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Pedofilia in Vaticano, la presunta vittima: “Sei anni di abusi, avance anche durante la Messa”

In Vaticano continua il processo sui presunti abusi sui chierichetti del Papa: "Di notte si infilava nel mio letto. In canonica si faceva trovare con i pantaloni abbassati"

Città del Vaticano – “Sei anni di abusi. Si intrufolava nel mio letto di notte. Mi sentivo paralizzato”. In Vaticano prosegue il processo sui presunti abusi sessuali sui chierichetti del Papa nel Preseminario San Pio X, a pochi passi dalla basilica di San Pietro. Il Tribunale Vaticano ha ascoltato oggi la presunta vittima, che in tre ore di interrogatorio, ha ripercorso gli anni di “molestie subite” da parte del suo ex tutor, don Gabriele Martinelli, imputato insieme all’ex rettore del seminario Enrico Radice. Gli abusi denunciati dalla presunta vittima si riferiscono a un periodo di tempo che va dal 2007 al 2012. Don Martinelli è accusato di violenza, minaccia e abuso d’autorità, l’ex rettore Radice invece è accusato di insabbiamenti e di favoreggiamento. Sia Martinelli che la vittima erano minorenni (all’inizio avevano 14 e 15 anni) e i rapporti sono andati avanti fino ai 19 e 20 anni.

Nell’udienza, iniziata poco prima delle 10 e terminata intorno alle 14.20, il giovane ha raccontato del suo ingresso nella struttura nel settembre 2006, su suggerimento del parroco del suo paese vicino Sondrio, una piccola realtà di montagna dove tutti conoscevano tutti e dove c’era tanto “chiacchiericcio”», incluso sui suoi genitori divorziati. Per il ragazzo, andare a Roma, in Vaticano per prestare servizio a San Pietro e nelle messe del Papa, è stato quindi una sorta di “riscatto sociale”: “Mi rendeva molto orgoglioso ed era motivo di vanto per la mia comunità, c’era la mia foto col Papa nei calendari parrocchiali”. Tutto questo, successivamente, quando sarebbero avvenuti i presunti abusi da parte di Gabriele Martinelli, ha bloccato la vittima dall’uscire dal Preseminario e tornare a casa.

L’inizio dell’incubo

Il giovane ha detto di aver avuto una esperienza positiva nei primi due mesi. L’inizio dell’incubo, a cavallo tra il 2006 e il 2007: “Martinelli si era infilato nel mio letto di notte. Per me era una cosa molto strana, ero piccolo e non mi ero mai affacciato al mondo della sessualità. A casa o nel mio paese non avevo mai sentito parlare di sesso. Ho provato un senso di confusione, non capivo cosa stesse succedendo”.

In quella prima aggressione Martinelli, stando a quanto dichiarato dalla presunta vittima ha avuto un “approccio diretto”: “Mi ha abbassato i pantaloni e ha cominciato a toccarmi nelle parti intime, per poi masturbarsi. Una volta finito, è andato via come se niente fosse. È stato uno choch, mi sentivo paralizzato”.

Il giovane ha detto che questi approcci si sono ripetuti nel tempo, anche “2-3 volte a settimana”, per poi “evolversi” nel tempo. Martinelli avrebbe chiesto, col passare del tempo, anche del sesso orale e anale reciproco.

Le prime aggressioni avvenivano nella stanza che la presunta vittima condivideva con altri due alunni del Preseminario. Gli atti sessuali, invece, venivano consumati in una piccola stanza chiamata “la farmacia” e in una stanza disabitata di cui Martinelli si era appropriato.

Sia la Corte che gli avvocati hanno chiesto al ragazzo perché non avesse provato a reagire o urlare. “Ho quasi sempre cercato di fare rumore sbattendo i cassetti del comodino” o “dando pugni sul muro. Il rumore spaventava Martinelli che andava via. Dopo mezz’ora però ritornava”. Gli altri compagni di stanza, ha detto, “o dormivano o facevano finta di dormire. Nessuno si è mai alzato per dire ‘cosa state facendo?'”.

La presunta vittima ha detto di aver avuto il terrore di essere visto da altri compagni del Preseminario: “Avevo paura che mi avessero visto nel letto con Martinelli avrebbero cominciato a fare gossip, sarei stato additato anch’io come omosessuale o come uno che di notte di dilettava con queste cose. Pensavo a cosa avrebbero potuto dire ai miei genitori, al mio parroco”.

Ha aggiunto pure che, nel momento degli abusi, sentiva come “un distaccamento tra anima e corpo. Il mio corpo era lì come un oggetto. Non avevo nessuna reazione fisica. Negli anni mi sono rassegnato, pensavo: fai quello che vuoi, basta che ti sbrighi e te ne vai, perché voglio dormire che domani ho scuola. A me piaceva la scuola, era l’unico momento di libertà e normalità, visto che nel Preseminario vivevamo ovattati, non c’era libertà di movimento o pensiero”.

Approcci e avance in canonica durante la Messa

Martinelli, secondo il racconto della presunta vittima, avrebbe tentato approcci sessuali anche nella canonica al terzo piano, utilizzata dai ragazzi per cambiarsi prima delle messe in Basilica. “A volte Martinelli si faceva trovare con i pantaloni abbassati o completamente nudo, invitandolo a compiere atti sessuali. Sapeva i miei turni. Mi diceva: ‘Vieni qua, facciamo veloce, dai'”. Ma in quelle occasioni era riuscito a “scappare”, essendo giorno. Quindi in canonica non si sono mai consumati abusi.

Abusi mai avvenuti nemmeno nel piccolo bagno situato dietro l’Altare della Cattedra di San Pietro, come invece affermato nel servizio delle Iene. “Martinelli – ha spiegato la presunta vittima – è arrivato all’altare. Andava e veniva, era responsabile della sagrestia. Noi chierichetti stavamo in questo corridoio dietro la struttura del Bernini e non eravamo molto attenti alla messa. Chiacchieravamo o guardavamo il cellulare. Lui quella volta si affacciò da me con la veste aperta ed era nudo sotto, mi invitò a seguirlo in uno dei due bagni. Ero sconvolto: queste cose anche durante la messa? Sono uscito dal corridoio e mi sono messo all’altare a fianco ai gradini, così che non poteva dirmi vieni di là”.

La denuncia al Rettore

Nel 2009, il ragazzo, più grande e quindi più consapevole di quanto stesse accadendo, ha deciso di parlare col rettore del Preseminario, don Radice, nel suo studio. Con “don Enrico”, il ragazzo però non fu esplicito sui presunti abusi subiti: “Non gli ho mai detto di essere vittima di aggressioni sessuali, non sono entrato nei particolari”. Parlò di un generale “senso di disagio” e disse che “Martinelli mi dava fastidio. A 30 anni mi sento anche in colpa di non essere stato più chiaro”.

La risposta di Radice “mi lasciò sconvolto – ha detto il ragazzo -, fu molto duro: ‘Sei solo invidioso, smettila, chiamo il tuo parroco, la tua famiglia’. Mi rendo conto oggi che la sua reazione fu spropositata”. Questa era la “minaccia classica” di Radice, secondo la presunta vittima, e cioè dire che avrebbe chiamato i genitori e per poi cacciarlo dal Preseminario.

La lettera al vescovo di Como

La presunta vittima, visti i ripetuti abusi e la reazione del rettore, si era quindi “rassegnato” e non aveva più tentato di denunciare nulla. Nel luglio 2013, quando era ormai uscito dal San Pio X, scrive però una lettera all’allora vescovo di Como, Diego Coletti, in cui faceva cenno ad un plagio psicologico subito il primo anno e a “violenza fisica” dal secondo anno in poi. La lettera era stata scritta su richiesta di un altro sacerdote dopo un colloquio avvenuto nella sede della Cei a Roma. Il ragazzo spiega di “non voler fare casini” ma solo di aver bisogno di soldi per pagarsi un percorso di psicoterapia. Il vescovo risponde che aveva bisogno di una documentazione scritta per procedere: “Tu dici queste cose, ma ho bisogno di qualcosa di scritto e firmato”.

La presunta vittima scrisse quindi quella lettera, con l’aiuto anche di un sacerdote, don Daniele Pinton, che è stato suo padre spirituale per diverso tempo dopo il seminario. Pinton ne ha curato la forma, ma “i contenuti sono originali miei”, ha assicurato il giovane. La missiva però non ha mai avuto risposta. Di fatto si tratta della trasposizione scritta del colloquio col sacerdote, anche se – hanno fatto notare gli avvocati – la missiva è meno esplicita e piena di incongruenze temporali. Sembra esserci stato anche un successivo colloquio telefonico tra i due, ma mai più nessun altro incontro. Sempre nel 2013, il ragazzo ha un rapido confronto con monsignor Vittorio Lanzani con il quale fu esplicito sulle violenze subite. Anche in quel caso, però, nessuna risposta.

Il ragazzo ha affermato però di non aver mai visto personalmente Martinelli consumare atti sessuali con terzi, come dichiarato nella denuncia: “Era risaputo che Martinelli avesse la propensione ad infilarsi nel letto, di notte, in stanza di altri”. Lui però non li ha mai visti. C’erano state anche battute in pubblico su questo, tanto che l’allora vice rettore Ambrogio Marinoni e don Marco Granoli, assistente spirituale, si allertarono e cominciarono a fare appostamenti nel corridoio delle stanze. “Don Ambrogio mi riferì che una notte aveva visto uscire Martinelli dalla stanza di un ragazzo, segnalò questa cosa al rettore ma fu bollato come sonnambulismo”.

Le chat dopo l’uscita dal Preseminario

Uscito dal Preseminario, la presunta vittima sarebbe stata tempestato da messaggi e telefonate di Martinelli che chiedeva di incontrarlo per dargli delle spiegazioni. Il ragazzo aveva quindi deciso di bloccarlo. Ma gli avvocati hanno fatto emergere una serie di contatti presi dallo stesso giovane con Martinelli, come gli auguri di compleanno su Facebook, un sms per chiedergli un aiuto a trovare una stanza in affitto a Roma, un lungo messaggio su Messenger in cui lo accusava di avergli messo contro persone a cui non aveva fatto niente e di essere geloso della sua amicizia con un altro ex seminarista. Nello stesso messaggio, però, non si fa alcun riferimento ai presunti abusi nel Preseminario.

Dall’udienza è emerso anche che tra la presunta vittima e Martinelli “non corresse buon sangue”, che ci fosse una rivalità e che facevano parte di due schieramenti diversi. Il ragazzo parla anche dell’altro teste sentito nelle scorse udienze, e con il quale ha detto di non aver mai avuto particolari rapporti: “Non eravamo grandi amici, eravamo indifferenti l’uno all’altro”. A lui e un altro ex preseminarista aveva però confidato quanto subito da Martinelli: “Non c’era particolare stupore perché sapevano che Gabriele faceva queste cose”. Nel 2012, la presunta vittima aveva ospitato l’altro seminarista per qualche giorno a casa sua ma “non parlammo di queste cose”. Negli anni dopo c’era stato qualche messaggio: “Avevo empatia, perché come per me anche per lui lo scontro con la vita reale dopo il Preseminario è stato traumatico. Il rapporto non è mai andato oltre”.

“Dobbiamo parlare”

L’altro seminarista, ad un certo punto, ha iniziato però ad insistere: “Dobbiamo parlare”. Gli ha chiesto quindi di controfirmare un memoriale che aveva scritto. “Non avevo voglia di sentirlo, per me era un argomento finito nel dimenticatoio”. Tutto questo finché la troupe delle Iene si presenta nel ristorante romano dove il ragazzo lavorava per fargli domande. Il ragazzo ha accettato allora di salire a Milano per rilasciare un’intervista. Da quel momento dice di essere stato “tempestato” da chiamate di giornalisti, quindi per non finire “sbattuto in tv” e tutelarsi si è rivolto ad un avvocato: “Volevo mettere un punto a tutta questa situazione”.

La lettera al Papa

Nessun’altra iniziativa avviene in questo arco di tempo. Ad eccezione, di una lettera scritta al Papa nel 2017 “su suggerimento di un altro ex allievo nel Preseminario per un anno, ascoltato come testimone. Questi aveva detto di avere già scritto lui al Papa, “per raccontare che cosa accadeva al Preseminario, e di averla consegnata al Papa alla fine di una udienza generale. C’era anche la foto dell’Osservatore Romano” di lui che consegnava questa missiva al Papa. “Poi mi disse: il Papa vuole una lettera anche da te. Scrissi questa lettera la sera stessa, a mano, a casa sua, poi lui avrebbe dovuto consegnarla al Papa. Era amico con monsignor Lanzani. Essendo Lanzani citato nella mia lettera, lui ha deciso di buttarla. La lettera è stata distrutta e non è mai stata consegnata al Papa”. La vittima comunque ha una foto di quella missiva da lui scritta, allegata agli atti del processo.

Dopo essersi rivolto ad una psicologa dell’università, il ragazzo ha intrapreso una sorta di terapia con una dottoressa che si è scoperto essere anche l’autrice della deposizione della presunta vittima nel verbale del 2018. Lo si capisce dal linguaggio tecnico e dal fatto che si parla di un “adulto abusante”, quando Martinelli ha solo un anno in più rispetto alla presunta vittima.

Ricatti nel Preseminario

Più volte è stato ribadito il ruolo di superiorità di Martinelli nel Preseminario, quasi un “delegato” del rettore. Secondo la presunta vittima, usava questo potere come strumento per ricattare gli altri, anche minacciandoli di essere mandati via dal Preseminario, e ottenere favori sessuali. A richiesta dell’avvocato, però, il ragazzo ha detto di non aver mai avuto minacce dirette, né di avere memoria di ragazzi allontanati esclusivamente “per ritorsioni”. “Questi provvedimenti comunque li firmava Radice”.

Il ragazzo ha affermato, infine, di soffrire oggi di disturbi del sonno e di avere seri problemi nella sfera sessuale e relazionale e anche nell’instaurare rapporti di fiducia con gli altri. Ha spiegato anche di non aver voluto proseguire il percorso sacerdotale a motivo del “disgusto e schifo totale” verso l’ambiente ecclesiastico. “Mi veniva la nausea a pensare di entrare in un seminario”.

Gli avvocati, in particolare il difensore Rita Claudia Baffioni, hanno quindi evidenziato le tante contraddizioni tra quanto dichiarato dalla presunta vittima al Promotore di Giustizia e quanto affermato oggi in aula. Dalla documentazione citata e anche da altri particolari (come il fatto che mai la presunta vittima si è messo d’accordo con qualcuno per registrare video o scattare foto per incastrare Martinelli), sembrava emergere invece un rapporto consenziente tra i due. Alcuni testimoni hanno infatti parlato di una “relazione” durata sei anni.

L’avvocato della vittima ha chiesto di citare in giudizio la diocesi di Como ma su questo il Tribunale si è riservato di decidere. Nel frattempo salta l’udienza di domani, 18 marzo, che era dedicata al sopralluogo al Preseminario per motivi Covid: il Tribunale chiederà la documentazione e le fotografie della struttura.

La prossima udienza è fissata al 26 marzo per ascoltare, come testimoni l’ex allievo che per primo con Le Iene ha parlato della vicenda e monsignor Vittorio Lanzani, all’epoca vice del cardinale Angelo Comastri per la Basilica di San Pietro.

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