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Latina, colpisce in testa col calcio della pistola la madre dei suoi figli: arrestato

Un 58enne invece è stato allontanato dalla casa familiare per atti persecutori nei confronti della ex

Latina  – La Polizia di Latina, con il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Latina guidata dal Procuratore Capo Giuseppe De Falco e dal Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza, prosegue nella propria attività di tutela delle fasce deboli.

In tale contesto nel pomeriggio di ieri, 21 aprile, i poliziotti della Squadra Mobile hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Latina e arrestato un 46enne.

L’arresto operato dai poliziotti della Squadra Mobile è conseguente a una vicenda che risale al marzo del 2019. All’epoca la compagna dell’uomo denunciò di essere vittima di ripetute violenze, subite da anni, che in una circostanza l’avevano costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Ai sanitari aveva però riferito che le lesioni erano dovute ad un incidente domestico.

Nel corso della denuncia la donna aveva inoltre specificato di essere stata a più riprese minacciata anche con le armi dal fidanzato, il quale in una occasione l‘aveva addirittura colpita in testa con il calcio di una pistola.

Immediatamente per la donna ed i suoi figli venne applicato il previsto protocollo di tutela, trasferendola presso una dimora protetta al fine di salvaguardarla dalle azioni del compagno.

Al termine delle formalità di rito l’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Latina a disposizione della competente autorità giudiziaria.

Sempre nel pomeriggio di ieri, gli agenti della Squadra Mobile hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione dell’allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento alla parte offesa nei confronti di un 58enne.

L’attività di indagine ha avuto origine a seguito della denuncia sporta dalla ex moglie dell’uomo, che aveva dichiarato come l’uomo si fosse reso responsabile nel tempo di una serie di atti persecutori, che andavano dalle ingiurie, alle minacce e alle lesioni personali, cagionandole in una occasione un trauma cranico e altre lesioni giudicate guaribili in sette giorni.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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