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Nel Governo Draghi sparisce il Ministero dello Sport

Nel frattempo palestre e piscine restano in attesa: nell'ultima riunione del Comitato Tecnico Scientifico è stata rinviata la discussione sulla riapertura

Roma – Dopo l’autogol dell’ex ministro Spadafora, che aveva pubblicamente ammesso di non sapere nulla di sport prima di intraprendere la guida del dicastero, nel nuovo Governo Draghi, sparisce nel nulla il Ministero dello Sport (dopo oltre un secolo di vita). Nella lista dei 23 ministri annunciati nelle scorse ore dal neopremier (nel Conte II era 22), Draghi non menziona nessun incarico per le politiche sportive, nemmeno una delega (per il momento). E non sono mancate di certo le polemiche.

Siamo di fronte a un’ennesima mortificazione per il mondo dello sport”, dice il senatore di FdI e presidente Asi, Claudio Barbaro, aggiungendo: “Un settore devastato dalla pandemia con un miliardo al mese in fumo, secondo la stima del Global Wellness Institute, un milione di posti di lavoro in pericolo, tanti cittadini che rischiano di non tornare a fare attività fisica nelle 100mila strutture sportive del nostro Paese, migliaia di associazioni sportive vicine alla chiusura: questo il quadro emergenziale che stiamo vivendo – sottolinea Barbaro – E il nuovo esecutivo come risponde? Cancellando il Ministero dello Sport”.

“Con un passo indietro repentino senza precedenti. Un comparto in piena crisi rischia di essere lasciato a sè stesso. In barba alla funzione sociale dello sport che, peraltro, genera il 4% del Pil. È lasciato nello sconforto più totale un mondo già duramente colpito e messo in ginocchio dalla pandemia. L’ennesima conferma che per questa nazione lo sport è di sola facciata. Inutile sottolineare, altresì, che questo Governo è un minestrone politico con le persone sbagliate al posto sbagliato”, chiosa il senatore.

Ma lo sport? Dimenticato da Draghi. Più dignità per lo sport, nel nostro paese genera, su base annua, un valore della produzione (impatto economico ’direttò) superiore ai 30 miliardi di euro, contribuendo al prodotto interno lordo (Pil) per l’1,9%”, il tweet del deputato M5S Felice Mariani.

E qualche voce si alza anche dal mondo agonistico: “Nel nuovo governo non figura il ministero dello Sport? Adesso sono altri i problemi e le priorità, il mondo sportivo ha bisogno della gente ma la gente ha bisogno di altro, di certezze e sicurezze”, il commento del tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli, a domanda precisa, ha risposto così sulle scelte del premier Draghi.

Delusione e rammarico, in una parola: mortificata. Sono questi i sentimenti che provo, constatando che ancora uno volta lo sport è stato dimenticato dalla politica. In un periodo di forte crisi, dove la pandemia ha messo in ginocchio l’attività di migliaia di operatori del settore, con le incertezze sulle riaperture di palestre e piscine, con la montagna bistrattata, il nuovo governo nasce senza un ministero ad hoc. Non se lo meritano i nostri giovani, i nostri figli, i nostri atleti che tengono alto il tricolore nel mondo, tutti coloro che vivono di sport”. Queste le parole di Lara Magoni, delegata del Coni e assessore lombarda al Turismo, marketing territoriale e moda, commenta la scelta del governo Draghi di non dedicare un ministero allo Sport.

“Come campionessa di sci e delegata del Coni – aggiunge Magoni – mi inquieta sapere che ad oggi tutti gli operatori del settore, in attesa di sostegno economico dopo un anno di crisi nera, non sapranno a chi rivolgersi per farsi ascoltare ed ottenere ciò che gli spetta. Siamo passati da un ministro, Spadafora, che ha ammesso candidamente di non conoscere lo sport, al nulla. Preoccupante. Anche perché stiamo parlando di un comparto che rappresenta una fetta importante del Pil nazionale”.

“Voglio ricordare – sottolinea Magoni – che l’attività sportiva assolve ad una funzione sociale decisiva, collante di aggregazione giovanile per milioni di bambini e ragazzi, che grazie alla disciplina, al divertimento e alla fatica che impone lo sport, imparano a vivere e a confrontarsi con il prossimo. Oggi, invece, la deriva causata dalla pandemia lascia le famiglie e i figli abbandonati a loro stessi, facili vittime di social e giochi su Internet che spesso diventano pericolosi. Servirebbero politiche ed interventi decisi in tal senso, a favore delle fasce più fragili della nostra popolazione. Penso anche alle persone con disabilità, che con lo sport trovano sollievo e qualche attimo di felicità. E invece, niente”.

“Infine, che tristezza vedere che il governo non reputa degni di considerazione i nostri atleti agonistici. Oggi siamo nel bel mezzo dei campionati del mondo di sci alpino a Cortina e quelli di snowboard in Svezia, dove la nostra Michela Moioli ha già vinto due preziosi argenti. Da sempre, in ogni disciplina, lo sport italiano rende orgoglioso il suo popolo nel vedere sventolare il tricolore sul tetto del mondo. Mi auguro, pertanto, che nelle prossime ore si possa comprendere con chiarezza a chi farà a capo la delega allo sport. Un settore che non può più aspettare: torniamo a parlare di sport, facciamola con forza. Lo sport è vita”, conclude.

Nel frattempo palestre e piscine restano in attesa: nell’ultima riunione del Comitato Tecnico Scientifico, infatti, è stato ribadito il “no” alla riapertura di cinema e teatri. La decisione al momento è stata rinviata, così come anche le discussioni sulla riapertura di piscine e palestre.

(Il Faro online)