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Abusi sui chierichetti del Papa, il teste: “Ho assistito a decine di rapporti. Volevo suicidarmi”

Il presidente del Tribunale vaticano: "È un fatto oggettivo che rapporti ci siano stati, anche se l’imputato nega"

Città del Vaticano – Prosegue in Vaticano il processo sui presunti abusi nel Preseminario San Pio X in Vaticano. “È un fatto oggettivo che rapporti – volontari o subiti – ci siano stati, anche se l’imputato (don Martinelli) nega”, ha detto a inizio udienza il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone. E dopo la testimonianza della presunta vittima (leggi qui), è la volta del teste polacco, sentito oggi dai magistrati di Oltretevere. Il giovane ha parlato per oltre due ore dicendo di avere assistito a “decine” di rapporti sessuali tra don Martinelli e la presunta vittima.

Arrivato dalla Polonia, è entrato nel San Pio X a 13 anni nel settembre 2009, dopo aver appreso di questa realtà in
Vaticano da un documentario tv. Il quadro che il teste delinea riguarda anche le coperture su quanto avveniva nel Preseminario. Nel 2014 il ragazzo, oggi 25enne, scrive un’email lunga e dettagliata a monsignor Diego Coletti, all’epoca vescovo di Como – il Preseminario vaticano infatti fa capo alla diocesi comasca, ndr – lamentando di essere vittima di ingiustizie (“alcune persone tramano contro di me”, “sono stato attaccato in modo indecente”), e raccontando di essere stato allontanato dal San Pio X alla fine del suo quarto anno di liceo classico, a giugno 2014, dopo aver parlato con monsignor Vittorio Lanzani e il cardinale Angelo Comastri, rispettivamente vicario e arciprete di San Pietro, di abusi sessuali che Martinelli infliggeva alla presunta vittima.

Nell’email, che poi invierà quasi uguale anche al cardinale Beniamino Stella, prefetto per il Clero, scrive che i due non erano “fidanzati” e che avevano solo “desiderio sfrenato di saziare la loro libido”. Nel corso dell’udienza più volte dirà di essersi sbagliato e che la volontà di saziare la libido era solo di Martinelli, e che il ragazzo sarebbe stato una vittima.

Il teste afferma che Martinelli e la presunta vittima, si contendevano le attenzioni di un altro seminarista. Nel 2011 è stato messo in camera proprio con la presunta vittima. Di giorno, il ragazzo vittima dei presunti abusi e Martinelli non hanno buoni rapporti, quasi non si parlavano, ma di notte Martinelli preannunciava l’arrivo in camera con un sms, poi entrava intorno alle 23 e “costringeva” il ragazzo ad avere rapporti con lui.

A volte il ragazzo lo respingeva, altre volte “subiva” passivamente, “senza trasporto, fermo come un tronco d’albero”. Qualche volta, afferma il teste, Martinelli lo conduceva nella sua stanza da letto, che aveva la chiave, per “concludere il rapporto”. “Ho visto questa scena decine di volte”, afferma. Quando Martinelli era già all’università, continuava a occuparsi dei turni dei seminaristi per servire nelle liturgie, compresi quelli per l’elezione di Papa Francesco a marzo 2013. La presunta vittima, secondo il teste, era uno dei privilegiati nei turni: “C’erano tante messe del Papa e per lunghi mesi i quattro seminaristi che potevano servirlo erano sempre gli stessi”.

Il teste ha fatto poi riferimento anche ad un altro ragazzo (chiamato a testimoniare il 24 febbraio scorso, senza però presentarsi), col quale aveva stretto una forte amicizia. Questo sarebbe stato palpato da Martinelli e lo avrebbe respinto, finendo per questo oggetto di vessazioni e dispetti continui (scarpe nascoste, vesti liturgiche buttate per terra) nei mesi successivi. Questo ragazzo sarebbe stato poi “costretto” ad abbandonare il Preseminario.

L’avvocato della difesa di Radice ha però presentato un documento in cui si dimostrava la “morosità” della famiglia di questo giovane per le rette della scuola. Sembra infatti che i genitori quando siano venuti a ritirarlo fossero “in grande imbarazzo”.

Il testimone poi essere fuggito dal Vaticano, da porta Sant’Anna, in preda alla disperazione alle 5.30 del mattino perché voleva suicidarsi. Era quindi andato a Tiburtina per prendere il primo treno e il primo treno era quello per Padova: “La mia intenzione era di commettere suicidio. Mi mancava un anno e mezzo per finire, ho pensato ‘O divento pazzo o mi suicido”.

Un giudice ha chiesto perché non avesse voluto compiere questo gesto lì in Vaticano dove si trovava. Il teste ha risposto che “era confuso” e che voleva andare “il più lontano possibile”. Il ragazzo ha detto di aver inviato numerose lettere e mail a superiori e autorità per “fame di verità e di giustizia”. Gli avvocati della difesa hanno provato a suggerire la tesi che da parte sua ci fosse un desiderio di vendetta verso Radice e il Preseminario, tanto da aver buttato una volta nelle piante del cortile dosi di varechina (cosa che il teste ha smentito dicendo che era stato un altro ragazzo e lui aveva fatto solo un video). Il giovane polacco ha confermato di nutrire astio nei confronti di Martinelli “arrogante” nell’assegnazione dei servizi liturgici, ha detto, ed esercitava il suo potere in virtù del fatto che fosse il pupillo di Radice: “Lo sapevano pure le pietre che se ti mettevi contro Martinelli, ti mettevi contro Radice”. Per questo lui è stato frenato dall’andare a parlare col rettore.

A domanda degli avvocati, il giovane ha detto che con la presunta vittima ha parlato dei presunti abusi sul finire dell’anno scolastico 2011/12 quando la presunta vittima stava per andare via dal Preseminario, mai prima. Ha confermato di essere stato aiutato economicamente da Radice che, una volta, gli ha pagato anche una visita medica specialistica. Il rettore sembra che fosse solito comprare medicine, indumenti e altri beni a ragazzi in difficoltà.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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