito di stoccaggio: da quelle ambientali, con un territorio che ha già dato ospitando sul litorale a poca distanza le centrali elettriche di Montalto di Castro e Civitavecchia (Roma), a quelle paesaggistiche e colturali, con zone di notevole pregio naturalistico o a fortissima vocazione agricola; da quelle infrastrutturali, che non sono rispondenti a un trasporto sicuro di questo tipo di rifiuti, a quelle culturali e artistiche, da sempre un vanto della provincia di Viterbo.

Ci sono quindi tutti gli elementi per far valere le giuste istanze delle comunità locali, che esprimono la loro preoccupazione. Ribadisco la mia contrarietà e seguirò con molta attenzione l’evolversi delle vicenda”.

Il Pd di Tarquinia: “No alle scorie nucleari”

“Dopo aver appreso dalla pubblicazione della Cnapi (la mappa dei luoghi atti alla costruzione del sito nazionale di stoccaggio di scorie radioattive) da parte della Sogin – società pubblica di gestione del nucleare – che la Tuscia figura, con ben 8 dei suoi comuni (compresa Tarquinia), tra i primi 12 siti idonei a livello nazionale ad ospitare il deposito nazionale di stoccaggio delle scorie radioattive, non possiamo che ribadire il nostro fermo no a qualunque iniziativa che insista con un impatto ambientale sul nostro territorio già fortemente sfruttato a livello energetico”, il commento del Partito Democratico di Tarquinia.

“Come asserito dalla referente provinciale del Partito Democratico Manuela Benedetti e dal senatore Bruno Astorre, il territorio viterbese, a forte vocazione agricola, archeologica e culturale (con Tarquinia sito UNESCO), si dimostra assolutamente inadatto ad ospitare tale progetto.

Ringraziamo il consigliere regionale Enrico Panunzi per essersi prontamente espresso sulla questione confermando la sua contrarietà e quella della Regione Lazio e per essersi attivato, con il Presidente Nocchi della Provincia di Viterbo, organizzando una consultazione in call conference prevista per lunedì mattina alle 11,30 a cui parteciperanno il sottosegretario all’Ambiente Morassut e l’assessore regionale Valeriani, insieme ai sindaci del territorio.

Sarà importante partecipare alle istanze che il nostro territorio vorrà portare avanti attraverso le sue istituzioni, in vista della consultazione pubblica appena avviata che consente di inviare pareri tecnici e controdeduzioni, per far sentire la “voce” degli abitanti della Tuscia che, in termini di inquinamento ambientale, hanno già abbondantemente dato“.

Tedesco: “Ennesima aggressione del territorio”

Ancora un’aggressione al nostro territorio. Ancora un progetto che passa sopra la testa di Comuni e popolazioni per fare di questo angolo d’Italia un ricettacolo di rifiuti, questa volta addirittura radioattivi. La pubblicazione, proprio oggi, della Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee ad ospitare rifiuti radioattivi è una pessima notizia ed è incredibile che tutte e 22 le aree indicate per la nostra Regione ricadano nel territorio dell’Alto Lazio. Particolarmente inquietante è la indicazione del Comune di Tarquinia, segno evidente che non si vuol comprendere quel concetto di territorio già gravato da troppe servitù che abbiamo più volte richiamato. Per questo motivo, non esiterò a sostenere qualsiasi iniziativa che il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi vorrà assumere per sventare questo progetto”. Così il sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco.

Italexit Lazio: “Una scelta inaccettabile”

Mentre gli italiani sono occupati a barcamenarsi fra chiusure e zone colorate, il Governo ha autorizzato la pubblicazione della lista delle aree del territorio nazionale ritenute più idonee ad accogliere i nuovi depositi atomici, luoghi in cui seppellire tonnellate di rifiuti radioattivi. La mappa, denominata CNAPI (Carta nazionale delle aree più idonee), ha individuato numerosi siti, le cui condizioni geomorfologiche li rendono più adatti di altri ad ospitare i depositi”, il commento del Coordinamento Regionale del Lazio – Italexit con Paragone, che in una nota aggiunge: “Scarsa densità abitativa, bassa sismicità, nessun rischio frane, alluvioni, eruzioni; distanti dal mare ma in prossimità della rete viaria e ferroviaria. Sarebbero questi i criteri determinanti”.

Il piano dei depositi nazionali era fermo dal 2003, come gran parte delle opere pubbliche italiane, non c’è motivo di riprenderlo in questo modo scriteriato, rischiando di vanificare definitivamente quel poco di buono che si è riusciti a fare. Forse è il caso di fermarsi e progettare ex novo non soltanto il ciclo dei rifiuti tossici (magari prendendo spunto da quei Paesi che stanno sviluppando metodi di avanguardia per il trattamento delle scorie radioattive). Ma tutta l’Italia. E solo dopo rimettersi al lavoro. Una volta deciso che da parte andare.

Oggetto dei depositi sotterranei non dovrebbero essere le scorie maggiormente radioattive ma “soltanto” rifiuti a media e bassa attività (reagenti farmaceutici, mezzi radiodiagnostici, radiografie industriali e numerosi altri manufatti contenenti torio e americio radioattivi). Il problema però resta.

Soprattutto in un Paese che ha da tempo rinunciato ad un’organica e coerente politica energetica e industriale e – viceversa – ha investito in turismo sostenibile, biodiversità e agroalimentare. Riuscendo, molto spesso, ad eccellere e combattere la devastante crisi economica e occupazionale che da anni sta piegando l’Italia. Un’evidenza di cui il governo pare non preoccuparsi minimamente.

Il caso della Tuscia è l’ulteriore dimostrazione che nella Regione Lazio, ci sono zone a cui vengono accollate con una certa costanza delle servitù. Sembra che gli organi di Governo Regionali e Nazionali si siano dimenticati che per chiedere “sacrifici” ai territori, occorrerebbe quantomeno avere idee e strumenti rinnovati per un piano di sviluppo infrastrutturale e di una politica industriale. Nel Lazio pare invece si debban fare solo sacrifici.

È inaccettabile che una zona a forte vocazione turistica, agricola, zootecnica ed enogastronomica di alta qualità venga sottoposta a una simile spada di Damocle, che colpirebbe gravemente i comparti economici che trainano l’economia e sono fondamentali per le vite di migliaia di persone. Come coordinamento regionale del Lazio di Italexit con Paragone riteniamo che il piano presentato sia certamente da rigettare. E non già per sposare acriticamente battaglie “nimby”, quanto piuttosto per chiedere al governo una diversa e maggiore attenzione su un tema tanto delicato e impattante sulle popolazioni locali e di declinarlo in modo coerente con la visione d’insieme e lo sviluppo economico del Paese. Italexit con Paragone è contraria a qualsiasi ipotesi di individuazione dei depositi nel territorio della Tuscia Viterbese e nel resto della Regione Lazio.

M5S Tarquinia: “Questo territorio ha già pagato un prezzo altissimo”

“Ci risiamo. Non faremo in tempo ad arrivare al 2025, quando sarà spenta la centrale a carbone di TVN, che già un nuovo pericolo incombe su questa terra martoriata. È di questi giorni che la parte costiera della provincia di Viterbo (Tarquinia compresa) è stata indicata idonea a stoccare le scorie nucleari italiane, sparse ora per tutta la penisola”.

E’ quanto si legge in una nota a firma del Movimento 5 Stelle di Tarquinia, che prosegue: “Dobbiamo fare muro subito, al pari della Basilicata, che ha prontamente reagito per contrastare lo stesso nostro pericolo. Aspettiamoci che qualche deficiente si alzi a Roma o a Milano per dire che siamo affetti dalla sindrome NIMBY – che tradotto vuol dire: ‘A casa mia no, va bene a casa tua’. E di questi deficienti ce n’è sempre qualcuno pronto. Certamente ci sono territori italiani ad alto rischio sismico dove non è possibile immagazzinare scorie, ma è altrettanto vero che ci sono territori come il nostro che ha già dovuto pagare un prezzo altissimo in termini ambientali, dopo decenni vissuti all’interno del polo energetico più grande d’Italia. Significa che le nostre vite e le nostre terre hanno già dato abbondantemente.

Il nostro messaggio al decisore e agli altri cittadini italiani è che qualunque decisione non deve prescindere dal prendere atto di quanto abbiamo già fatto per la comunità nazionale. Un’ulteriore considerazione è che non dobbiamo farci fregare dal mettere al centro della questione gli aspetti economici, perché a qualcuno potrebbe venire in mente di fare il danno e di risarcirlo. È solo per motivi di salute che dobbiamo pretendere che il sito italiano di stoccaggio non sia da queste parti, ci è dovuto. Se ci diranno che non c’è alcun problema di salute, dovremo rispondere che lo stress da paura è una questione di salute. Sniffiamo bene gli alleati che si daranno disponibili a intraprendere questa sacrosanta battaglia. Ci siamo già scottati con quelli che hanno ‘venduto’ la nostra salute ai signori del carbone non molti anni fa, in una battaglia che avremmo invece potuto vincere.

Stavolta stiamo attenti a non farci fregare. Dobbiamo organizzare immediatamente un contrasto forte ed efficace. La prima cosa che deve accadere, però, è che molti tarquiniesi mettano la questione in alto nella scaletta delle priorità e si diano disponibili ad agire prima di tutto parlandone e prendendo coscienza della gravità della situazione”.

(Il Faro online)