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Covid, Il Cts mette ancora il veto a piscine e palestre: a rischio 120 mila posti di lavoro

Le varianti frenano la riapertura. Solo "il bianco" delle regioni’ potrà permettere l'utilizzo delle strutture

E’ una tragedia senza fine quella che sta colpendo le palestre e le piscine. Una nenia di dolore quasi, per i gestori che ormai non hanno più lacrime per piangere e per i frequentatori, che probabilmente, faranno i conti con la salute. Si sa che questi impianti sportivi sono importanti perché garantiscono il benessere psico – fisico ai soci. La pratica sportiva fa bene al fisico di una persona e rafforza le difese immunitarie. Cosa utile forse in questo periodo di Covid. Ma il Governo sembra aver deciso di stoppare ancora l’attività.

Gli imprenditori si stavano reinventando. Attività, corsi. Non tutti hanno la possibilità di permettere a più persone di fare attività acquatica in piscina ad esempio, ognuno in 10 metri quadrati. Ecco il motivo per cui anche la Federnuoto aveva alzato la voce. Massimo lo spazio permesso in acqua doveva essere quello di 7 metri quadrati a persona. Ma come detto, non tutte le piscine possono farlo. E allora ecco le nuove possibilità di frequentazione e i nuovi corsi, soprattutto per i bambini. Ma neanche questo sarà possibile. Il maledetto Covid sembra non arrestarsi e il maledetto buco in bilancio sembra essere suo amichevole alleato.

Dovranno ancora attendere allora. Fino al 6 aprile, sembra. Le nuove disposizioni governative di contenimento della pandemia scavalcheranno un’altra Pasqua da vivere separati nelle città e nei luoghi, dove la primavera scoppierà di sole e di odori di nuova vita. Ma non c’è ancora una vita rinata di cui godere. Non solo di una Italia che deve difendersi adesso anche dalle varianti, ma anche per gli impianti sportivi. E’ al vaglio comunque la ricerca di una soluzione. Nelle scorse ore erano circolate queste voci di corridoio dalle stanze di Palazzo Chigi, ma ancora sembra non trovare luce. La luce non c’è allora, né per le palestre né per le piscine. E i danni, dannissimi economici si contano e non solo a due mani e a dieci dita.

Il Comitato Tecnico Scientifico è contrario alla riapertura e sono a rischio 120 mila posti di lavoro. Migliaia di dipendenti che stanno aspettando di ricominciare a guadagnare, a pagare le tasse e a costruire la loro vita e quella delle rispettive famiglie. Dove c’è una famiglia, c’è anche un bimbo che va a scuola probabilmente e la crisi si fa sentire anche lì. Il settore fattura all’anno 10 miliardi all’anno. Presto il Pil nazionale non potrà mettere nel paniere la voce dedicata proprio ai guadagni dagli impianti sportivi. L’obiettivo dei virologi è quello di limitare la socialità il più possibile, mentre sembra si stiano riempiendo ancora le terapie intensive. E’ una corsa contro il tempo, mentre il denaro fugge dai bilanci e le persone trovano nuovi contagi. Uno scenario apocalittico questo, mai vissuto prima. Sono proprio le varianti a preoccupare di più, soprattutto quella ‘inglese’.

Piscine e palestre potranno riaprire solo quando il numero dei contagi sarà quello di 50 persone ogni 100 mila abitanti. Un sogno irraggiungibile in queste ore di crescita della curva. Ma sembra siano queste le indicazioni date, senza soluzione. Il colore da etichettare sulla propria regione è il ‘bianco’. Rosso, arancione e giallo. Situazioni lontanissime dalla riapertura. Intanto è la Valle d’Aosta a godere delle riaperture, ma è una goccia in mezzo al mare della sofferenza dello sport di base.

Che sembra non avere fine. Si fa appello alla resilienza sportiva.

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