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Estorsioni, l’ombra dei di Silvio ancora sul cielo di Latina

Eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Latina nei confronti di 4 uomini

Latina – Questa mattina all’alba la Polizia di Stato di Latina, in collaborazione con il Reparto Prevenzione Crimine Lazio, ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Latina, su richiesta della locale Procura, nei confronti di un 48enne, di un 24enne, di un 28enne e di un 43enne, pregiudicati, a vario titolo indagati dei reati di estorsione, lesioni personali e stalking.

L’attività d’indagine è stata svolta dalla locale Squadra Mobile, coordinata dalla Procura di Latina e trae origine dalla denuncia presentata lo scorso luglio da un uomo di Latina, con la quale il medesimo aveva riferito di essere stato vittima di una aggressione posta in essere dal 48enne e dai suoi due figli – il 24enne e il 28enne -, i quali dopo averlo incontrato all’interno di una tabaccheria lo avevano colpito con calci e pugni, e alla cui furia era poi scampato dopo essersi rifugiato in un esercizio commerciale.

In tale circostanza, prima di trovare riparo, veniva inseguito dai suoi aggressori e uno di questi cercava di investirlo con una autovettura, procurandogli nell’occorso varie lesioni giudicate guaribili in 15 giorni.

In sede di denuncia, oltre che durante diverse escussioni cui veniva successivamente sottoposto, la vittima manifestava timore e palese reticenza nel riferire le effettive ragioni della violenta aggressione, affermando di conoscere il 48enne solo di vista e di non sapersi dare una ragionevole spiegazione dell’aggressione.

L’attività persecutoria dei tre componendi della medesima famiglia proseguiva nei mesi a seguire, allorquando prima minacciavano la persona offesa per il tramite di un amico di infanzia e dopo gli facevano recapitare una lingua di animale all’interno della sua cassetta delle lettere quale chiaro atto intimidatorio.

In ultimo, il mese scorso, il 48enne e il 24enne inseguivano la vittima, appena uscita di casa, mentre era a bordo della propria autovettura, e, nel tentativo di speronarlo, sbarrandogli la strada e tentando di farlo fermare, gli mostravano il segno della pistola e gli urlavano che lo avrebbero ucciso.

Le indagini nel frattempo intraprese dalla Squadra Mobile, anche attraverso l’ausilio di servizi tecnici di intercettazione, facevano luce sulla intera vicenda, facendo emergere un antefatto che chiamava in causa anche un altro pluripregiudicato, un 43enne.

La vicenda che vedeva coinvolto quest’ultimo nasceva nel 2018, da una presunta truffa assicurativa rispetto alla quale il 43enne pretendeva indebitamente il provento ottenuto da un giovane, dipendente di una pizzeria, ritenuto essere l’autore di tale frode.

Secondo quanto ricostruito, le stesse pretese sono poi continuate, almeno per tutto il 2018, sino al momento in cui quest’ultimo non faceva perdere le proprie tracce in città, visto che il 43enne lo aveva più volte incontrato a Latina e costretto a corrispondere piccole somme di denaro.

Il 43enne, quindi, in quel periodo, incrociava l’odierna parte offesa e, sapendo che lo stesso vantava rapporti di amicizia e frequentazione con il giovane dipendente della pizzeria, gli chiedeva informazioni in merito all’abitazione di quest’ultimo; l’uomo si rifiutava di fornire tali informazioni e per questo ne sarebbe nata una discussione verbale in cui irrompeva, con modalità violente ed improvvise, il 48enne.

La reazione della vittima, il quale nell’occorso resisteva all’aggressione sino a prevalere fisicamente sul 48enne, ingenerava evidentemente in quest’ultimo un profondo astio nonché un desiderio di vendetta e rimostranza, posto che una reazione plateale e pubblica come quella opposta dall’uomo ad un’azione violenta di un soggetto dall’alto spessore criminale, conosciuto e temuto in città, aveva di certo costituito un affronto che quest’ultimo, nella logica criminale, avrebbe dovuto prima o poi espiare.

Per questi fatti, il malcapitato non sporgeva alcuna denuncia a carico dei due, assoggettandosi evidentemente all’omertà di chi teme di incorrere in ben più gravi conseguenze, conoscendo la caratura criminale degli odierni indagati che al momento dei fatti erano sottoposti alla misura della sorveglianza speciale, così dimostrando totale spregio delle prescrizioni loro imposte.

In tale contesto, inoltre, rileva il fatto che 48enne annoveri tra le condanne quella relativa alla gambizzazione del cognato di Ferdinando Di Silvio detto il Bello , avvenuta nel giugno del 2003 con l’esplosione di numerosi colpi d’arma da fuoco; nel marzo del 2010, poi, il 43enne era stato oggetto di un tentato omicidio commissionato dal gruppo Rom Di Silvio-Ciarelli.

Alla luce di quanto emerso, e ricostruiti i fatti del 2018, si comprendeva la genesi dell’aggressione all’odierna parte offesa della scorsa estate e soprattutto il timore e la reticenza nel raccontare quanto di sua conoscenza, sicché al culmine delle aggressioni e vessazioni subite decideva di rivolgersi alla Polizia di Stato nel momento in cui percepiva in effetti un pericolo imminente per la propria incolumità e quella dei propri familiari.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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