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Malagò duro su politica e burocrazia: “Solo con Olimpiadi o Mondiali in casa riusciremo a costruire nuovi stadi”

Impietosa analisi all'assemblea elettiva della Figc

Roma – E’ intervento anche Giovanni Malagò all’Assemblea della Federcalcio. Oggi il mondo del pallone ha scelto il suo Presidente. Sarà di nuovo Gabriele Gravina a guidare il calcio per i prossimi 4 anni (leggi qui). E si sa che in Italia la mancanza degli impianti di proprietà, differenza abissale con gli altri paesi  europei, è un grande gap da dover colmare.

Al riguardo, il Presidente del Coni ha espresso il suo pensiero. I grandi eventi in Italia fanno crescere l’economia e portano lavoro. Ma non solo. Anche impianti sportivi dove praticare le discipline e far crescere i giovani. Per il calcio, non sono solo importanti questi ultimi, luoghi di incontro collettivi per la  base, ma anche e soprattutto  gli stadi di proprietà. Questi ultimi possono salvare le società di calcio (Serie A, Serie B, Serie C, Serie D) dalle gravi crisi economiche che in passato le hanno colpite e da quelle attuali, durissime, causa Covid. Allora Malagò lo ha detto al mondo del pallone: “Se non si fa squadra portando a casa una grande competizione come un Europeo, un Mondiale o un’Olimpiade estiva nei prossimi anniha sottolineato il numero uno del Coninon si risolverà mai il problema degli stadi in Italia. Più passano gli anni e meno ci si occupa di sport e sempre di più dei pezzi di carta”.

La prossima competizione continentale di calcio del 2021 sarà ospitata solo da Roma, per una nuova formula dell’Europeo che tocca diversi paesi del continente, non tutta Italia. Quindi non va ad accrescere la presenza degli impianti. Nel 2016 la Francia ottenne il torneo europeo grazie al ‘tappeto di  stadi’ presente nel territorio nazionale, eredità dei Mondiali del 1998. Ormai il 1990 è lontano e gli stadi italiani, o almeno quelli che ancora non sono di proprietà delle società (solo 5 di esse hanno impianti di proprietà, tra cui Juventus e Cagliari), hanno una struttura e fatiscenza non proprio moderna. E allora, ecco la probabile soluzione al problema. E anche al problema del comparto economico, sociale, lavorativo, che uno stadio della terza o quarta generazione, fa crescere.

Come fosse un circolo vizioso: se non ci sono stadi di proprietà, non può arrivare in Italia un grande evento calcistico. Se non arriva un grande evento calcistico in Italia, non si può avere stadi di proprietà (tirati su con gli investimenti che arrivano dalla Fifa o dall’Uefa). Ecco allora evidentemente l’appello di Malagò. Accrescere una collaborazione stretta tra  le istituzioni politiche e sportive per portare in Italia un Mondiale oppure un Europeo, in modo da rinnovare gli stadi e portare lavoro.

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