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Omicidio Vannini, Federico Ciontoli: “La verità è che io sono innocente”. Mamma Marina: “Bugie già smascherate”

Il figlio di Antonio: "Il mio silenzio utilizzato per raccontare i fatti in maniera distorta". La replica della mamma di Marco Vannini: "Abbiamo fiducia nei giudici"

Tutti dovrebbero desiderare la verità e la verità è che io sono innocente“. Dopo sei anni dalla morte di Marco Vannini, parla Federico Ciontoli, figlio di Antonio. Lo scorso ottobre la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha condannato il capofamiglia a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale e a 9 anni e 4 mesi sua moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, condannati per concorso anomalo in omicidio volontario. Tra qualche mese, la Corte di Cassazione tornerà a pronunciarsi, mettendo fine, una volta per tutte, alla vicenda giudiziaria.

Nel frattempo Federico rilascia la sua prima intervista, precisando che in questi anni il suo “silenzio è stato utilizzato per raccontare i fatti in maniera unilaterale e spesso distorta. E ho purtroppo trovato queste distorsioni anche nelle motivazioni dell’appello bis”.

“Nulla potrà ridare un figlio ai genitori, nulla potrà ripagare la morte di Marco, però non mi possono condannare alla morte sociale, non possono volontariamente negare la verità. Tutto ciò non può, credo, appagare un dolore. Tutti dovrebbero desiderare la verità e la verità è che io sono innocente”, dice.

“Ciò che mi lascia senza parole è che sin dall’inizio non si è cercato di capire se fossi colpevole, mi hanno subito condannato con pregiudizio e poi hanno cercato il modo di provare la mia colpevolezza. Non sono mai stato considerato una persona, non sono mai stato giudicato singolarmente ma sempre nel contesto dell’intera famiglia. Chiedo solo di essere giudicato per le mie eventuali responsabilità”, aggiunge.

Qui non stiamo facendo una gara a chi soffre di più – prosegue -. Però vorrei cercare di far capire che in quella casa, quella notte nessuno ha mai pensato che Marco potesse morire. È vero, mio padre ha mal gestito quella situazione ma questo non vuol dire che noi dobbiamo smettere di esistere agli occhi degli altri, che dobbiamo subire in silenzio le minacce che ci vengono rivolte, come quella di essere sciolti nell’acido, o di essere braccati a vita dalla stampa. La gogna mediatica ha alimentato l’odio verso di noi con opinioni e ricostruzioni che contraddicono i fatti, e qualsiasi informazione alternativa, anche se vera, viene silenziata”.

Federico ripercorre poi quella notte, raccontando la sua posizione, e aggiunge: “Penso sia difficile non rimproverare qualcosa a mio padre per quella sera. Gli errori ci sono stati, come quello di utilizzare un’arma e non dirci quello che stava accadendo, sia quella sera che nei giorni successivi. Ma credo che si sia comportato così proprio perché non si immaginava quello che sarebbe accaduto da lì a poco”.

E alla domanda: “La madre di Marco Vannini ha spesso detto che non si saprà mai veramente cosa sia accaduto in quella casa”, Federico Ciontoli risponde: “Penso che la responsabilità sia sempre dei media che hanno creato confusione nella famiglia di Marco con le loro strambe ricostruzioni. E purtroppo, mi dispiace dirlo, la stampa ha strumentalizzato il dolore della famiglia di Marco, hanno sfruttato la loro sofferenza per creare altra sofferenza e creare una frattura tra la mia famiglia e quella di Marco. Tutto questo ha allontanato la verità: addirittura le bugie ripetute in questi cinque anni si sono trasformate in verità“.

E proprio mamma Marina, raggiunta telefonicamente dalla redazione di “Baraonda”, commenta così le dichiarazioni di Ciontoli: “Vedo che continua la massiccia campagna giornalistica a favore dei Ciontoli, tra l’altro con domande di ‘terrificante’ introspezione. Non avevo alcun dubbio. So anche che questa subdola campagna continuerà e si intensificherà sino a quando si esprimerà la Cassazione. Sino a quel momento Marco non potrà riposare in pace. Ma non ho paura: nessun ufficio stampa di nessun genere potrà offuscare la verità. Le bugie dei Ciontoli sono state ampiamente smascherate dalla Cassazione e dal processo di Appello bis ed è perfettamente inutile che le ripetano in modo ossessivo e sfrontato in interviste compiacenti”.

“Io e Valerio – conclude mamma Marina – siamo provati da questa campagna indecorosa, non lo nascondo, ma abbiamo fiducia nei Giudici. Ai Ciontoli vogliamo dire: non vi odiamo, non lo meritate neppure. Pensiamo soltanto che dovreste assumervi le vostre responsabilità ed accettare le conseguenze di quello che avete fatto a Marco”.

(Il Faro online)