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Lo sport chiede il vaccino: “Senza privilegi, per gli atleti olimpici e paralimpici”

Malagò e Pancalli alzano la voce e fanno appello al Governo: “Tutti devono essere immuni”

Roma – Questa notte parte la Torcia Olimpica verso Tokyo (leggi qui). Il 23 luglio si accenderà il braciere a cinque cerchi allo Stadio Olimpico per la cerimonia di apertura e ci saranno gli atleti qualificati di tutti i continenti. Vaccinati in grande parte, fino a questo momento.

L’Italia non registra ancora la vaccinazione di massa per essi. La stragrande maggioranza attende di essere immune. Solo quelli dei Corpi dello Stato e i Gruppi Sportivi Militari lo sono e lo stanno diventando in questi giorni di profilassi anti Covid. Non per tutti allora il vaccino è disponibile. Dipende dall’organizzazione del piano vaccinale? Dipende dalla mano forte del Governo che dovrebbe volere che i suoi rappresentanti sportivi a Tokyo possano essere vaccinati il prima possibile? Dipende dalla carenza di dosi, registrata anche per i cittadini italiani? Mentre si cerca di rispondere a tali domande e altre, ecco arrivano gli appelli dal mondo dello sport.

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi, insieme. Incombono. Fra 4 mesi le prime e fra 5 mesi (solo 30 giorni dopo la prima manifestazione a Tokyo) le seconde. Alzano la voce allora i Presidenti rappresentanti i due movimenti. Malagò e Pancalli richiamano l’attenzione dello Stato perché i loro campioni qualificati possano essere vaccinati contro il Covid, il prima possibile: “Non abbiamo chiesto canali privilegiati per la   vaccinazioneha dichiarato Malagò a Radio Anch’io Sportma pian piano che si avvicina l’evento, il rischio di contrarre il virus cresce”. Il Presidente del Coni pensa agli investimenti fatti in termini  di allenamenti, sacrifici e 4 anni di duro lavoro, danneggiato dallo slittamento  dello scorso anno: “Si vanificherebbe tutto”. (leggi qui)

Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, viaggia sulla  stessa onda di pensiero: “Quello che sta accadendo mi indignaha detto a Il Corriere della Seral’Italia si sta muovendo in modo disallineato, in particolare con le persone con disabilità”. In un mondo che richiama l’attenzione non solo sugli atleti paralimpici, ma anche sui cittadini che quotidianamente devono affrontare situazioni più o meno gravi di disabilità, Pancalli cerca di farsi portavoce dell’universo a cui appartiene e che conosce bene: “Mancano risposte e uniformità”. E’ stato lui stesso un pentathleta che sin da adolescente ha dovuto fare i conti con una tetraplegia, a causa di un incidente mentre era in gara. Tutti gli atleti che ancora non sono stati vaccinati,  sia per il mondo olimpico sia per quello  paralimpico, viaggiano nel mondo per cercare la qualificazione, anche in questi giorni di attesa. Il timore è che possano contrarre il virus e doversi per forza fermare. La loro salute prima di tutto e poi i risultati. Entrambi i presidenti cercano di difendere un mondo dello  sport che andrà a rappresentare l’Italia a Tokyo, con bandiere e inno, se ci saranno medaglie d’oro da festeggiare. E questo anche grazie ad una ‘Legge Coni’ diventata tale con l’approvazione in via definitiva del Parlamento, proprio ieri (leggi qui). Dopo una dura battaglia affrontata negli scorsi mesi. Una lotta anche economica. Se il mondo olimpico e paralimpico possono beneficiare di protocolli sicuri e approvati, per accompagnare ‘gli atleti di interesse nazionale’ all’evento dell’anno, l’altro pezzo di mondo sportivo sta ormai contando i danni. Piscine, palestre, centri sportivi chiusi. La base è ferma a causa del virus.

E’ uno sport in totale sofferenza,  seppur con deboli luci di rinascita: “Viviamo una situazioni drammaticaha sottolineato Pancallisi è interrotta la somministrazione di quella medicina di benessere per la funzione sociale e di valori”. Il Presidente del Cip è chiaro, soprattutto in difesa dei cittadini disabili che dallo sport avevano particolari benefici psico – fisici. Ma è così anche per gli altri evidentemente. E  mentre il piano vaccinale va avanti, anche lo sport, che mette a disposizione spazi e centri per gli hub destinati ai cittadini (leggi qui), aspetta di essere coinvolto nelle vaccinazioni in prima persona e totalmente. Il rischio è che a Tokyo non tutti gli atleti partecipanti saranno immuni. E se le regole del Comitato Organizzatore renderanno obbliga questa condizione per partecipare, come è stato già paventato, alcuni non potranno volare in Giappone. Ipotesi, ragionamenti. Scenari  futuri che potrebbero realizzarsi.

E’ sempre la politica che deve risolvere probabilmente. Dopo aver salvato l’autonomia del Coni e aver permesso all’Italia Team olimpica e paralimpica di vestire le divise tricolori a Tokyo, dovrà fare un passo in più per permettere agli atleti di essere vaccinati, senza privilegi, come spesso dichiarato da Malagò e  Pancalli.

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