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Maccarese, liceali in sciopero contro il rientro in classe: “Così non possiamo studiare”

Tra dubbi e incertezze, tra dad e autobus affollati, il grido dei liceali contro le direttive del Governo per il rientro in classe

Fiumicino – “In queste condizioni non è possibile“. E’ il grido degli studenti del liceo di Maccarese, in sciopero da lunedì contro il rientro tra i banchi. Una protesta, quella del mondo della scuola, che si è allargata a macchia d’olio in tutta la Penisola, da nord a sud, con proteste e manifestazioni anche a Ostia (leggi qui) e Pomezia (leggi qui). Al Da Vinci non tutti gli studenti hanno aderito alla protesta, ma la voce dei liceali si fa sentire con un forte “no” alla la didattica integrata che “non è assolutamente proficua. Ad oggi la soluzione migliore è la dad”.

“Non siamo d’accordo con le direttive del Governo sulla scuola – ci dicono Denise e Alessia, rappresentati della V E del liceo scientifico -. Le difficoltà sono tantissime e la didattica integrata non aiuta”.

Troppa folla sugli autobus? “Prendere i mezzi è un problema perché nonostante la presenza al 50 per cento i bus sono pieni. La preside, che in questi mesi ci ha sempre supportato e fatto del suo meglio per starci vicino e darci forza, ha richiesto anche delle corse aggiuntive. Corse che sono state effettivamente implementate ma anche qui non al meglio. Il bus che collega Maccarese con Aranova passa infatti cinque minuti prima della campanella d’uscita. Quindi è come se non ci fosse”.

“Gli strumenti tecnologici per la didattica a distanza ci sono, anche se è capitato sporadicamente che non funzionino. La scuola è stata dotata di una linea internet con fibra ma alle volte il sistema non riesce a mantenere e collassa“.

Ma i disagi non sono legati solo a internet: “Le lim (lavagna interattiva multimediale, ndr) non sempre funzionano ed è difficile per chi studia matematica seguire una lezione senza grafici – fanno notare Denise e Alessia -. All’inizio i prof spiegavano in aule deserte e col rimbombo non riuscivamo a sentire nulla. Dopo aver parlato con la preside sono stati forniti di microfoni”.

E i tamponi? “Ci è stata data la possibilità di farli il 7 gennaio ma le scuole sarebbero state riaperte dieci giorni dopo. Che senso ha? Da parte delle Istituzioni vediamo una certa distanza dal sistema scolastico – proseguono le due rappresentati di classe, commentando l’operato del Dpcm -. Più che lavorare per risolvere davvero i problemi che il Covid-19 ha aggiunto alle tante criticità hanno trovato soluzioni tampone per permettere il ritorno in classe dopo le tante promesse estive. Eppure in autunno, quando eravamo in zona gialla, ci hanno tolto la possibilità di stare in classe. Ora che siamo in zona arancione ci rimandano tra i banchi. Ma in queste condizioni non è sicuro tornare”.

E anche il futuro non sembra tanto roseo: “Non abbiamo molte certezze. Abbiamo l’esame di maturità che molto probabilmente sarà fatto come quello dello scorso anno. Ma se già è difficile completare il programma normalmente, così come siamo oggi è quasi impossibile”. I dubbi sono tanti, anche per le università: “L’orientamento è stato praticamente pari a zero ed è difficile scegliere. Non tutti hanno le idee chiare. Anche su questo dovrebbe intervenire il Governo: altrimenti che futuro ci aspetta?”.

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