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Decreto Covid, spariscono le prove preselettive dei concorsi ordinari

Anief: "Non si possono cambiare i bandi e le norme in corsa"

Scuola – “Le nuove procedure selettive sulla scuola potrebbero escludere i giovani senza possibilità di accesso, poiché emarginati dalle prove per mancanza di adeguati titoli e servizi”: lo scrive Il Corriere della Sera, sulla base di un approfondimento dell’ultimo Decreto Legge del 1° aprile, n. 44 contenente Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’emergenza sanitaria impone infatti lo svolgimento di procedure snelle, anche online, dando un maggior peso a titoli e servizi, con nuove “modalità semplificate di svolgimento delle prove” previste dal decreto: si introduce, infatti, la “valutazione dei titoli legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali”, con “i titoli e l’eventuale esperienza professionale, inclusi i titoli di servizio” che “possono concorrere alla formazione del punteggio finale”. La preselezione, pertanto, non verrebbe realizzata dai candidati, ma sulla base dei titoli e dei servizi svolti.

“Reputiamo l’interpretazione fornita dalla stampa del tutto soggettiva – ha dichiarato Anief -. Ad oggi, infatti, i concorsi ordinari della scuola, per i quali hanno già presentato regolare domanda centinaia di migliaia di candidati, sono regolati da bandi già pubblicati e quindi definiti”.

“Come si fa a cambiare delle regole in corsa? –  si chiede Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato -. Inoltre, ammesso che vi sia questa necessità, è chiaro che dovrà essere concertata con le organizzazioni sindacali. Per noi la valutazione dei titoli e servizi va intesa non certo come una selezione: tutti i candidati hanno diritti a misurare le loro competenze, conoscenze e capacità formative, prevedendo per loro un canale speciale di reclutamento”.

Dal 3 maggio è possibile la ripresa dei concorsi della Pubblica Amministrazione. Anche quelli della scuola. Con quali regole? Quelle nuove, scrive la carta stampata. “L’aver abolito la prova preselettiva per i concorsi con molti candidati – nel caso della scuola sono 500 mila gli iscritti al concorso per le superiori dove sono in palio 32 mila posti – sostituendola con una selezione su titoli e servizio rischia di tagliare fuori non dalla scuola ma dal concorso i più giovani”, si legge sul Corriere della Sera.

“Ma è giusto così? – si domanda Anief – Premesso che la ‘lettura’ del decreto non è detto che porti certamente alla scomparsa delle prove preselettive, non si comprende come si possa applicare ai concorsi ordinari – per la scuola d’infanzia, primaria e secondaria – banditi lo scorso anno, ad aprile 2020 e mai espletati a causa dell’emergenza sanitaria”. Quello che non è chiaro, commenta Orizzonte Scuola, è “come si concilierà questo con i concorsi già banditi“. Del resto, la normativa vigente parla chiaro: “le prove preselettiva dei concorsi scuola già banditi con DD 498 del 21 aprile 2020 (infanzia e primaria) e DD n. 499 del 21 aprile 2020 (secondaria primo e secondo grado) vengono attivate quando il numero dei partecipanti a ogni procedura è superiore a 250 e a quattro volte il numero dei posti banditi, regione per regione. Si tratta di una prova volta a ricondurre il numero dei partecipanti ad un quoziente tale da poter assicurare la selezione rigorosa tra i partecipanti”.

“Al momento da parte del Ministero non è stato detto nulla”. Il dubbio quindi rimane. “Qualora fosse prevista l’assunzione per titoli e servizi, quale speranza di accesso al mondo della scuola potrebbe essere riservata ai docenti neolaureati, in attesa di espletare il concorso da più di un anno? Il rischio, però, di perdere per strada i più giovani anche se preparati resta alto e la difficoltà di trovare un ìalgoritmo’ equo è altrettanto elevata – conclude Fregonara sul Corriere della Sera -. Le prossime settimane dovranno essere decisive. Soprattutto per chiarire che nella scuola, dove c’è forte esigenza di svecchiare il personale, in vista anche dell’uscita dal lavoro di mezzo milione di docenti nei prossimi 15 anni, non si possono applicare le stesse regole del resto della pubblica amministrazione”.
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