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I Giusti di ieri e di oggi. Le luci che illuminano il buio quando gli uomini cadono nell’abisso dell’odio

Con la commemorazione annuale del 6 marzo l’Europa ha scelto di non dimenticare, ricordando coloro che si erano impegnati a soccorrere i perseguitati durante i genocidi

Tra storia e memoria – C‘è un antico aforisma che recita: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Siamo più colpiti da un atto malvagio, da un’azione negativa che da tanti piccoli segnali positivi che testimoniano il bene e si parla sempre troppo poco di quelle donne e quegli uomini che, in tempi oscuri del mondo, con le loro azioni permettono di credere ancora nelle possibilità dell’uomo. I Giusti sono proprio queste persone che in ogni tempo e in ogni luogo agiscono nelle situazioni più difficili a favore di altri che si trovano in pericolo, come luci che illuminano il buio quando gli uomini cadono nell’abisso dell’odio.

La storia

Secondo l’antica tradizione ebraica, ogni generazione conosce 36 Giusti , ossia 36 persone che contemporaneamente , in ogni momento della storia dell’umanità si fanno carico del suo destino : nessuno li conosce ma sono persone che con semplicità tendono la mano verso i loro fratelli in pericolo e li salvano. A partire da questa tradizione, dopo la II Guerra mondiale , il termine di “Giusti tra le nazioni” è stato utilizzato per indicare i non- ebrei , i cosiddetti Gentili, che a rischio della propria vita e senza alcun interesse personale hanno salvato anche un solo ebreo dalla Shoah.

Nel 1953 ,in Israele, venne adottata una legge che prevedeva l’istituzione di Yad Vashem, il Memoriale dei martiri ed eroi della Shoah, cui venne affidato il compito di custodire tutta la documentazione ebraica riguardante lo sterminio nazista per conservare la memoria della persecuzione e onorare le vittime e per ricordare e celebrare i non ebrei di diverse nazioni che rischiarono le loro vite per aiutare gli ebrei durante la Shoah. Solo nel 1963 , però, cioè dieci anni più tardi, fu effettivamente costituita una Commissione presieduta da Moshe Landau, il presidente della corte al processo Eichmann, che aveva l’incarico di conferire il titolo onorifico di Giusto tra le nazioni. Ancora oggi questa Commissione – formata da 35 membri (personalità pubbliche volontarie, professionisti e storici, molti dei quali sono essi stessi dei sopravvissuti) e presieduta da un ex giudice della Corte Suprema- svolge accurate ricerche per ritrovare e riconoscere i Giusti, svolgendo un lavoro , per vari motivi, difficile e complesso.

Infatti per attribuire questo riconoscimento occorre la testimonianza degli ebrei salvati o la prova inconfutabile di quanto avvenuto ed è facilmente comprensibile come la ricerca dei Giusti diventi sempre più complessa con il trascorrere del tempo che inevitabilmente fa perdere le tracce dei salvatori . Chi viene riconosciuto Giusto tra le Nazioni viene insignito di una speciale medaglia con inciso il suo nome, riceve un certificato d’onore e il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei Giusti presso il museo Yad Vashem: qui a ogni Giusto tra le nazioni, fino agli anni ’90, prima che lo spazio ne diventasse completamente pieno, veniva anche dedicata la messa a dimora di un albero, ora sostituita dall’iscrizione del nome del Giusto sul Muro d’Onore. Ai piedi di questi alberi i visitatori lasciano un sasso: l’albero e i sassi sono simboli del ricordo di una persona cara, ma l’albero è anche il simbolo del rinnovarsi della vita. “Chi salva una vita, salva il mondo intero”: così si legge nel Talmud. E questa frase, unita all’immagine di un albero che continua a crescere, descrive meglio di tante parole il gesto generoso di chi ha permesso che tanti uomini, donne e bambini, destinati a morte quasi certa, potessero continuare a vivere e a generare nuova vita.

I Giusti riconosciuti da Yad Vashem sono ad oggi oltre 27mila. Si tratta di riconoscimenti individuali, assegnati sulla base della testimonianza dei sopravvissuti, di testimoni oculari o di documenti attendibili. Esiste un unico riconoscimento collettivo: quello alla Danimarca, paese che scrisse una delle pagine più luminose nell’opposizione alle politiche di sterminio del Terzo Reich. In quel paese, durante l’occupazione nazista, il salvataggio degli ebrei ebbe un vero e proprio carattere nazionale. Le massime autorità locali si rifiutarono di consegnare i loro concittadini ebrei e una vastissima rete di semplici cittadini e di membri della Resistenza, con il benestare del governo e della polizia danese, riuscì a portare in salvo nella vicina Svezia, via mare, più di 7mila persone.

La Gestapo riuscì a catturare solo 500 persone, che non deportò verso i campi di sterminio dopo le proteste di massa della popolazione. Grazie a questo atto di eroismo civile collettivo, quasi tutti gli ebrei danesi sopravvissero. Al momento dell’avvio delle pratiche per il riconoscimento dei Giusti, coloro che presero parte al salvataggio chiesero di non ricevere alcuna onorificenza individuale, per non snaturare quella che fu l’azione collettiva. A Yad Vashem si trova quindi un solo albero, per ricordare però tutti . Solo pochi danesi, il cui coraggio fu ancora più eccezionale, hanno ottenuto anche un riconoscimento individuale.

I Giusti italiani sono poco più di 700: un numero basso, rispetto a quanto fu ampia la rete che soccorse i perseguitati e grazie alla quale gli scampati fra gli ebrei presenti in Italia furono circa l’ottantuno per cento. Furono gli stessi nazisti a riconoscere l’opposizione di molti italiani alle retate delle forze naziste e fasciste. In un rapporto della Gestapo sulla razzia di Roma del 16 ottobre 1943, si descrive il comportamento degli italiani come “completa resistenza passiva sfociata in molti casi singoli in resistenza attiva”.

Oppositori politici del regime fascista, uomini di Chiesa, tantissimi semplici cittadini di ogni ceto sociale, anche persone che in un primo momento avevano aderito al regime fascista, si adoperarono con ingegno e grandissimo coraggio nel salvataggio degli Ebrei anche se questo non può né deve far dimenticare i tanti che, invece, collaborarono attivamente con i nazisti e si resero colpevoli di vergognose delazioni.

Se aveste visto come me, in questa prigione, quello che gli ebrei hanno sofferto, il vostro unico rimpianto sarebbe stato quello di non aver potuto salvarne di più“: questa frase di Odoardo Focherini, uno dei Giusti italiani, è quella che forse meglio di ogni altra ci mostra lo spirito che animò i Giusti in quei terribili anni.

I Giusti oggi

Grazie all’impegno di Gariwo (acronimo di di Gardens of the Righteous Worldwide, una Fondazione presieduta da Gabriele Nissim , con sede a Milano e con collaborazioni in tutto il mondo) dal 1999 si è cominciato a lavorare sull’estensione del concetto di Giusto elaborato da Yad Vashem, sino a includere quanti, in ogni parte del mondo, hanno salvato vite umane in tutti i genocidi e difeso la dignità umana durante i totalitarismi. L’intento di Gariwo è di accrescere e approfondire la conoscenza e l’interesse verso le figure e le storie dei Giusti, donne e uomini che si sono battuti e si battono, in ogni tempo e in ogni luogo, in difesa della dignità umana, contro l’intolleranza e la violenza.

Gariwo promuove in ogni Paese anche la creazione di Giardini dei Giusti nella convinzione che essi siano come libri aperti che raccontano le storie dei Giusti. I Giardini , in cui ogni albero ricorda il generoso gesto di responsabilità compiuto da uomini e donne per la salvezza di un fratello, sono spazi pubblici, luoghi di memoria ma anche di incontro e di dialogo, in cui organizzare iniziative rivolte a studenti e cittadini per mantenere vivi gli esempi dei Giusti non solo in occasione della dedica dei nuovi alberi, ma durante tutto l’anno. Quasi cento Giardini sono sorti negli anni in Italia e nel mondo grazie alla passione di amministratori pubblici, associazioni, presidi, insegnanti, semplici cittadini.

Uno di questi , il più grande d’Italia annesso a una scuola, grazie ai suoi circa 40 Giusti ricordati, ha sede proprio a Fiumicino , all’IIS Leonardo da Vinci di Maccarese, ed è nato nel 2007 per mia volontà, che ero allora preside della scuola, e di un gruppo di docenti e con il sostegno della Provincia di Roma, del Progetto Memoria e della FNISM ( Federazione Nazionale degli Insegnanti) . Nel creare questo Giardino, che nel tempo è diventato un luogo simbolo dell’impegno civile della scuola e un formidabile motore di iniziative per gli studenti e per il territorio, tutti noi eravamo animati dallo stesso entusiasmo e dalla convinzione che la memoria, individuale e collettiva, è un tassello fondamentale nella formazione dei giovani e un potente strumento nelle mani degli educatori.

Nel 2012 i deputati di Strasburgo hanno accolto l’appello di Gariwo – sottoscritto da numerosi cittadini ed esponenti del mondo della cultura – e hanno istituito la Giornata europea dei Giusti il 6 marzo, data della morte di Moshe Bejski– sopravvissuto alla Shoah perché uno dei nomi della famosa lista di Schindler – che fu presidente della Commissione per il riconoscimento dei Giusti dal 1970 fino al 1995 e che, infaticabile, ricercò per tutta la sua vita i Giusti. Questo straordinario uomo si tuffava nel passato per scoprire i Giusti proprio come fanno i pescatori di perle che ricercano nelle profondità del mare le preziose gemme .

Come scrive Gabriele Nissim: Bejski “Non poteva eliminare le macerie della Storia, né ridare sollievo alle vittime. Non aveva la bacchetta magica per rimarginare le ferite ma nessuno come lui sapeva mostrare quante risorse ed energie possiedono gli esseri umani per resistere al male”.

Con la commemorazione annuale del 6 marzo l’Europa ha scelto di non dimenticare, ricordando coloro che si erano impegnati a soccorrere i perseguitati durante i genocidi e coloro che si erano impegnati a difendere la dignità umana calpestata nei sistemi totalitari. Il nostro Paese è stato il primo ad aderire ufficialmente alla Giornata istituita dal Parlamento Europeo e dal 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia.

Ogni anno , dunque, il 6 marzo si celebrano , attraverso tante diverse iniziative, queste figure esemplari del passato e del presente per diffondere ovunque i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà. Tra queste iniziative segnalo quella promossa da ANED sezione di Roma , in cui vengono presentate alcune bellissime storie: quelle di Adele Zara, di Vito Fiorino e della città di Tora e Piccilli .

In occasione del 6 marzo del 2021 sono giunti molti significativi e importanti messaggi di sostegno alla Giornata dei Giusti , tra questi: quello del Presidente della Camera Fico, del Ministro per i beni e le attività culturali Franceschini, del Coordinatore Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali Luigi Manconi e , infine, di straordinaria importanza, quello di Alice Wairimu Nderitu, Consigliere speciale delle Nazioni Unite per la prevenzione dei genocidi.

Un messaggio toccante ,quest’ultimo , in cui si afferma tra l’altro che: “nel celebrare la Giornata dei Giusti ricordiamo che giungere in aiuto degli altri e difendere la verità costituiscono una delle più alte aspirazioni che possiamo avere collettivamente, ma rappresentano anche un bisogno urgente, in un momento in cui curare le ferite del nostro mondo sofferente è diventato più critico che mai”.

Le azioni, a volte l’intera vita, dei Giusti sono la riprova che ogni essere umano può assumersi una responsabilità personale per difendere i più deboli e opporsi alle derive antidemocratiche e repressive. Tutti i Giusti del mondo vanno ricordati, onorati e apprezzati per il loro contributo fondamentale alle sorti dell’Umanità perché accanto all’imperativo etico di ricordare le vittime, esiste quello di non dimenticare chi ha rischiato la vita per salvarle. Ogni gesto di responsabilità, di resistenza, anche il più piccolo, va difeso con la memoria: ricordando chi ha scelto e sceglie la via della solidarietà e dell’impegno riscattiamo la dignità di tutta l’umanità e possiamo trovare in noi la forza e il coraggio per intraprendere percorsi di giustizia. E occuparsi dei Giusti oggi significa anche, e forse soprattutto, riconoscere e sostenere il coraggio di donne e uomini che sono capaci di identificare e bloccare i germi del male quando si presentano , costruendo così degli argini al dilagare della violenza e lavorando concretamente per la prevenzione della violenza, dei genocidi, dei totalitarismi.

In questa direzione ,nulla meglio di questo bellissimo pensiero di Alice Wairimu Nderitu può guidare le nostre coscienze e aiutarci in ogni momento ad orientare i nostri giorni:

Quando l’odio e l’esclusione trionfano, dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per combattere per la compassione e l’unità: la divisione non deve vincere, la pace e la riconciliazione devono prevalere. Il mondo ha bisogno di ponti per unire le persone, i cittadini, gli Stati e per superare tutti i tipi di barriere. Ascoltate la voce di tutti i costruttori di pace nel mondo, e unitevi a loro nel lavorare incessantemente per rendere il mondo un posto migliore. Questo è esattamente quello che i Giusti hanno fatto. Concedeteci di onorarli con le nostre parole e, più importante, con le nostre azioni ogni giorno.

Il Faro online