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Colleferro, 17enne picchiato a sangue come Willy: fermati due coetanei

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane è stato colpito con dei pugni al volto ed è caduto a terra sbattendo la testa

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Colleferro – Una brutale aggressione ai danni di un 17enne: è quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, 17 aprile, a Colleferro, cittadina alle porte di Roma già tristemente nota per la morte del 21enne Willy Monteiro Duarte (leggi qui). I responsabili sono stati rintracciati dopo poche ore dalla Polizia di Stato: si tratta di due adolescenti.

Stando alla ricostruzione degli investigatori del commissariato Colleferro, diretto da Francesco Mainardi, poco dopo le ore 17 di ieri, in corso Turati all’angolo con piazza delle Repubblica, un gruppetto di adolescenti di Segni sono stati avvicinati da due coetanei di Colleferro; da ciò, per motivi che sono ancora oggetto di indagine, è scaturita un’aggressione ai danni di un 17enne. ùù

Il giovane è stato colpito con dei pugni al volto ed è caduto a terra sbattendo la testa. Anche una volta a terra, uno dei due aggressori, avrebbe colpito la vittima con un calcio. Subito dopo gli aggressori sono fuggiti ed il 17enne è stato soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale di Colleferro.

I poliziotti, anche grazie alle varie testimonianze, hanno individuato i due aggressori, entrambi di Colleferro, un 19enne ed un 18enne, e li hanno rintracciati poco dopo. Sono state effettuate le perquisizioni domiciliari a casa degli indagati che hanno portato al sequestro degli abiti indossati durante il fatto. In particolare, uno degli indagati, stava lavando una maglia nella lavatrice. Sequestrati anche i cellulari in uso ai due ragazzi.

La vittima, che ha riportato varie fratture alla mandibola, al naso ed una lacerazione del labbro, si trova in ospedale ed al momento la prognosi è riservata. I due aggressori sono stati sottoposti al fermo di polizia giudiziaria e, secondo le indicazioni della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, sono stati accompagnati in carcere.

D’Amato: “Basta violenza”

“Stamani mi sono recato in visita insieme al sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna al giovane Lorenzo aggredito ieri nella cittadina laziale. Il ragazzo è costantemente seguito dall’equipe medica di neurochirurgia e chirurgia maxillofacciale dell’azienda ospedaliera San Giovanni. E’ fuori pericolo di vita e la prognosi rimane riservata. Siamo vicini alla famiglia, alla mamma di Lorenzo che è in stretto contatto con il figlio e alle comunità di Colleferro e Segni. Basta violenze! Un plauso va alle Forze dell’ordine, alla Polizia Locale e alla Procura di Velletri per aver prontamente individuato i responsabili dell’aggressione”. Lo dichiara l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

Mattia: “La violenza non può essere la risposta ai bisogni dei giovani”

“La notizia dell’aggressione di un ragazzo minorenne in pieno giorno a Colleferro di ieri pomeriggio è sconcertante. Di nuovo scontri senza movente tra giovani, di nuovo il branco contro il singolo. La vittima, un minore aggredito in pieno giorno, sembra essere fuori pericolo, ma dobbiamo rimanere vigili. Esprimo la massima vicinanza al ragazzo, alla sua famiglia e ai Sindaci di Segni e Colleferro, Piero Cascioli e Pierluigi Sanna che hanno mostrato ancora una volta come la collettività può reagire unita di fronte alla brutalità”

Così in una nota Eleonora Mattia, Presidente IX Commissione in Consiglio regionale, in riferimento all’aggressione di un minore da parte di 3 giovani nel pomeriggio di ieri a Colleferro, in provincia di Roma.

La ferita della morte di Willy è ancora aperta nella comunità e quanto accaduto ieri conferma che questi episodi di ingiustificabile e incomprensibile violenza debbano mettere in moto una seria riflessione su quello che sta succedendo tra i nostri giovani. La pandemia ha sicuramente esasperato dinamiche già presenti nella società, ma senza scuola, sport, spazi culturali e di socialità, la violenza non può diventare l’unica risposta ai bisogni dei ragazzi e delle ragazze. Se non saremo in grado di rimettere al centro del dibattito politico i giovani e le giovani, il loro presente e futuro, rischiamo di perdere un’intera generazione nella banalità del male.”

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.
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