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Giochi pericolosi: il caso Gamestop, le pedine della finanza e il tabellone dei social

Quanto realmente piccoli sono i “piccoli investitori”? Quali personaggi che vivono quotidianamente nel mondo finanziario ci sono dietro?

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La pandemia da Covid–19 ci ha costretto a vivere nell’ultimo anno situazioni che prima d’ora avevamo visto soltanto in alcuni film di fantascienza e molte cose che all’inizio di questo periodo ci sembravano assurde ed eccezionali, sono diventate con il passare dei mesi quasi normali ed ordinarie, purtroppo.

Anche il mondo della finanza, nelle ultime settimane, è stato scosso da avvenimenti ai quali non avevamo mai assistito prima e che potrebbero, in un futuro più o meno prossimo, costituire la normalità.

Roberto Pezzella

Roberto Pezzella

Qualche settimana fa migliaia di piccoli investitori (così sono stati definiti dai più importanti media), attraverso un tam-tam sulla piattaforma social Reddit, hanno cominciato ad inviare sul mercato azionario di Wall Street milioni di ordini di acquisto di titoli sui quali i grandi fondi di investimento avevano scommesso al ribasso attraverso operazioni di vendita allo scoperto.

Sono stati numerosi i titoli coinvolti, il più famoso dei quali è stato Gamestop, la famosa catena di negozi specializzati nella vendita di videogiochi e relativi accessori, che da qualche anno naviga in cattive acque e data più volte vicina al fallimento.

Per dare un’idea della potenza dell’attacco via social, basta guardare i numeri: il 12 gennaio il titolo Gamestop valeva 19,94 $ ed il 28 gennaio (quindi dopo soltanto 12 sedute di borsa) ha chiuso le contrattazioni a 197,44 $ (+ 890%), dopo aver toccato in quella stessa giornata un valore massimo di 482,85 $ (+ 2.321 %).

Si stima che l’operazione abbia generato circa 40 miliardi di dollari di perdite nei portafogli dei fondi che detenevano posizioni allo scoperto sui titoli coinvolti, generando a sua volta qualche piccolo neo milionario tra coloro che hanno partecipato all’operazione dall’altro lato.

Il fenomeno è stato da più parti enfatizzato come la trasposizione moderna dello scontro biblico tra Davide e Golia, con i grandi fondi di investimento nei panni del gigante ed i piccoli investitori nei panni del giovane e spregiudicato Davide.

Ma se togliamo il velo fiabesco da questa vicenda, l’elemento che appare davanti ai nostri occhi è l’entità delle perdite subite dai fondi, che fa porre una prima semplice domanda ad un attento osservatore: quanto realmente piccoli sono i “piccoli investitori”? E sì, perché personalmente faccio fatica a credere che un simile attacco sia stato realmente organizzato e gestito interamente soltanto da “piccoli” investitori. Non è difficile immaginare che tra di essi ci sia stata la presenza anche cospicua di personaggi che vivono quotidianamente nel mondo finanziario e che conoscono molto bene le leggi che lo regolano.

Diverse sono le riflessioni su quanto accaduto, la prima ovviamente riguarda la ormai indiscussa potenza dei social che mai prima d’ora avevano influenzato in modo così massiccio il mondo della finanza. E proprio partendo da tale considerazione voglio soffermarmi su un altro aspetto, che riguarda l’etica nel mondo finanziario. Molto spesso infatti ci si concentra sull’etica di determinati comportamenti da parte degli attori del mondo della finanza.

Anche nell’avvenimento descritto poc’anzi, da parte dei più, si è sottolineato come l’attacco sferrato via social abbia avuto come obiettivo principale quello di punire i grandi fondi di investimento, colpevoli molto spesso con la loro potenza di fuoco di determinare le sorti di un’azienda o addirittura di un intero Paese.

Senza avventurarmi in ulteriori considerazioni su tale aspetto, che potrebbero occupare intere pagine, voglio semplicemente richiamare l’attenzione sul fatto che simili considerazioni andrebbero fatte anche guardando a quanto accaduto su quest’altra sponda. Infatti, nel momento in cui i prezzi di un titolo azionario vengono così massicciamente influenzati e guidati da tam-tam sui social, distaccandosi completamente dai cosiddetti fondamentali, bisogna interrogarsi su quanto ci sia di morale anche in questo.

Perché spesso, per non dire sempre, in una simile occasione si guarda unicamente all’aspetto “fatalistico” di tali avvenimenti e cioè alla possibilità data a chi vi partecipa di potersi arricchire in breve tempo, dimenticandosi però di tutte quelle persone che sempre in breve tempo possono impoverirsi, travolte da quello che guardato in modo superficiale può essere visto semplicemente come un gioco, ma che in realtà tutto è, tranne che un gioco.

Emblematico è stato anche un altro evento sempre di qualche giorno fa: Elon Musk, l’eclettico imprenditore e miliardario sud africano naturalizzato statunitense, a capo di parecchie società la più nota delle quali è Tesla, ha iniziato attraverso Twitter a sponsorizzare l’acquisto della criptovaluta Dogecoin, spingendo le sue quotazioni alle stelle in pochi giorni.

Come se non bastasse ha annunciato il suo imminente sbarco sul nuovo social “Clubhouse” generando in questo caso in un solo giorno una valanga di acquisti su un titolo azionario che però nulla aveva a che fare con il social, ma che conteneva semplicemente la parola “Clubhouse” nella sua ragione sociale. E così una semplice e fino ad allora anonima società di servizi sanitari con sede in Cina, ha visto le sue quotazioni raddoppiare in un giorno soltanto (+117%), salvo poi vederle precipitare non appena ci si è accorti dell’equivoco.

C’è da dire che Musk non è nuovo a certe cose: infatti a gennaio dopo aver twittato “Use Signal” in riferimento all’app di messaggistica simile a Whatsapp e Telegram, aveva provocato un terremoto nelle quotazioni di “Signal advance”, una semplice società texana attiva nel campo delle consulenze per l’utilizzo di tecnologie nelle strutture mediche, che ha visto le proprie azioni schizzare da pochi centesimi a 38 dollari in pochi giorni.

Tutto questo induce un’unica grande riflessione: siamo forse all’alba di una nuova era? Un’era in cui i comportamenti sui mercati finanziari si baseranno non più soltanto su leggi e principi economici, ma anche su “influencer” e passaparola sui social?

Personalmente tremo di fronte a questa eventualità, ma non è difficile interpretare tutto questo come un ulteriore segnale di come i mercati finanziari si muovano ormai in modo del tutto scollegato dalla realtà e quando ciò avviene i rischi sono tanti, ma a differenza di quanto già successo in passato, ora ci sono i social con il loro effetto moltiplicatore di comportamenti di per sé già molto pericolosi.

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