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Maccarese, alla processione di San Giorgio cartelli contro Papa Francesco “l’eretico”

"Al rogo la Pachamama con il suo falso Papa": il riferimento è al Sinodo sull'Amazzonia del 2019

Fiumicino – “Viva San Giorgio al rogo la Pachamama con il suo falso Papa. Nel nome di Gesù, o San Giorgio, difendi Maccarese dal demonio”. Questa la scritta apparsa sui cartelli disseminati lungo il percorso della processione di San Giorgio, che la Chiesa ricorda ogni anno il 23 aprile, giorno – tra l’altro – dell’onomastico di Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio. Fogli che hanno un chiaro riferimento a quanto accaduto nel 2019 durante la celebrazione del Sinodo per l’Amazzonia, svoltosi in Vaticano per volere di Papa Francesco, il quale fu accusato di eresia.

In quelle settimane, infatti, gli indigeni del Sudamerica vennero a Roma per prendere parte ai lavori dell’assemblea dei vescovi. Una cosa piuttosto normale, visto che erano proprio loro i diretti interessati. A molti cristiani non piacque però il loro “abbigliamento” con copricapi piumati, gonnellini e pellicce. Molti definirono la loro presenza nella basilica vaticana come una “profanazione della tomba dell’apostolo Pietro“. Ma non solo.

Nello stesso periodo, nella chiesa basilica Santa Maria in Traspontina, situata su via della Conciliazione, vennero esposte in una cappella laterale, alcune statue raffiguranti le divinità pagane degli indios americani, tra cui, per l’appunto, la Pachamama, che raffigura la “Madre Terra”. Molti cattolici non video di buon occhio questa scelta: pensarono – erroneamente – che questi idoli venissero venerati alla stregua della Madonna e dei Santi. Ma così non è mai stato.

Le statuette della Pachamama, infatti, come precisato anche da mons. Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito di San Cristobal de las Casas (Messico), “non sono dee; non c’è stato alcun culto idolatrico. Sono simboli di realtà ed esperienze amazzoniche, con motivazioni non solo culturali, ma anche religiose, ma non di adorazione, perché questa si deve solo a Dio”.

“Grande scalpore – aveva scritto il presule su L’Osservatore Romano – hanno suscitato le immagini o figure utilizzate nella cerimonia nei giardini vaticani all’inizio del sinodo panamazzonico e nella processione dalla basilica di San Pietro all’Aula sinodale, alle quali ha partecipato Papa Francesco, e poi in altre chiese di Roma. Alcuni condannano questi atti come se fossero un’idolatria, un’adorazione della ‘madre terrà e di altre ‘divinità’. Non c’è stato niente di tutto ciò“.

“Nella mia precedente diocesi – spiegò -, quando sentivo parlare con grande affetto e rispetto della ‘madre terra’, provavo disagio, perché mi dicevo: ‘Le mie uniche madri sono la mia mamma, la Vergine Maria e la Chiesa’. E quando vedevo che si prostravano per baciare la terra, provavo ancora più disagio. Ma convivendo con gli indigeni ho capito che non l’adorano come una dea, ma la vogliono valorizzare e riconoscere come una vera madre, perché è la terra a darci da mangiare, a darci l’acqua, l’aria e tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere: non la considerano una dea, non la adorano, le esprimono solo il loro rispetto e pregano rendendo grazie a Dio per essa“. Che poi altro non è quello che fece San Francesco d’Assisi nel Cantico delle Creature: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba

È una grande impudenza condannare il Papa come idolatra, perché non lo è stato né lo sarà mai. Al termine della cerimonia nei giardini vaticani, gli hanno chiesto una parola e lui si è limitato a pregare con il Padre Nostro. Non c’è altro Dio all’infuori del nostro Padre celeste“, aveva precisato il presule.

Spiegazioni che a diversi cattolici non sono bastate, tanto da passare all’azione. Le statuette vennero rubate dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina e poi gettate nel Tevere sotto Castel Sant’Angelo. Un’azione deprecabile anche dal punto di vista cristiano, visto che il furto è condannato anche dalla legge mosaica. Con l’intervento dei Carabinieri le statuette furono poi ripescate e restituite.

Questo succedeva tre anni fa. Ritirare fuori questo argomento durante la processione del Santo Patrono non solo è anacronistico e al quanto discutibile, ma lascia anche trasparire una certa ignoranza religiosa da parte di alcuni credenti che, andando contro i principi della loro stessa fede, rinnegano la figura del successore di Pietro, senza il quale tutti i credenti si ritroverebbero senza guida (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 882).

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