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Con la mente a Tokyo, Davide Re torna ai suoi 400 metri: “Voglio sorprendere”

Il primatista italiano esordirà il 23 aprile a Rieti. L’obiettivo è entrare in finale alle Olimpiadi

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Rieti – “Voglio sorprendere. E sorprendermi”. Un inverno di allenamenti, una lunga astinenza delle gare anche a causa dell’infortunio al tendine d’Achille dello scorso agosto, e adesso una primavera che lo attende per rifiorire. Davide Re si racconta nella puntata del 25 marzo del talk di Atletica TV, tra piani stagionali e prospettive in chiave olimpica.

Il primatista italiano dei 400 metri, portacolori delle Fiamme Gialle, fissa già la data del suo rientro agonistico: “Prima gara a Rieti il 23 aprile nei 400 metri”, annuncia l’azzurro, che quindi tornerà in pista subito nella sua specialità prediletta, quando saranno passati otto mesi esatti dall’ultima apparizione, quella della scorsa estate nello sfortunato pomeriggio di Stoccolma in Diamond League. “Sì, è arrivato il momento di ricominciare a correre. Debutto abbastanza presto per rompere il ghiaccio e per non iniziare direttamente dai Mondiali di staffette in Polonia il 1° e il 2 maggio. Non avendo preparato la stagione indoor non ho ancora sperimentato i ritmi-gara in allenamento. Ma devo dire che in inverno abbiamo lavorato tanto, e bene, senza intoppi. Con il problema al tendine che è superato e con ottimi segnali per quanto riguarda velocità, tecnica di corsa, capacità lattacida. Di conseguenza sono fiducioso di poter fare bene il 23, in una gara che dovrebbe ospitare anche alcuni atleti internazionali, quindi già di ottimo livello”.

La mente è a Tokyo, neanche a dirlo. “Il mio primo pensiero va alla gara individuale: l’obiettivo è entrare in finaleribadisce Rea Doha l’ho mancato per 8 centesimi e ai Giochi olimpici voglio la rivincita. E poi obiettivo staffette: ci confronteremo con la direzione tecnica e con il presidente per mettere a punto la strategia, così da fare più cose possibili nel miglior modo possibile. Intanto andiamo alle World Relays di Chorzow per assicurarci la partecipazione anche con la mista”. La 4×400 degli Euroindoor di Torun l’ha seguita da casa, tifando per i compagni: “Alla vigilia non mi sembrava ci fossero chance di medaglia, soprattutto considerando il livello delle nazioni avversarie. Però paradossalmente dopo aver visto la gara, tolta la controprestazione di Grant che comunque è un ragazzo forte e saprà rifarsi, ho trovato una squadra ampiamente da podio. Vladimir Aceti eccezionale, la sua è stata una super stagione indoor. Edoardo Scotti ha corso bene, ha fatto il suo, come pure Brayan Lopez. Spero che in estate, con il contributo mio e di Matteo Galvan, potremo essere una squadra davvero competitiva”.

Ti rivedremo a inizio stagione sui 500 come d’abitudine negli ultimi anni? “Probabilmente no, quest’anno mi piacerebbe correre forte sui 300 metri, dopo i Mondiali di staffette. Non posso darlo ancora per certo, è ancora work-in-progress: ma vorrei essere il primo italiano a scendere sotto i 32 secondi”. Barriera che nel 2014 sfiorò il compagno azzurro Galvan (32.01 migliore prestazione italiana). Per violare un altro “muro” dopo quello nobile dei 45 secondi nei 400 metri che Re ha infranto con lo storico 44.77 di La Chaux-de-Fonds nel giugno del 2019.

Dialogando con Franco Fava, firma dell’atletica del Corriere dello Sport ed ex campione azzurro, Re ha parlato anche del vaccino a cui si è già sottoposto in quanto atleta militare (“l’unico vero modo per uscire dalla situazione che stiamo vivendo”) e di quanto l’infortunio gli abbia permesso di compiere un altro step nella costruzione del campione a tutto tondo, facendogli scoprire qualcosa in più di se stesso: “Avevo sempre limitato i massaggi, invece ho capito che il lavoro del fisioterapista è indispensabile. Fabrizio Borra a Forlì, il professor Francesco Lijoi, mi hanno rimesso in piedi a tempi di record. E a Rieti mi segue Emiliano Brannetti, sempre in contatto con la mia allenatrice Chiara Milardi. L’obiettivo è prevenire qualsiasi possibile ricaduta: ogni 30-40 giorni torno a Forlì per i test neurofunzionali, per vedere che non ci siano inibizioni a livello di sistema nervoso, che possano essere indice di una sofferenza, magari non ancora percepita a livello conscio”. I dettagli. Il lavoro di squadra. La finale olimpica passa anche da qui. (fidal.it)

(foto@Colombo/Fidal)

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