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Il potere dei colossi digitali

Focus su processo di digitalizzazione e 5G curato dall’economista Maria Alejandra Guglielmetti

Nella nostra esperienza quotidiana osserviamo che è sempre maggiore il numero di aziende che ci propongono servizi digitali (compagnie di assicurazione, banche, supermercati, ecc.) e sono tanti i fornitori coinvolti. Potremmo dedurre che sono sempre di più le industrie, operatori, istituzioni che gestiscono i Big Data e che questa tendenza porterebbe a ridurre la forza dei colossi digitali e la nostra dipendenza?

Purtroppo non è così. Sono i colossi digitali (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, in primis) le piattaforme in grado di centralizzare i Big Data, i Cloud e le nuove tecnologie che ne consentono l’elaborazione (intelligenza artificiale, machine learning, ecc.). Non solo i singoli individui ma anche le aziende sono costrette ad aderire a queste piattaforme.

È molto importante capire che i colossi sono diventati tali perché sono stati lasciati liberi, specialmente grazie ad una fiscalità molto agevolata, di raccogliere, di elaborare e di monetizzare i nostri dati, i dati di milioni di persone e di migliaia di aziende a livello globale, attraverso la pubblicità, i servizi da remoto in tempo reale, ecc. Questo sistema si autoalimenta: più partecipiamo alla vita di queste piattaforme (cittadini e aziende di tutto il mondo), più servizi ci offrono, più si accentua la nostra dipendenza (di individui e aziende) dai colossi.

Già nel 2020 “La Repubblica” riportava che nei primi 6 mesi dell’anno le 25 grandi multinazionali digitali avevano guadagnato 18 milioni di euro a testa in media ed il loro valore in borsa era balzato del 30,4% nel mese di settembre. Più significativo ancora, negli ultimi 5 anni i ricavi dei colossi sono cresciuti del 118% contro il 10% della manifattura nazionale.

Questi dati mettono chiaramente in evidenza che non si cerca più di produrre di maniera efficiente, ma di conquistare e controllare il maggior numero di dati. Più dati forniamo ai colossi attraverso milioni di click, più i colossi accumulano dati nei Cloud, più elaborano, più innovano e migliorano le loro capacità di analisi dei dati, cercando e acquistando soluzioni computazionali efficienti, risorse umane di eccellenza nonché intere start up innovative.

Ancora più rilevante è che, grazie al controllo dei Big Data, i colossi impongono una logica di vigilanza su tutti i nostri comportamenti. È importante tener presente che i nostri dati personali isolati non hanno valore, diventano una forza in mano ai colossi quando vengono comparati con i comportamenti di milioni di altre persone. La raccolta dei dati a livello individuale alimenta gli algoritmi, e questi a loro volta reinviano le informazioni della comunità di individui, guidando i nostri comportamenti ed accentuando la nostra dipendenza.

Occorre prendere in considerazione che, nel modello economico attuale, nessuna azienda di piccole, medie o grandi dimensioni a livello locale o regionale è in grado di competere con le Big Tech. Infatti, la strategia dei colossi consiste nell’acquisire sempre più spazi digitali ed hanno interesse a racchiudere gli utenti nel loro ecosistema limitando l’interoperabilità con i loro concorrenti . Provate ad uscire da Google, Facebook o Microsoft, rimarrete isolati. Quanto è successo in Australia è estremamente significativo. Facebook ha bloccato la condivisione di link e notizie degli utenti come ritorsione contro la legge, in via di approvazione, che costringerebbe i colossi web a pagare gli editori per la condivisione delle news.

Chi ha, quindi, la capacità di controllare i dati e la conoscenza concentra un potere sia politico che economico. I colossi possono ottenere guadagni enormi senza sforzi produttivi. Chi, invece, produce deve fare degli sforzi enormi per sopravvivere, ed è cosi, in parole povere, che l’economia digitale, nel contesto istituzionale attuale, favorisce i colossi.
(Il Faro online)