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Scuola, il nuovo Dpcm sblocca i concorsi pubblici per non più di 30 candidati alla volta

Anief: "Bene, ma occorre trasformare i concorsi straordinari in non selettivi, così da permettere a tutti i precari di parteciparvi"

Scuola – Il Consiglio dei Ministri ha deciso di sbloccare i concorsi pubblici in presenza, ma per un massimo di 30 partecipanti per sessione, attraverso disposizioni precise contenute nell’imminente Decreto introdotto per fare fronte allo stato emergenziale pandemico. Il protocollo dovrà essere, inoltre, autorizzato dal ministero della Funzione pubblica e dal Comitato tecnico scientifico. La selezione, che deve ancora esaminare in media, con la prova unica scritta, le competenze di un candidato su tre, quindi oltre 20mila partecipanti su un totale di 64mila, necessiterà di conseguenza di tempi più dilatati. L’obiettivo degli organizzatori, quindi dell’amministrazione scolastica, rimane sempre quello di concludere le operazioni prima dell’estate e immettere in ruolo i vincitori a partire dall’inizio del prossimo anno scolastico.

“Possiamo compiacerci che riprendano le selezioni,- spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –  ma il concorso straordinario rimane viziato da esclusioni illegittime, contro le quali abbiamo e continuiamo a combattere legalmente, e comunque non è risolutivo per cancellare la supplentite. Come non lo sono i concorsi ordinari e ancora straordinari che seguiranno.

È tutto il sistema del reclutamento che va rivisto, a partire dalla trasformazione in organico di diritto di decine di migliaia di posti oggi in quello di fatto, con la vergogna nazionale delle 80mila cattedre di sostegno bloccate perché in deroga: non è possibile che una maestra che vinse il concorso 20 anni fa è ancora precaria, mentre abbiamo 250 mila posti che vanno a supplenza. Nel frattempo, i diplomati magistrale continuano pure loro a essere respinti. Come continua a essere aggirata la direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell’UE sull’assorbimento nei ruoli di chi svolge 36 mesi su posto libero, con la conseguenza che crescono in modo esponenziale i ricorsi al giudice del lavoro per recuperare pure un indennizzo equo per il danno subito. I passaggi da normare, poi, sono quelli di introdurre corsi abilitanti periodici, senza numero chiuso, la riapertura annuale delle GaE, le assunzioni da graduatorie d’Istituto”.

Arrivano novità importanti del nuovo Dpcm esaminata nelle ultime ore dal Consiglio dei Ministri: inizialmente, il testo non prevedeva alcuna modifica per quanto attiene al concorso straordinario rivolto agli aspiranti docenti della scuola secondaria di secondo grado, ma durante la riunione le ministre del Movimento Cinque Stelle, Lucia Azzolina e Fabiana Dadone hanno ottenuto la modifica. E avrebbero anche trovato con immediatezza il sostegno di tutte le forze di maggioranza.

“Per superare il difficile periodo contraddistinto dalla pandemia, – sottolinea Anief – che sta producendo pesanti ricadute sulla stabilizzazione del personale, compreso quello scolastico, siamo sempre più convinti che occorra introdurre corsi abilitanti periodici, senza numero chiuso, e la riapertura annuale delle Graduatorie ad esaurimento. Inoltre, ma in subordine, bisogna trasformare i concorsi straordinari in non selettivi, così da permettere a tutti i precari di parteciparvi, prevedendone stavolta uno anche per la scuola dell’infanzia e primaria, per gli insegnanti di religione cattolica e per gli educatori”.

“C’è poi da risolvere – conclude il Sindacato – il problema del mancato concorso per l’assunzione degli insegnanti di Religione Cattolica  per coprire gli oltre 10 mila posti vacanti nel prossimo triennio come previsto dalla legge 159 del 2019: dopo l’intesa di dicembre tra Cei e ministero dell’Istruzione, atto preliminare per poter procedere con il bando vero e proprio, si è stabilito che il testo sulla selezione nazionale uscirà entro il 2021. È bene che si riservi una parte consistente dei posti liberi ai tanti docenti supplenti storici di Religione che attendo la stabilizzazione anche da più di 20 anni e che rischiano seriamente di andare in pensione da supplenti”.
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