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Fiumicino, se l’economia siede… sulle panchine

Restrizioni da Covid-19: non tutti i commercianti sono messi nelle stesse condizioni di partenza

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C’è una sottile differenza tra il lecito e il giusto: il primo è ciò che è corretto secondo la legge, il secondo attiene invece al concetto di equità.

In questo periodo di pandemia, con gli esercizi commerciali chiusi, costretti a fare i salti mortali per creare un minimo di business nel deserto delle restrizioni da Dpcm, il concetto di equità – cioè di avere tutti le stesse possibilità – diventa preminente.

Pari trattamento, pari condizioni. Vale per tutto ciò che concerne la vita, ma in particolare attiene all’economia; eppure a Fiumicino non sempre accade. Non per cattiveria di chi governa, piuttosto per “disattenzione”. Che però può diventare esiziale.

E’ noto che non si possa consumare all’interno dei locali, autorizzati solo all’asporto. Ma è altrettanto evidente che non tutti sono messi nelle stesse condizioni di partenza: chi ha un muretto di fronte all’esercizio commerciale (pensiamo a via Torre Clementina) è assolutamente avvantaggiato; così come chi ha davanti alla propria sede una panchina comunale (e parliamo stavolta dell’Isola Sacra). Ma il ragionamento vale per qualunque territorio del comune.

Ne scaturisce una domanda, ad oggi irrisolta: perché chi non ha un posto pubblico davanti al negozio rischia multe salatissime (circa 400 euro) per sé e per gli avventori, mentre chi siede su una panchina comunale (con mascherina e distanziamento) è libero di farlo anche davanti a un locale?

Non sarebbe opportuno intercettare queste disparità ed intervenire come un “buon padre di famiglia”? Che oltre ad essere un concetto radicato nella nostra società è anche scritto nel Codice civile, definito come la diligenza, cioè l’impegno nel soddisfacimento dell’interesse del creditore, tipica dell’uomo ‘medio’, il buon padre di famiglia appunto. Nel nostro caso non si parla di creditori, ma si parla ugualmente di soldi, quelli dei commercianti, strangolati dalle norme, colpiti dal covid nella propria economia.

Una città in difficoltà deve poter trovare in chi governa la sponda giusta non tanto e non solo per risolvere i problemi, ma almeno per non aggravarli. Soprattutto se alcune norme sono evidentemente gestite in maniera disuguale sul territorio. Sentirsi “comunità” è anche questo.

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