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Ventotene riapre il carcere di Santo Stefano, ma per imprigionare… economia

Leon: "Il segreto per una riqualificazione vincente è riuscire a destagionalizzare, così da aiutare anche Ventotene a ripopolarsi"

Ventotene – L’ex carcere di Santo Stefano si prepara per una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione che partirà dalla possibilità di fornire un’accoglienza (adeguata, ma spartana) proprio all’interno dell’edificio, a quei turisti che vorranno farvi visita sia per motivi culturali sia per rilassarsi, meditare, entrare in contatto con la natura.

Nell’ex casa del direttore ci sarà una sorta di ostello con circa 25-40 posti letto, mentre – hanno spiegato nel workshop online tenutosi sul tema – nell’ex forno dovrebbe sorgere un ristorante.”

Residenzialità leggera e cameroni ostello sono previsti anche negli ex spogliatoi, per un totale di circa 40 posti letto. Mentre, nell’ex lavanderia si progetta di costruire dalle 4 o 5 unità che serviranno come residenze artistiche o laboratori. Infine, altri eventuali alloggi potrebbero nascere su via Giulia, dove saranno previsti anche laboratori e spazi espositivi temporanei.

La sfida economica e la ricetta per vincere che si chiama destagionalizzazione

Ma come fare perché questo progetto non sia fine a se stesso? Come fare per renderlo vincente non solo per il carcere, ma per tutta la realtà isolana? A focalizzarsi sul tema è stato l’economista Alessandro Leon, che ha spiegato: “Sappiamo di non avere molti soldi a disposizione, come sappiamo che la domanda sarà vincolata da una serie di fattori, in primis, dal maltempo che rischia di rendere impossibile l’approdo (secondo le prime stime, l’isola non sarà accessibile circa il 30% delle giornate proprio per le condizioni meteomarine).

Per questo, per vincere, abbiamo bisogno di fare marketing. Abbiamo bisogno di attirare persone nei “periodi vuoti”. Il segreto è riuscire a destagionalizzare, attirando un turismo di tipo culturale (quindi, non solo balneare) in primavera e in autunno. Altrimenti, se il flusso sarà soltanto estivo, si avranno difficoltà nell’approdo e si avrà un turismo escursionistico, più “mordi e fuggi”, che andrà soprattutto a favore delle altre isole e della terraferma.”

Il concept del progetto: promuovere Santo Stefano, l’Europa e Ventotene

Ma il progetto non si limita a riqualificare la struttura dell’ex carcere. No, la vision complessiva è ben più ampia e prevede di risaltare certo le origini della “culla d’Europa”, ma anche quella di risaltare la stessa Ventotene.

In questo senso, se il carcere diventerà l’attrattore principale, Ventotene potrà sviluppare, di rimando, i vari livelli dell’accoglienza (da quella alberghiera a quella della ristorazione).

Secondo lo scenario previsto, vi sarà l’acquisizione di servizi e professionalità in gran parte locali (oltre 1,1 milione di euro annui di servizi esternalizzati), che potrebbe implicare, in termini di impatto positivo, anche la ripopolazione di Ventotene durante la bassa stagione (Si stima che la gestione del complesso produrrà un’occupazione diretta derivante dai servizi esternalizzati di circa 50 unità di lavoro).

Il flusso turistico previsto

Un grande progetto, però, richiede anche un grande pubblico. Il flusso turistico tradotto in numeri cosa dice in merito? Secondo le prime stime, vi saranno circa 36.000 visitatori annui, di cui oltre 10.000 turisti aggiuntivi (tenendo conto di tutti i vincoli di accesso). Si calcola, quindi, un flusso minimo di 280 persone al giorno.

A questi numeri, andranno aggiunti quelli previsti per eventi e spettacoli (si parla, secondo le stime, di 180 spettatori per un totale di 30 eventi all’anno), quelli per le visite guidate (dovrebbero costituire circa il 20% dei visitatori complessivi al carcere). E ancora: a queste stime andranno aggiunti i numeri che arriveranno dai progetti d’alta formazione, dai gruppi scolastici e associativi e dalla convegnistica.

Ripartire dal carcere per (ri)costruire il futuro dell’Europa possibile

Quindi, il progetto, presentato nelle tempistiche, già lo scorso dicembre, ora prende sempre più forma nei contenuti e nella visione complessiva che vuole valorizzare l’eredità culturale della comunità locale, facendo del carcere un riferimento simbolico e concreto per la costruzione del futuro.

In questo senso, il progetto si basa su tre principi fondanti che richiamano quella che dovrebbe essere la nuova Europa possibile, ovvero: i diritti umani, la storia e il Mediterraneo.

Il primo dei tre filoni si rifà alla libertà, alla dignità umana, allo Stato di diritto e alla giustizia. Un filone che intende ripercorrere le luci e le ambiguità che si celano dietro la concezione della pena.

La storia intesa come “rammemorazione”, ovvero capacità di raccontare la memoria del passato senza retorica, contestualizzandola nel presente, rendendola testimonianza che custodisce il mistero di vite umane. E ancora: “intesa come forza che, attraverso il tempo, trasforma un monumento in un documento stratificato, tutto da scoprire e – come ha sottolineato l’architetto Francesco Collotti -da disvelare.”

Infine, il Mediterraneo, che rappresenta la sfida per un futuro sempre più ecosostenibile (la famosa economia blu) e che è il custode di civiltà millenarie. Partire dal Mediterraneo per raccontare l’insularità, quindi, l’ambiente, i cambiamenti climatici e l’innovazione. Pe raccontare la biodiversità terrestre e marina che rappresenta l’elemento distintivo delle due isole che, per l’unicità dei flussi migratori dell’avifauna, delle tartarughe, ma anche del transito dei cetacei, sono luoghi di contemplazione della Natura, oltre che luoghi di studio e ricerca.

In quest’ottica, la riqualificazione del carcere, comporterà, in chiave pratica, la nascita di un luogo di formazione, sperimentazione e ricerca che sarà riferimento per il futuro del Mediterraneo. In chiave simbolica, invece, diventerà un luogo di meditazione, un luogo dove la natura e il paesaggio avranno anche un ruolo centrale per la destagionalizzazione dell’isola.

“Sull’isola – ha spiegato Roberto Morabito di “Enea” – potrebbe sorgere un centro di competenza internazionale sulla crescita ‘blu’ e sull’economia del mare, con il coinvolgimento di tutti gli altri attori della comunità scientifica, in primis il mondo dell’università. Un centro che sia di supporto alle imprese”.

La rigenerazione architettonica

Se il cuore del progetto sarà sicuramente il Museo (in parte sarà dedicato al progetto architettonico originario, in parte alla vita del carcere e, infine, vi sarà un’area legata al progetto Perucatti), dove vi si potranno trovare le biografie dei detenuti, le fotografie e i racconti di vita quotidiana all’interno dell’istituzione carceraria (le esperienze umane che hanno abitato questo luogo e lo hanno segnato saranno restituite anche tramite una app di realtà aumentata), la riqualificazione riguarderà, nel complesso, l’intero edificio.

Per il panottico, per esempio, l’intenzione è quella di fare interventi “leggeri”, capaci di far risaltare l’aura del luogo, le stratificazioni lasciate dal tempo. Di raccontare il dolore e la rovina. Inoltre, si prevede di realizzare una installazione artistica (ancora da definire) che interagisca visivamente con il lavoro di salvataggio e conservazione del monumento.

Il sogno di Orneli: la Ventotene post-pandemia

Integrato, partecipato ed europeo. Queste sono le parole chiave con cui Silvia Costa, commissario straordinario per il recupero dell’ex carcere, ha esordito durante il tavolo tenutosi per presentare il progetto, per poi proseguire chiarendo la volontà di continuare a coinvolgere la comunità locale.

“Siamo qui per ascoltare le vostre istanze, per riflettere insieme sul da farsi, perché non vogliamo far cadere dall’alto nulla. Vogliamo che questo progetto sia un lavoro di co-progettazione e, quindi, dobbiamo individuare insieme quelli che saranno le modalità più idonee con cui la Regione può essere di supporto”, ha spiegato poi l’assessore allo Sviluppo economico della regione Lazio, Paolo Orneli.

Il mio sogno – ha sottolineato infine lo stesso Orneli – è che, una volta passata la pandemia, Ventotene si popoli di studenti provenienti da tante regioni europee, che verranno qui per studiare dove è nata l’Europa e come l’Europa serve per cambiare la vita dei cittadini.

Perché ora, con la nomina di Silvia Costa, lo Stato fa sul serio e si realizzerà un grandissimo investimento pubblico per recuperare un pezzo di patrimonio dell’umanità, che riporta l’isola alla sua dimensione identitaria di “culla d’Europa. Noi, come Regione, ci saremo.”

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