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Adolescenti e suicidio, una vittima ogni 2 giorni. Il dott. Callipo: “Attenzione ai segnali”

Solo in Italia ogni anno si suicidano circa 200 ragazzi under 24. Ilfaroonline.it ha intervistato sul tema il dott. Stefano Callipo,

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L’ultimo dramma in ordine di tempo è stato vissuto a Fiumicino, pochi giorni fa: un ragazzo di 15 anni si è tolto la vita. Un dolore impensabile, una comunità sconvolta. Un episodio che, però, squarcia il velo su un fenomeno più vasto, che sta pervadendo l’adolescenza.

Le cause di queste tragedie non sono univoche: può esserci un disagio psicologico congenito, o una depressione provocata da fattori esterni, come anche l’incidenza di challenge sui social. Un panorama che non si ferma più come una volta a relazioni interpersonali o di gruppo, ma che deve fare i conti anche con il mondo fluido del web. E tutto in un’epoca segnata dalla pandemia.

E’ un fatto che il suicidio, al giorno d’oggi, sia sempre più frequente fra i minori: solo in Italia ogni anno si tolgono la vita circa 200 ragazzi under 24. E’ un dato devastante: una morte ogni due giorni, circa.

Peraltro il dato è un numero relativo, considerando la difficoltà nel censire tutti i tentativi di suicidio, e le domande sul perché un adolescente possa arrivare a compiere un gesto estremo come questo, sono tante. Ilfaroonline.it ha intervistato sul tema il dott. Stefano Callipo (nella foto), psicologo clinico, giuridico, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Violenza e Suicidio nonché docente dell’Accademia Sapp.

Dottor Callipo, non possiamo non partire dal particolare momento che stiamo vivendo a livello planetario. La pandemia da Covid-19, con le relative restrizioni che si trascina dietro, è “sofferta” anche dagli adulti. Cosa accade ai più giovani?

“Il divieto di stare all’aperto, di esercitare la propria disciplina sportiva, l’impossibilità di poter frequentare la scuola e di vedere i propri compagni – spiega il dott. Callipoincide fortemente sullo stato psicologico dei giovani, perché questa fase rischia di tirare fuori dei sintomi che si riconducono alla depressione vera e propria. Persone che abbiano già delle particolari fragilità, vivendo la situazione pandemica, possono peggiorare le proprie condizioni o addirittura vivere un evento precipitante che possa colmare in un gesto suicidario”.

In che modo si può evidenziare nel comportamento giovanile?

“Questa pandemia, con le relative restrizioni anti-Covid, può agire in due modi differenti sui giovani: può caricarli come ‘molle’, fino a portarli a scaricare questa pressione con le risse in strada, portandoli a mettere in atto dei gesti che creano situazioni pericolose. Di questi episodi, purtroppo, ne vediamo l’incidenza nelle cronache giornalistiche dalle varie città.

Oppure – prosegue – può causare in loro un’implosione, per cui ragazzi cominciano a dimostrare sintomi depressivi o di esclusione sociale. Quando il suicidio riguarda i ragazzi molto giovani, può rappresentare una di quelle modalità di fuga da un dolore che loro non riescono più a sopportare, un dolore mentale e psicologico. Spesso, però, i ragazzi lanciano dei segnali precedenti al gesto suicidario, che possono non essere colti se non si ha una preparazione specifica adeguata”.

L’epoca che stiamo vivendo ha messo in campo un fattore completamente nuovo nella letteratura clinica legata ai suicidi: i social network globali…

Per quanto riguarda l’ipotesi di possibili collegamenti con le sfide che impazzano sui social, va tenuto conto prioritariamente dell’età della vittima. Nel caso di un adolescente, l’ipotesi di suicidio può essere considerata in sé. Se parliamo, invece, di un bambino di 9-10 anni che si suicida per un effetto di una challenge in rete, in realtà non si tratta di suicidio tout-court, ma di una sottovalutazione del pericolo, perché quando si è piccoli non si riesce a capire bene l’entità reale del rischio al quale si sta andando incontro.

Il suicidio non sempre si traduce in un atto di violenza verso se stessi, a volte si tratta di una sfida verso se stessi. Anche una bassa autostima può incitare il giovane ad affrontare una sfida solo per il bisogno di vincere. Quando si accetta una sfida si cerca di riscattare se stessi, di gratificarsi ed affermare il proprio sé, in modo, però, disfunzionale”.

“Non dimentichiamo – conclude lo psicoterapeuta – che in realtà al desiderio di morire soggiace un desiderio di vivere, di essere salvato. Ecco perché gran parte degli adolescenti che tentano il suicidio lanciano dei segnali di allarme e delle richieste di aiuto”.

Da ciò che ha spiegato il dott. Callipo, dunque, non esistono ricette precostituite per contrastare ogni singolo fenomeno di rischio suicidario. Come un po’ nell’intera storia della medicina, è la prevenzione la strada da seguire. Dunque non minimizzare i segnali che arrivano dai nostri ragazzi, non derubricarli – se ripetitivi – ad un momento di crescita, aprirsi all’ascolto e al dialogo, supportati da figure professionali competenti, allorché serva. Attenzione, non si tratta di giudicare chi è stato colpito da un lutto così devastante, sarebbe ingeneroso e inutile, ma cercare di dare uno strumento di riflessione all’intera comunità. Spesso i segnali non vengono lanciati verso l’interno del nucleo familiare, ma verso l’esterno. Ed è anche lì che devono trovare risposte.

(Il Faro online)

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