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Fiumicino, “Noi pescatori imprigionati nel porto-canale dalla piena”

"La passerella e il ponte non si alzano… e noi perdiamo giornate di lavoro"

Fiumicino – “Non si può andare avanti così. A noi chi ci ripaga?”. E’ il grido d’aiuto dei pescatori di Fiumicino, che nei giorni scorsi sono rimasti bloccati nel porto-canale perché, con la piena del Tevere, non riuscivano a far passare le barche né sotto il ponte 2 giugno, né sotto la passerella.

Che le regole e gli orari delle loro giornate lavorative siano dettate dal mare, si sa. Ma quando di mezzo ci si mettono anche “faccende burocratiche” ad intralciare il loro operato, i pescatori proprio non ci stanno.

“Quando il fiume Tevere è in piena e raggiunge livelli molto alti – spiegano i pescatori di una storica vongolara di Fiumicino, l’imbarcazione Mp 7Fratelli – la nostre barche si ritrovano la strada verso il mare completamente sbarrata. Ciò nonostante, chi di dovere, in questi giorni non si è adoperato per farci uscire, nel mancato rispetto dei nostri orari di lavoro, per non parlare di una giornata di pesca andata completamente persa. Eppure, che pescherecci e vongolare prendano il largo prima dell’alba, a Fiumicino è da anni un dato di fatto”.

Riguardo all’innalzamento ed all’abbassamento del ponte e della passerella, ci sono, infatti, degli orari precisi, ma questi non sembrano tener conto dei turni di lavoro di tutte le barche attraccate nel porto-canale, soprattutto quando il fiume è in piena. “E’ inaccettabile che in tali condizioni, – proseguono – solo a seguito di numerose segnalazioni, riusciamo a prendere il largo. Non si tratta di un episodio isolato, ma sembra stia diventando un fatto sempre più frequente. L’inverno, con il maltempo e le innumerevoli mareggiate, ci ha già fatto perdere giorni di lavoro, e se noi non peschiamo non guadagniamo. Cosa portiamo a casa, alle nostre famiglie?

La rabbia è tanta, se si pensa che le giornate di pesca perse perché impossibilitati ad uscire, si sommano agli altri giorni in cui il mare è troppo mosso per salpare. In questo periodo critico che tutti i settori produttivi stanno attraversando, non possiamo permetterci ulteriori fermi”.

“Chiediamo più rispetto per il nostro onesto lavoro – concludono i pescatori – da cui dipende gran parte dell’economia locale. Ed auspichiamo che episodi del genere non si verifichino più”.
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