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Sanità, approvato il potenziamento dei servizi regionali per i disturbi alimentari

Eleonora Mattia (Pd): "Bene l'approvazione dell'Odg. Non possiamo sottovalutare l'impatto di queste patologie che nel Lazio colpiscono circa 211mila persone"

Regione Lazio – “Approvato in Consiglio regionale un mio ordine del giorno alla stabilità regionale con il quale la Regione Lazio si impegna a implementare e potenziare la rete integrata dei servizi e degli interventi di presa in carico sanitaria e di cura dei disturbi del comportamento alimentare“. Lo dichiara Eleonora Mattia, Presidente della IX Commissione Pari opportunità e Politiche Giovanili del Consiglio regionale del Lazio.

“Tra gli impegni -spiega la Presidente –  anche quello di assicurare in ogni Asl la presenza minima di personale con specifiche competenze nell’area dei Dca e  di promuovere, all’interno delle strutture sanitarie l’individuazione di appositi locali separati dai Centri di Salute Mentale, al fine di non stigmatizzare le pazienti o i pazienti, spesso giovanissimi, che soffrono dei disturbi dell’alimentazione.

Una vera epidemia sociale, che durante la pandemia ha visto i dati peggiorare drasticamente, con un aumento del 30% dei casi di bulimia e anoressia e un peggioramento dei pazienti già diagnosticati. Secondo i dati del Ministero della salute tutti i Dca sono più frequenti tra le donne rispetto agli uomini e vi è un fortissimo impatto sui giovani e giovanissimi con un’incidenza nel tasso di mortalità tra i 12 e i 25 anni del 10%. Non possiamo sottovalutare l’impatto di queste patologie che nel Lazio colpiscono circa 211 mila persone”.

“L’impegno è quello di fare luce su un tema delicato e cruciale, – conclude la Mattia – a maggior ragione in questo momento dove lo stress correlato al Covid, i lunghi periodi di isolamento e la mancanza di socialità si ripercuotono anche nel nostro rapporto con il cibo, spesso con esiti tragici. Con questo voto, andiamo nella direzione di garantire a tutte e tutti servizi integrati in grado di prevenire, diagnosticare per tempo e curare tali patologie con un approccio che superi tabù e pregiudizi, per concepire il benessere psico-fisico a 360 gradi come parte integrante del diritto alla salute”.
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