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Tirrito: “Femminicidi, basta con ipocrisie e retorica. Cambiare il sistema per fermare la mattanza”

"Tra poco sarà l'otto marzo, si parlerà di femminicidio e si faranno servizi in tv, ma nel chiuso di mille case, c'è chi continuerà a sentire la violenza sulla propria pelle"

“Ancora un femminicidio, ancora una vita spezzata dalla furia omicida di un uomo; si chiama Ilenia Fabbri l’ultima vittima di quella che non possiamo definire in altro modo se non ‘mattanza‘”. A parlare è Maricetta Tirrito, presidente del Laboratorio Una Donna.

“Un fiume di sangue – prosegue Tirrito – che bagna incessantemente l’intera penisola. Nei primi 6 mesi 2020 – registra l’Istat, che parla di boom di femminicidi durante il lockdown – il 45% degli omicidi ha avuto come vittime donne; tra marzo e aprile (in pieno lockdown) gli omicidi hanno raggiunto il 50%. Nel primo semestre, il 61% delle donne uccise è stata vittima di partner o ex.

Maricetta Tirrito

Maricetta Tirrito

Una mattanza, appunto, che trova spazio più nelle ipocrite prese di posizione delle istituzioni che in un vero intervento di prevenzione. Anche il Codice Rosso, scritto con le migliori intenzioni, si scontra con una quotidianità, un vissuto reale, diversi da come si vorrebbero dipingere. Donne lasciate sole a prendersi il carico di una denuncia, esperienza terribile sotto il profilo psicologico, e poi lasciate a gestire anche il ‘dopo’: le difficoltà economiche, l’emarginazione sociale, con i divieti e le prescrizioni di legge che diventano carta straccia in mancanza di un serio controllo.

Faccio mia la domanda posta da Dacia Maraini: e se tutto questo succedesse agli uomini? Se ogni giorno un uomo venisse ucciso? La società si fermerebbe ad una penosa solidarietà o cambierebbe davvero le regole? Tra poco sarà l‘otto marzo e l’Italia intera farà la sua ipocrita festa. Si parlerà di femminicidio, si scriveranno riflessioni, si faranno servizi in tv”.

“Ma nel chiuso di una casa, di mille case, – conclude Tirrito – c’è chi continuerà a sentire la violenza sulla propria pelle, e non troverà alcun conforto nelle attestazioni di solidarietà riverberate dai media. Certo, parlarne è fondamentale, ma il pensiero senza l’azione vale a poco. E le fredde statistiche ci dicono che siamo fuori controllo, da troppo tempo. Tra le priorità di un Paese civile oltre all’economia, deve esserci la tutela delle persone. In troppi campi siamo profondamente lontani da un livello accettabile”.
(Il Faro online)