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Covid-19 a Fiumicino: un anno tra crisi economica ed emergenza sanitaria

Un anno fa l'annuncio del Dpcm "Io resto a casa". Da quel momento Fiumicino perde la sua anima

Fiumicino – Strade deserte, aeroporto fermo, spiagge vuote. E’ passato un anno da quel marzo 2020 quando l’allora premier Conte, in una conferenza tv, annunciava: “Non c’è più tempo. Tutta Italia è zona protetta”. Un nemico invisibile e sconosciuto era riuscito a raggiungere ogni regione del Paese. Ed ecco che Fiumicino diventa come Codogno, come Milano, come Vo’ Euganeo: vuota.

Inizia il lockdown. Una prigionia durata ben 69 giorni e iniziata con un’illusione: finirà presto. Alle 18 ci si affaccia dai balconi, dove sventolano a più non posso i tricolori e gli arcobaleni, per cantare. Ma in pochi giorni quell’orario, una volta quello dell’aperitivo, diventa quello del bollettino: i morti a causa del Covid-19 aumentano, così come i positivi. Le ore passano lente.

Le saracinesche dei negozi sono chiuse. Via di Torre Clementina, la Darsena, il lungomare di Fregene… lì dove fino a pochi giorni prima c’erano tavolini all’aperto e passeggio, ora l’anima pulsante della città ha perso la sua identità. Il Tevere scorre tranquillo e al verso dei gabbiani si mischia quello delle ambulanza. Il coronavirus è arrivato anche qui, sul litorale romano: si tratta di una donna, che era rientrata da Bergamo. La conferma della sua positività al tampone arriva direttamente dallo Spallanzani, dove era stata ricoverata a fine febbraio (leggi qui). E’ lei, una residente di Fiumicino, il primo caso di Covid-19 del Lazio. In poche ore si scopre che anche la figlia è positiva.

Si temono focolai, la paura corre tra i residenti. Parte la caccia all’untore. Ma le istituzioni locali rassicurano: “Non c’è niente di cui aver paura, Fiumicino è una città sicura. Venite nei nostri locali”. Un appello che dopo nemmeno dieci giorni si trasforma nell’esatto opposto: “State a casa”.

Fiumicino perde la propria identità, quella di città di frontiera: pochi giorni dopo che il Governo decreti lo stato d’emergenza viene imposto il blocco dei voli da e per la Cina (leggi qui). I cinesi rimasti bloccati in Italia tornano in patria con dei ponti aerei. Stessa cosa per gli italiani bloccati in Cina, che vengono rimpatriati con voli militari che atterrano a Pratica di Mare. Gli ospedali iniziano ad attrezzarsi. Anche il “Grassi” di Ostia allestisce le tende per il triage (leggi qui).

E’ l’8 marzo quando Fiumicino vive l’ultimo weekend di normalità, con i lungomare di Fregene gremiti di romani (leggi qui), nonostante le disposizioni del Governo imponessero già all’epoca distanziamento fisico e niente assembramenti. E all’indomani la conferenza di Conte (leggi qui): chiudono scuole, palestre, piscine, negozi. Tutto serrato, anche le chiese: restano aperti solo supermercati, farmacie e attività commerciali che vendono beni di prima necessità. Al “Da Vinci”, dove i Terminal vengono chiusi perché inutilizzati (leggi qui), atterrano i primi aiuti sanitari provenienti dalla Cina (leggi qui). Il lavoro agile, o smart working, inizia ad essere prassi comune negli uffici.

Il primo bollettino ufficiale, comunicato dal sindaco Montino, è datato 20 marzo (leggi qui) e conta solo tre positivi. Ma nello stesso giorno arriva la notizia di un decesso, il primo a Fiumicino dovuto al Covid-19 (leggi qui). Da lì in poi i numeri sono i crescita. Oltre al virus però si diffonde anche la solidarietà. Sono tante le iniziative a sostegno delle famiglie che non riescono più a lavorare, come quella del forno che dona pane a chi ne ha bisogno (leggi qui), o le donazioni allo Spallanzani (leggi qui). La Misericordia presta soccorso ai fiumicinesi e non solo: un gruppetto di volontari viene inviato in Lombardia, nelle trincee della lotta al virus (leggi qui).

Si intensificano anche i controlli: tutte le forze dell’ordine, anche in vista di Pasqua e Pasquetta, pattugliano le spiagge e le strade (leggi qui). Iniziano a fioccare anche le prime multe. E tra un Dpcm e l’altro, arrivano anche buone notizie: di fine marzo l’annuncio della guarigione della primi casi di Covid-19. Ma nella stessa giornata arriva anche la conferma dei decessi: due i morti accertati a causa del virus (leggi qui). A ridosso della Pasqua arriva un altro Dpcm: misure prolungate fino al 13 aprile (leggi qui). In realtà la stretta durerà ancora un mese (leggi qui). E mentre Papa Francesco benedice una piazza San Pietro deserta (leggi qui), a Fiumicino iniziano le polemiche sulla gestione della crisi sanitaria. Aumentano anche i positivi al Covid-19, soprattutto tra i crocieristi e gli equipaggi. Ma non solo: al “Bambin Gesù” di Palidoro iniziano ad essere ricoverati i primi neonati: anche loro hanno contratto il virus (leggi qui).

La pandemia sembra inarrestabile, e sono sempre di più le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. E così si raddoppiano gli sforzi: chi può dona (leggi qui) o mette a disposizione le proprie risorse per facilitare il lavoro dei volontari (leggi qui). Arriva maggio, inizia la così detta Fase 2, quella di convivenza con il virus. Riaprono le attività commerciali e l’estate, tra le polemiche di box di plexiglass (leggi qui) e quadrati attorno agli ombrelloni (leggi qui), è una vera e propria boccata d’ossigeno per i ristoratori e il balneari del litorale romano, tra le categorie più colpite dalla pandemia. Il Comune concede alle attività la possibilità di allargarsi sul suolo pubblico per permettere il distanziamento tra i tavolini. In Darsena, su via di Torre Clementina e nei luoghi di “movida” appaiono new jersey che restringono le carreggiate delle strade per far posto ai dehors.

I mesi estivi scorrono lenti: niente feste patronali (leggi qui), niente sagre. Si ride e si scherza in riva al mare. I dati, in effetti, lasciano pensare che il peggio sia passato. Anche il “Bambin Gesù” di Palidoro diventa Covid-free (leggi qui). Qualcuno ironizza urlando “Non ce n’é coviddi”. Ma con l’arrivo dell’autunno la situazione torna drammatica. A Fiumicino tornano a salire i casi. Si registrano positivi anche tra i lavoratori dei ristoranti (leggi qui), o tra i clienti degli stabilimenti balneari (leggi qui).

La pandemia sembra accelerare di nuovo. E’ a rischio la ripresa delle lezioni in presenza. Cosa fare? Si opta per lo screening di massa: studenti, professori e tutti i collaboratori scolastici vengono sottoposti a tampone. In città vengono realizzate diverse postazioni drive-in, la più grande nel parcheggio lunga sosta dell’aeroporto di Fiumicino, ad oggi il più grande drive-in per tamponi d’Italia (leggi qui). Da lì a pochi mesi, accanto alle tende per tamponi sorgeranno anche quelle per somministrare il vaccino, in fase di sperimentazione. A novembre, con i numeri sempre più in crescita – a Fiumicino come nel resto d’Italia – il Governo valuta una nuova stretta. Arriva il sistema a colori delle Regioni. Il Lazio è in zona gialla, ma c’è il coprifuoco che scatta la sera alle 22. Ancora una volta a farne le spese sono i ristoratori, che con l’asporto non riescono a sostenere le spese delle attività. Parte così la protesta #iorestoaperto (leggi qui).

Dalle autorità nessun passo indietro: “Chiudiamo oggi per salvare il Natale”, ci viene ripetuto per tutto il mese di novembre. Ma alla scadenza del Dpcm, la realtà che si presenta è ben diversa. A dicembre, a Fiumicino, ci sono oltre 300 positivi, mai così tanti. I numeri, a livello nazionale, preoccupano il Comitato Tecnico Scientifico, che per le festività chiede ancora una stretta. E così avviene: Natale, Capodanno e l’Epifania diventano feste off-limits. Tutta Italia è zona rossa. Ma una luce brilla: arrivano i vaccini. Le prime dosi vengono somministrate allo Spallanzani, poi arrivano anche sul litorale. Nel parcheggio dell’aeroporto viene inaugurato un mega centro gestito dalla Croce Rossa (leggi qui). In città continuano nel frattempo le attività di screening (leggi qui). A un anno dall’inizio del lockdown, il numero dei positivi nella cittadina aeroportuale è di oltre 200. Sul Paese torna lo spettro di nuove restrizioni in vista di Pasqua, ma finalmente, grazie ai vaccini, la guerra è prossima alla fine.

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